L’ex procuratore Greco ci scrive: ecco i mali della giustizia

Scritto da , 22 febbraio 2015

A mio avviso, in un momento storico come questo che il Paese sta attraversando, la Magistratura Italiana e il mondo intero della Giustizia hanno bisogno di un momento attento e compiuto di riflessione che sia scevro da ogni forma di ipocrisia e consapevole della essenziale ed imprescindibile valenza costituzionale ed istituzionale della Funzione della Giustizia che, dico subito, io preferisco chiamare del “Servizio Giustizia”. Oggi viviamo un’epoca in cui il Patto Sociale tra cittadini è saltato perché nessuno rispetta più i diritti dell’altro e, quello che è peggio, nessuno sente di doverli rispettare, avendo maturato la rassegnata convinzione che alla fine il mondo va così, malgrado te, gratificando e premiando solo l’avventuriero e lo spregiudicato arrampicatore senza scrupoli, tassando e tartassando chi cerca di mantenersi onesto, ma senza neanche più la voce necessaria per farsi sentire; quante volte abbiamo ricevuto l’assurda ed equivoca richiesta: “vorrei solo che il Giudice si leggesse le carte”, che spaziava da una ipocrita e non confessata preghiera di raccomandazione al timore di non essere considerati in un confronto con chi, magari anche a torto, veniva considerato più in vista, ma sempre – ed è questo il dato più grave – nella più convinta e passiva acquiescenza ad un maledetto ed ineluttabile “sistema” che così funziona, nel quale anche la causa e il processo vivono di privilegi, di santuari e di raccomandazioni tant’è che di fatto, e come si fa a negarlo, la Giustizia non funziona e se ne dà la colpa alla prescrizione, all’amnistia, all’indulto, ai tempi biblici dei gradi di Giurisdizione nei quali l’onesto e l’anonimo restano e resteranno inevitabilmente schiacciati da una macchina togata, che avrà pure applicato tutte le regole, ma non avrà rispettato i principi fondamentali dello “honeste vivere” e, ancora peggio, non li avrà neanche considerati come persona umana, come famiglia, come impresa: comunque come cuore pulsante di una società che, anche per questo, si sta disgregando. Ed è proprio contro questa acquiescenza, sentimento che pervade tutti gli strati sociali, che inquina il comune sentire di un intero popolo abbassandone il livello di legalità oltre misura, che il mondo della Giustizia e, in primis, la Magistratura deve insorgere, ma – a mio avviso – può riuscirci soltanto mostrando facta concludentia con i suoi comportamenti concreti e deve farlo non per difendere o per legittimare se stessa, ma solo e semplicemente per fare pienamente ed in modo incisivo il proprio dovere di fronte alla disgregazione di quel Patto Sociale di cui ho detto prima essendo questo il suo compito precipuo nell’architettura costituzionale di un Paese Democratico in uno Stato di Diritto, o meglio, in uno Stato Sociale di diritto che deve agire e reagire alla patologia che affligge il sistema il quale non può essere curato (sarà meglio dire non può essere più curato) con palliativi, con continue, settoriali e scoordinate disposizioni di emergenza le quali ci hanno rassegnato, ormai da decenni, ad uno (S)stato di perenne emergenza che finirà così per muoversi verso derive autoritarie: il tutto in un contesto costituzionale-democratico che scrive già per la Magistratura un intero titolo della Carta Costituzionale e le assegna proprio il compito di sanare le fratture del Patto Sociale tra i cittadini, figuriamoci quando, come oggi, la frattura diventa di Sistema. Ecco, allora, la Giurisdizione come servizio per la comunità: Servizio che si interpreta con la comprensione di chi ti mostra e ti dimostra uno Stato che ti comprende e che è pronto e disponibile a recuperarti per la tua Funzione Sociale, Servizio che si interpreta giorno dopo giorno andando verso i cittadini ed i loro problemi, le loro necessità e le loro miserie e non soltanto con le enunciazioni, non con i discorsi e le formule di stile, non con la burocratica e magari corretta applicazione delle leggi e delle regole, non con il bilancino del farmacista che non è la bilancia della Giustizia, non con il bisturi del chirurgo che nella asetticità di una sala operatoria taglia e caustica una parte malata, non con l’ingegneristica composizione dei sistemi legislativi e neanche con il tintinnio delle manette, ma solo e sempre con la saggezza e la disponibilità di chi ti dimostra di volerti ascoltare e non di farsi soltanto ascoltare. Ecco, questa è la Giurisdizione, Servizio per i Cittadini, come la ho vissuta e maturata e come ho cercato di interpretarla per ben oltre quaranta anni, giorno dopo giorno. Ma mi sembra ora di aver raccontato un mio sogno e non vorrei che i miei figli, come tutti i figli di questo tormentato, meraviglioso Paese, continuassero a vivere solo un sogno.

Alfredo Greco

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