Lello Arena si racconta: “Io, Totò, Peppino e il mio amico Massimo”

Scritto da , 11 Luglio 2020
image_pdfimage_print

di Monica De Santis

Raffaele Arena, classe 1953, è chiamato da tutti Lello. Nato a Napoli, ma poi trasferitosi a San Giorgio a Cremano, nonostante i successi nel rugby il suo sogno è diventar attore. A 13 anni, nel teatro parrocchiale incontra Massimo Troisi, diventano amici ed insieme iniziano la lunga gavetta che li porterà al successo con il trio “La Smorfia” del quale faceva parte anche Enzo De Caro. Oggi a 67 anni, Lello Arena è tra gli attori italiani più apprezzati e stimati, un esempio da seguire per i tanti giovani comici napoletani che a lui si ispirano e cercano di carpire i segreti del suo successo. Un successo ottenuto con tanto lavoro, tanta professionalità ma anche tanta umiltà, perché una cosa è certa Lello Arena non si è mai montato la testa. Ma come ha vissuto questo lungo periodo di quarantena…. “Ho cercato di rimanere lucido e freddo, era necessario per garantire non solo la mia sicurezza, ma anche quella della mia famiglia e degli altri. E’ stato un periodo difficile e sofferto. I teatri chiusi, colleghi disperati che mi chiamavano. Ho cercato di mediare, di ascoltare tutti coloro che mi contattavano e di dare man forte a tutti. Uniti è più facile, uniti si superano tutte le battaglie”.

Ha dovuto annullare o rinviare qualche progetto a causa del Covid19?

“Eravamo in tournèe con ‘Parenti serpenti’ e poi mi mancavano le ultime repliche di ‘Miseria e nobiltà’. In tutto un mese, un mese e mezzo di lavoro saltato per due compagnie. Spero solo di poter recuperare queste date, ma questo dipende ovviamente dai vari circuiti di distribuzione e dalle regole che verranno imposte. Sull’altro fronte, quello televisivo, invece ho proseguito, anche a distanza, la mia partecipazione a ‘Che tempo che fa’ con Fabio Fazio e a ‘Propaganda Live’. E questo è stato un buon modo per continuare a mantenere un contatto con il pubblico”

In questi tre mesi ha pensato a nuovi progetti, nuove idee?

“Più che a nuovi progetti, ho pensato alla ripresa. Adesso è il momento in cui dobbiamo essere capaci di rimodulare la nostra attività in base a ciò che ci viene detto, alle regole che ci vengono date. Al momento i teatri posso contenere solo un numero ridotto di spettatori, questo vuole dire che non si può pensare di allestire spettacoli con molti attori e con costi troppo alti. Bisogna rimodulare il tutto, programmare spettacoli, di buona qualità, ma che abbiano costi sostenibili per i teatri, così da far sì che il settore riparta”.

Non crede il pubblico possa avere paura di tornare a teatro?

“Certamente, infatti la cosa più importante in questo momento credo che sia quella di tranquillizzare il pubblico, di far capire che come si può andare in aereo si può anche andare in teatro senza correre nessun rischio, perché i gestori dei teatri sapranno far rispettare tutte le norme igienico-sanitarie e quindi garantire la sicurezza di tutti. Infondo è una cosa che si sta già facendo. Lo vedo al Napoli Teatro Festival. Gli organizzatori sanificano tutto ogni giorno, prendono la temperatura agli attori e al pubblico. Le sedie sono distanziate così da evitare di stare uno troppo vicino all’altro. Ecco questo è un bel modo di prendersi cura del proprio pubblico e così dovrebbe essere sempre e questo messaggio bisogna farlo arrivare agli spettatori, così che possano tornare ad assistere agli spettacoli senza nessuna paura”.

Ha in programma spettacoli per quest’estate?

“No, l’unica cosa è una lunga manifestazione che si terrà a Piazza del Plebiscito a Napoli, dove si sta realizzando il più grande teatro all’aperto. Saràuna bella rassegna di teatro e musica.

Diversi anni fa ha scritto un libro dedicato a Totò e Peppino. Nell’introduzione del libro si rivolgeva a loro chiamandoli zio Totò e zio Peppino, ma cosa rappresentano veramente per lei?

“Tutto. Sono due grandissimi artisti. Due comici inarrivabili. Hanno avuto solo la sfortuna di nascere in Italia. Se fossero nati, non lo in America, in Inghilterra, oggi sarebbero conosciuti in tutto il mondo proprio come Chaplin o Stanlio e Ollio. Non sono secondi a nessuno. E’ la coppia più straordinaria che ci sia mai stata. Sono una vera e propria ispirazione per chi vuol far questo mestiere, sicuramente lo sono stati per me, Massimo ed Enzo all’inizio della nostra carriera. Io li ho visti sempre come due zii, due persone di famiglia che mi regalavano e mi regalano ancora oggi, sollievo nelle giornate tristi”.

Ha citato Troisi, non posso non chiederle un ricordo?

“Massimo è una presenza costante, quotidiana. Fa parte delle mia vita, non morirà mai. Lui è un pezzo del mio cuore e resterà sempre vivo grazie ai ricordi dei tanti che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Ogni giorno incontro persone che mi parlano di lui, che mi raccontano incontri, storie su di lui o che mi chiedono a me di parlare di lui. Ecco questo è molto bello, tutto questo affetto che le persone nutrono per Massimo fa si che lui resti sempre vivo e personalmente mi aiuta a sentire meno la sua mancanza. Certo il dolore rimane però un pezzettino di lui resterà sempre con me e con tutti coloro che gli hanno voluto bene ”.

Trova delle differenze tra i comici di oggi e quelli della sua generazione?

“Quando si parla di comicità non c’è nessuna differenza e non si parla di generazione di comici. Il comico vero è quello che fa ridere, se non fai ridere non sei un comico. Qui a Napoli vedo un bel fermento ci sono dei ragazzi molto interessanti, hanno ancora bisogno di crescere, ma credo che riusciranno ad avere un buon successo. Certo fare il comico a Napoli non è cosa semplice. Insomma questa è una città che ha avuto dei comici unici, straordinari, inarrivabili, come ho detto prima. Non solo Totò e Peppino, non solo Massimo, ma anche Taranto, Tina Pica, De Sica, solo per citarne alcuni. E’ una tragedia fare il comico a Napoli, perché la gente fa sempre i paragoni. Se invece sei di una piccola cittadina del nord e decidi di fare il comico è sicuramente più facile, non cresci col continuo confronto con dei mostri che sai bene non riuscirai mai ad eguagliare”.

Ha un sogno nel cassetto?

“Ho un cassetto. Ma è sempre abbastanza vuoto. Ogni tanto ci metto un sogno dentro ma poi si svuota immediatamente. Non penso a sogni che sono solo miei, penso ad occasioni a cose da fare in gruppo, così è più facile da realizzarle e fortunatamente fino ad oggi ci sono riuscito”.

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->