Lettura e musica con “La Maschera della Morte Rossa”

Scritto da , 1 Aprile 2019
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Questa sera, alle ore 20,30, concerto inaugurale nella Chiesa di Santa Maria della Lama, della rassegna promossa dall’Associazione Culturale Arechi, che vedrà in scena il violista Sergio Caggiano, il fisarmonicista Ezio Testa e l’attore Andrea Palladino

 Di OLGA CHIEFFI

L’idea di creare una serie di allestimenti, di “capitoli” tratti dal mondo della letteratura in cui la voce narrante è accompagnata dalla musica, è nata dall’ incontro di tre artisti appartenenti all’ambiente salernitano, due musicisti, il violista Sergio Caggiano, il fisarmonicista Ezio Testa e un attore, Andrea Palladino. Questa sera, in nella chiesa di Santa Maria della Lama verrà “letto” il primo capitolo  di una serie di incontri dal titolo “Letteratura e Musica”, una rassegna promossa dall’Associazione Culturale Arechi, dedicato ad Edgar Allan Poe e al più amato dei suoi racconti, “La maschera della morte rossa”. I toni e le atmosfere del celebre racconto,  vengono   restituiti   dalla​ drammaticità della viola e della fisarmonica che assumeranno aspetti ironici e beffardi, raggiungendo le tinte più inquietanti. Il “chiuso” del castello appare come una prigione in cui la vita si svolge in maniera molto differente da come avverrebbe fuori nella normalità. In effetti, all’interno della fortezza si trova solo una ristretta cerchia di privilegiati che vive nel lusso e nella felicità ma che deve anche nutrirsi di scorte di cibo accumulate in precedenza e che non può avere alcun contatto col mondo esterno. Questa situazione si mantiene inalterata finché non avviene un fatto che stravolge l’ordinario, e che consiste nel grande ballo in maschera a cui partecipano, chiaramente, solo tutti coloro che si trovano all’interno del castello. In questa occasione si muta la situazione generale con l’ “interno” che diviene uguale a ciò che prima era tenuto fuori. Edgar Allan Poe descrive una situazione carica di significati simbolici e psicologici che s’attagliano alla perfezione alla nostra attualità. Poe tocca un archetipo ed è per questo che la narrazione, sebbene breve e generica, colpisce nel profondo. Il principe Prospero, uomo energico e baldanzoso, a seguito d’un’epidemia di peste nel Paese, decide di rinchiudersi con mille dei suoi più sani e vigorosi amici in una abbazia fortificata, lasciando al loro destino le genti più umili. Tra feste in maschera e gozzoviglie varie, la vita scorre spensierata. Nell’ala della costruzione dove il principe aveva fatto allestire sette stanze, ognuna di un colore particolare, ce n’è una con drappeggi di velluto tutti neri, ma con le finestre di un colore rosso sangue. Un gigantesco orologio d’ebano scandisce le ore conviviali. Ad ogni battito d’ora, la comitiva rabbrividita si ferma il tempo necessario a far sì che il suono della pendola svanisca, per poi riprendere la baldoria dopo un breve attimo di meditazione. Una sera è individuato tra gli ospiti un mascherato, vestito d’un sudario e una maschera “spruzzata di scarlatto”, riproduzione affatto veritiera d’un volto colpito dalla “morte rossa”. La peste entra nel beato isolamento e fa strage portandosi via le vite dei gaudenti e del principe, che cerca invano di pugnalare l’ospite. La maschera della morte rossa è il male che diventa tanto più inesorabile quanto più è grande l’egoismo di chi crede di sfuggirgli. La metafora, seppur d’effetto, è di facile lettura. Chiunque partecipi alla vita collettiva confidando di rinchiudersi nel proprio egoistico tornaconto  è un illuso e, tutto sommato, un incompetente. Non solo la storia insegna, ma anche il nostro presente. Coloro che credono di poter vivere meglio pensando solo a se stessi abbandonando o, addirittura, sfruttando senza scrupoli il prossimo, dovranno ricredersi e pagare un conto salatissimo alla fine dei giochi. Concluso il racconto  a seguire ci sarà un altro intervento di circa trenta minuti, questa volta interamente affidato al duo di musicisti Caggiano-Testa che propongono il repertorio più classico da Bach a Reger, passando per Alan Abd El Monim, a quello più moderno della musica tanguera e di carattere, Piazzolla, Galliano,Gardel, Hermosa.

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