L’ex boss Pasquale Galasso ora vuol fare l’imprenditore

Scritto da , 24 Agosto 2015
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di Carmine Pecoraro

Pasquale Galasso, il boss imprenditore pentito da 23 anni, è libero da tempo ed ora vuol riprendere l’antica attività di famiglia: quella del commercio. Vorrebbe gestire alcuni supermercati nella Valle dell’Irno, zona dove l’ex padrino avrebbe già affittato una villetta che si trova nelle vicinanze di un’uscita della superstrada Salerno-Avellino e che nei giorni scorsi sarebbe stata visionata da alcuni dirigenti della Dda, tra cui un alto ex funzionario della Questura di Napoli che lo sta seguendo 24 ore al giorno da circa due anni. Nella zona – per motivi di sicurezza – saranno anche posizionate dalle telecamere, giustificandole col fatto che nel paese vi sono diversi esercizi commerciali, uno dei quali attraverso un prestanome sarebbe controllato dallo stesso Pasquale Galasso.
In quell’area, nei giorni scorsi, è stato visto per alcuni giorni anche un furgoncino bianco che secondo alcune persone ha girato tutti i paesi del comprensorio.
La famiglia Galasso, a Poggiomarino e nell’Agro nocerino sarnese, per anni ha gestito diversi esecizi commerciali, la concessionaria Iveco oltre a lavorare nel settore immobiliare ed in quello agricolo. Attività che secondo alcuni servivono a riciclare i soldi sporchi della camorra.
La famiglia tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta aveva accumulato un patrimonio pari a 1500 miliardi, secondo solo a quello di Toto Riina. Poi l’arresto a Nocera Inferiore il 9 maggio del 1992 da parte dell’allora capitano della compagnia di Nocera Inferiore Sergio Pascali, oggi generale e comandante nazionale del Noe, il nucleo operativo ecologico.
Un pentimento, quello del “dottore” (così veniva chiamato Pasquale Galasso in quanto gli mancavano solo 3 esami per conseguire la laurea in medicina, nda) cominciato poco dopo l’ arresto, grazie all’opera di persuasione dello stesso Pascali e del magistrato Alfredo Greco e di altri magistrati della Procura di Napoli.
Pasquale Galasso, fino ad allora “numero due” e mente finanziaria della cupola della camorra guidata da Carmine Alfieri, ricchissimo, temuto e potente, in affari e in contatto con politici e imprenditori, decide di collaborare con la giustizia. Racconta per filo e per segno tutta l’organizzazione nelle province di Napoli, Caserta e Salerno. Delinea gli scenari degli appalti, dei subappalti, del movimento dei pacchetti di voti. E si “canta” il suo gran capo, arrestato anche lui dai carabinieri pochi mesi dopo. A guidare i dodici militari – ribattezzati “quelli della sporca dozzina” – che, alle quattro del mattino, fanno irruzione in una casa colonica di Saviano per arrestare Carmine Alfieri, protetto da due guardaspalle, c’è un giovane capitano,Pasquale Angelosanto, allora 30enne, in servizio a Pomigliano d’Arco, comandante del nucleo operativo del gruppo “Napoli due”, allievo dell’Accademia, laureato in giurisprudenza, la fama di investigatore abile ed intelligente, aveva inseguito per anni la “primula rossa” della camorra, sfuggitagli più volte e sempre per un pelo. Angelosanto fu poi trasferito e come Pascali ha fatto carriera. Fu trasferito a Roma, alla direzione centrale dei Ros. Lì lo vollero l’allora colonnello Mario Mori e il generale Giuseppe Subranni, per continuare a seguire le rivelazioni di Pasquale Galasso. Oggi Pasquale Angelosanto, dopo aver guidato il comando provinciale di Reggio Calabria ,è generale ed è il numero due nazionale dei Ros. Un camorrista che Angelosanto (avevano in comune il nome) conosceva bene e sul quale aveva indagato a lungo, quand’era a Pomigliano d’ Arco. Aveva capito, all’ indomani dell’arresto, che avrebbe cominciato a collaborare. E lo aveva più volte incontrato, vincendo le ultime ritrosie. Un lungo pentimento e i primi risultati: dapprima l’arresto di Alfieri, poi le rivelazioni sui rapporti con i politici.
Ricco e potente, Pasquale Galasso. Un “padrino” da 1.500 miliardi di lire, secondo stime approssimate per difetto agli inizi degli anni Novanta. A capo di una holding che spazia dal settore immobiliare a quello della commercializzazione degli autoveicoli industriali, dalle finanziarie a quello agricolo a quello dei supermercati  al turismo. Sembra che abbia ancora in gestione dei villaggi turistici in Calabria anche per il legame con una donna di Salerno.
Pasquale Galasso, inoltre, aveva  il pallino dei tesori d’arte: nella sua mega-villa di Poggiomarino (oggi sede di una compagnia della guardia di finanza) fu addirittura trovato e sequestrato il trono di “Franceschiello”, ultimo re delle Due Sicile, scomparso dalla reggia di Capodimonte. E a Novara, lo scorso anno, la Finanza gli ha sequestrato un castello ottocentesco, “Villa Bretta”, già proprietà dei marchesi Solarioli di Briania, 45.000 metri quadri di bosco e veduta sul lago. Oggi da uomo libero Pasquale Galasso vuol fare l’imprenditore gestendo alcuni supemercati nella Valle dell’Irno, il tutto salvo imprevisti, dovrebbe accadere già dal prossimo 31 agosto.

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