Ideal Standard: L’Energy Plus sapeva dell’indagine

Scritto da , 11 febbraio 2017

di Andrea Pellegrino

Gli ex operai dell’Ideal Standard attendono ancora una risposta dopo le loro denunce. Soprattutto ora che sono stati avviati dei lavori nell’area dell’ex opificio industriale. Nel mentre non si sa ancora se le loro denunce, ossia se nel sottosuolo c’è amianto interrato o meno, corrispondano al vero. S’attende la Procura della Repubblica che sul caso ha aperto un fascicolo, avvisando – attraverso il Noe – il 18 aprile scorso, sia l’allora proprietà (l’Energy Plus) che quella l’attuale (Sab Immobiliare di Salvatore Barbato), che in alcune vasche di cemento presenti all’interno dell’area siano stati interrati, antecedentemente al 2004, materiali contenente amianto. Tutti sapevano, dunque, e tutti sanno. L’atto di compravendita risale al settembre 2016; poco dopo – ad ottobre – la nuova società ha già l’autorizzazione da parte del Comune per procedere ai lavori. Così di recente l’area è stata recintata ed alcuni mezzi – così come segnalato su queste colonne e da LiraTv nei giorni scorsi – hanno iniziato gli interventi di pulizia. La Cisl e l’Adicosum, promotori del primo esposto, sollecitano la Procura. Alla base c’è il serio rischio che «si possa cancellare il corpo del reato». Ed a questo punto, considerato quanto scritto nell’atto di trascrizione del notaio Francesco Ragonese, consapevolmente. Tant’è che, in considerazione proprio dell’indagine in corso, il venditore e l’acquirente mettono nero su bianco i termini per l’eventuale bonifica: «La parte venditrice si è obbligata a tenere indenne la parte acquirente dagli oneri di bonifica che dovessero eventualmente gravare su quest’ultima in relazione ad eventuali specifiche risultanze dell’indagine». Così poi di seguito, fino a definire le modalità anche di scelta per la ditta che dovrà interessarsi all’eventuale bonifica. Ma se dall’atto viene fuori la consapevolezza di una inchiesta in corso, i cui risultati sono attesi con ansia dagli ex lavoratori, dall’altro lato non si comprende l’intervento in corso nella zona attenzionata dal Noe e quindi dalla Procura della Repubblica. Allo stato, secondo quanto dichiarato dalla Cisl e dall’Adiconsum, il procedimento non dovrebbe essere archiviato ma s’attendono comunicazioni più precise. Ma ancora ci sarebbero altri due elementi: una attestazione dell’Asl rilasciata l’11 luglio del 2013 di “sito bonificato da materiale contente amianto” che contrasterebbe notevolmente con le denunce dei lavoratori, capaci di indicare i luoghi precisi dove è stato interrato il materiale ed un vincolo sull’area posto dalla vecchia proprietà che scadrebbe nel dicembre 2017. Insomma, una vicenda tutt’altro che chiara che attende che venga fatta luce. Non fosse altro per le numerose denunce presentate dagli ex lavoratori, in memoria anche di quanti si sono ammalati e purtroppo deceduti negli ultimi anni. E l’elenco è davvero tristemente lungo.

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