L’evoluzione della Musica: le dieci Sonate per violino e pianoforte di Beethoven

Scritto da , 29 Gennaio 2019
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Questa sera, alle ore 21, il primo appuntamento con il violino di Alberto Maria Ruta e il pianoforte di Matteo Fossi

 Di LUCA GAETA

In occasione del ciclo di concerti che si terranno a partire da questa sera a Salerno, presso il Teatro Diana, all’interno della sala Pasolini, interamente dedicati alle sonate per violino e pianoforte di Beethoven, abbiamo incontrato uno fra gli interpreti di questo progetto musicale, il violinista Alberto Maria Ruta.

Maestro Ruta, lei ha studiato con il grande didatta napoletano, il violinista Giovanni Leone. Quale ricordo conserva del suo maestro?

Ho avuto la fortuna di studiare e diplomarmi sotto la guida del maestro Leone. È stato un grandissimo didatta, basti ricordare che uno degli alunni del maestro Leone è stato il grande Salvatore Accardo. Oltre alle lezioni di violino, con il maestro avevamo un rapporto speciale, spesso andavamo ai concerti insieme. Vorrei che la sua figura, di violinista e didatta, venisse celebrata e ricordata per il suo altissimo valore culturale ed umano. Spesso penso ad un evento celebrativo, magari invitando i suoi ex allievi, proprio per mantenere viva la memoria e l’esempio di questo grande didatta napoletano.

Stasera prenderà il via, presso il Teatro Diana a Salerno, all’interno della sala Pasolini, una rassegna di musica da camera interamente dedicata alle Sonate per violino e pianoforte di Beethoven. Come mai la scelta di una monografia interamente dedicata a Beethoven?

Beethoven è uno di quegli autori che hanno avuto un’evoluzione stilistica quanto mai complessa e ricca di sfumature. Questo è riscontrabile all’interno di quasi tutti i generi con i quali il grande compositore tedesco si è cimentato, dalle Sonate per pianoforte, a quelle per violino e pianoforte, dalle Sinfonie, ai Quartetti per archi. Un’operazione del genere, oltre al grande valore artistico, pone l’interesse soprattutto su questo aspetto e cioè, avere la possibilità di percepire questa evoluzione stilistica, di linguaggio, ma anche timbrica. Questa per è la quarta volta che affronto questo ciclo di concerti interamente dedicati alla figura di Beethoven e delle sue Sonate per violino e pianoforte.  Sarò in duo co tre pianisti diversi. Stasera eseguirò le sonate n°1, 2 e 9 con Matteo Fossi, il 26 incontrerò sulle pagine della terza, la quarta, la quinta e l’ottava Giuseppe Fausto Modugno, il 26 marzo, invece suonerò con Dario Candela la sesta, la settima e la decima. La chiusura di questa rassegna mi vedrà il 30 aprile sempre in duo con Dario Candela, cui si aggiungerà la voce di Sandro Cappelletto per un suo progetto speciale dedicato a Gerardo Marotta: “Mozart la conquista della dura libertà”

Oltre alla attività di concertista, lei si dedica molto anche all’attività didattica. Come è cambiata secondo lei la percezione dello studio da parte dei giovani?

L’approccio alla musica e quindi allo studio della musica è cambiato sicuramente rispetto anche a vent’anni fa. Sostanzialmente perché è cambiato anche il percorso di studi, che pone l’attenzione su molteplici aspetti della musica. Se questo da un alto è sicuramente un bene, dall’altro potrebbe togliere tempo vitale allo studio dello strumento. Ovviamente questo è un discorso generale, la volontà di ogni singolo studente e la professionalità di ogni singolo docente fanno senz’altro la differenza.

Lei è il primo violino è fondatore del Quartetto d’archi Savinio. Quali saranno i prossimi impegni per questa formazione cameristica?

Stiamo lavorando ad un’importante registrazione, quella del quintetto di Weber per clarinetto e quartetto d’archi e poi tutta una serie di concerti di cui a breve pubblicheremo le date sul nostro sito.

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