Lezioni di Resistenza per le nuove generazioni

Scritto da , 25 aprile 2015
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Oggi 25 aprile riflettiamo sui valori di un tempo in cui ogni cosa sembrava più grande della vita, attraverso le iniziative che punteggeranno questa giornata

 

Di OLGA CHIEFFI

 

 

“La chiusa angoscia delle notti, il pianto

delle mamme annerite sulla neve

accanto ai figli uccisi, l’ululato

nel vento, nelle tenebre, dei lupi

assediati con la propria strage,

la speranza che dentro si svegliava

oltre l’orrore, le parole udite

dalla bocca fermissima dei morti

“liberate l’Italia, Curiel vuole

essere avvolto nella sua bandiera”:

tutto quel giorno ruppe nella vita

con la piena del sangue, nell’azzurro,

il rosso palpitò come una gola.

E fummo vivi, insorti con il taglio

Ridente della bocca, pieni gli occhi

Piena la mano nel suo pugno: il cuore

D’improvviso ci apparve in mezzo al petto.”

Negli ultimi versi della poesia 25 aprile di Alfonso Gatto, la conquista della gioia, ottenuta attraverso il martirio della stessa.La storia umana continua nel suo sviluppo, imperterrita, la perdita della gioia, la perdita dei primordi, attraverso la guerra. Ma la gioia per converso, in quanto sottratta alla storia, può rivelarsi la cosa più serbata, più intatta e segreta. L’uomo che diviene capace di acquistare gioia, di vestirsi di quest’abito cosmico, diviene capace di origine ed è quest’uomo nuovo che dovremmo ricercare in questo giorno. Un giorno, il 25 aprile, per andare alla ricerca della plenitudo temporis eckartiana: quando il tempo è alla fine, riluce la sua pienezza, quando l’uomo è  alla fine, esplode la sua umanità, che verrà ritrovata cercando una nascita, la ri-nascita, una R(i)esistenza. Quanta distanza si avverte tra le generazioni in questo giorno: cosa vuol dire per un bambino, per un ragazzo, risalire alla Resistenza? Si tratta di una esperienza trasmessa ancora in modo vivo da chi l’ha direttamente vissuta. In un giorno come questo non posso non pensare a mio nonno Italo, a mio padre Berardino, a mia zia Mary  aiutante di campo di mio nonno che si distinse sia come partigiana e staffetta che come infermiera ausiliare, prima donna salernitana ad essere iscritta all’ANPI, a suo marito  Balilla Bordoni partigiano sulle colline di Spello e Acquasparta e, ancora, a mio zio Tommaso Biamonte, inquadrato nella “Brigata d’assalto Garibaldi”, ai racconti di parate, gesti, fasci, camicie nere, culto del “duce”, militarismo, Impero: parole e immagini di soli settant’anni fa, che sembrano, però, uscire da un mondo lontanissimo, o addirittura da una fantasia grottesca. Come spiegare ai giovanissimi la Resistenza, l’impresa storica di un popolo compiuta per libera scelta di milioni di uomini e donne semplici, che di essa furono protagonisti in senso pieno, creatori e corresponsabili. Non una decisione imposta, ma una scelta contro ciò che veniva imposto; non l’inquadramento forzato in un esercito istituzionale, per una guerra decisa dall’alto, ma la costruzione volontaria di un esercito dal nulla, di un esercito di liberi e uguali. Una disciplina ferrea, ma derivante dalle esigenze della lotta liberamente intrapresa, e costantemente corretta e rafforzata dal carattere collettivo delle decisioni. Una democrazia piena, vissuta come costante compartecipazione di tutti ai problemi, e alle scelte, collettivi: la democrazia più piena e più alta, che la storia d’Italia abbia mai conosciuto. Non deve essere retorica, non è agiografia, sono i tratti caratteristici della Resistenza, così come è stata vissuta da “un popolo alla macchia”, da un popolo che si è dato organizzazione, strutture militari e politiche, giornali, codice civile e morale, senza l’intervento di apparati coercitivi separati dal popolo stesso, anzi, contro il potere armato esistente. Come raccontare semplicemente tutto ciò alle giovani generazioni? Forse facendo sfilare la banda alle 8 di mattina sulle note di Bella Ciao, come accadrà a Vietri sul Mare, in piazza Amendola con la banda “Città di Vietri sul Mare” diretta dal maestro Aniello Ronca e a Salerno, con le deposizioni delle corone di alloro ai caduti, al partigiano tenente Ugo Stanzione, alle Medaglie d’oro della nostra Resistenza, per poi ascoltare il concerto dell’Orchestra di fiati, e ancora visitando insieme al Presidente della Provincia Giuseppe Canfora,  alle ore 12 il Cimitero degli Inglesi a Bellizzi, dove riposano circa 1850 soldati morti per la libertà, o interessando gli alunni delle scuole a riflettere su questa giornata, rendendoli coscienti del significato di questa giornata, come è avvenuto a Pontecagnano Faiano ieri mattina. La giornata aprirà l’occhio e la mente a tensioni più segrete: segni intensamente materiati che, rielaborando dati della storia, della memoria, testimonianze, si fanno discorso raggrumato in apparizione lancinante. “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione”. (Piero Calamandrei “Discorso sulla Costituzione” 1955).

 

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