L’essenza della didattica dell’armonia

Scritto da , 6 marzo 2016

 

Successo per la presentazione dell’ultimo lavoro del M° Giusto Pappacena “Quaderno di Teorie e tecniche dell’Armonia” pubblicato dalle edizioni Santarpino

Di FRANCESCA GIUGLIANO

 

«Non é stata una semplice presentazione del nuovo manuale “quaderno di Teorie e Tecniche dell’Armonia” di G. Pappacena, quella che si é tenuta ieri nella sala concerti del Conservatorio di Musica di Salerno. All’interno di una tre giorni del Master sull’Analisi e forme della musica, tenuti dai  docenti Baroni, Pozzi e Lo Canto, fortemente voluto dal referente del Dipartimento di Teoria, Analisi e Composizione, M° Catello Gallotti, l’intervento del M° Pappacena ha aperto un vero e proprio dibattito sul modo di concepire l’armonia e su come insegnarla e trasmettere la passione della musica agli alunni. Se i programmi ministeriali impongono un avvicinamento dei Conservatori alle realtà universitarie – quasi oggi i due mondi si fondono e si confondono, voltando le spalle alla lectio dei grandi Maestri della vecchia guardia, dove il sapere coincideva col saper fare – e se questa tendenza mitteleuropea sembra ammiccare a un sapere teorico – analitico, il lavoro di Pappacena ci riporta coi piedi per terra. Fiero di essere un “padre di famiglia” per i suoi allievi – convenendo con l’intervento del collega M° Adio Loffredo – Giusto Pappacena ha fornito ancora una volta un valido sussidio per l’apprendimento dell’armonia, mettendo “le mani in pasta” sugli argomenti di studio tradizionali ma con lo sguardo rivolto alle nuove istanze sensibili al funzionalismo, che egli stesso ritiene fondamentali per una visione più ampia e completa dello studio armonico-compositivo, non per questo però rinnegando il passato. Questa terza edizione del libro è quindi una perfetta sintesi dei primi due fortunati volumi: l’intervento del collega M° Antonello Mercurio e dello stesso direttore M° Imma Battista hanno appunto ricordato e sottolineato la validità del lavoro didattico che Pappacena ha saputo offrire ai suoi allievi e allo studio della musica durante questi anni di insegnamento al Conservatorio di Salerno. Ma non solo. L’incontro ha suscitato un vivo interesse e le domande, le curiosità in merito alle considerazioni forti del Pappacena, non si sono fatte attendere: a una domanda del prof. Mario Baroni – che con grande cordialità chiedeva se non fosse il caso di orientarsi in seguito verso uno studio degli stili – ha risposto il M°  Catello Gallotti che manifestava le sue perplessità in generale sullo studio degli stili: “Se parlassimo di contrappunto” aggiunge “a quale contrappunto dovremmo rivolgerci? A quello di Fux? A quello di Palestrina?”. Il M° Giusto Pappacena sottolineava che è il lessico base – massimo comun divisore – è quanto ci si deve porre come conoscenza fattiva; sostenendo in maniera convinta che i due mondi, quello del Conservatorio e quello dell’Università (che il Maestro conosce perfettamente) lungi da qualunque idea di ‘scontro’, hanno da completarsi a vicenda restando però opportunamente distanti. Qualunque tentativo di unificare in un solo terreno i due mondi si è già rivelato fallimentare. Ecco dunque l’intentio di un lavoro principalmente didattico: quella di fornire agli utenti – nel senso stretto del termine – i mezzi necessari per apprendere e amare, nello specifico, la musica.E stavolta, nella prefazione, la parola viene data proprio a loro: i diretti interessati, gli alunni, veri sperimentatori di un metodo didattico che ha fatto di una scuola, quella napoletana, la scuola del fare Musica.»

 

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