L’ElettroCardioDramma di Leonardo Capuano

Scritto da , 23 ottobre 2015

 

La II edizione di Voce sola di Vincenzo Albano chiude stasera con questo monologo, materiale per uno spettacolo comico

 

Un personaggio balbuziente, figura tragicomica, non un’invenzione ma un caro amico che di tanto in tanto racconta come gli vanno le cose. Sembrerebbe solo ma non lo è, parla con chi gli fa compagnia da sempre, figure presenti, concrete, come quattro fratelli, la madre, la donna amata, che vivono con lui, parlano attraverso lui, e cercano di risolvere le problematiche della vita di tutti i giorni a modo loro. Vincenzo Albano, direttore artistico e ideatore della rassegna Per Voce Sola, giunta alla sua seconda ha affidato la chiusura di questo seguitissimo cartellone a Leonardo Capuano e al suo ElettrocardioDramma prodotto da 369gradi e Armunia Festival Inequilibrio che andrà in scena venerdì 23 ottobre alle ore 21, sul palcoscenico del Piccolo Teatro del Giullare. Leonardo Capuano balbetta frammenti di vita familiare, forse immaginati da un pazzo o forse no. È quasi una magia. La solitudine di un individuo è portata in scena attraverso un racconto disorganico, un tracciato dal ritmo alterato. Un elettrocardiogramma/dramma, appunto. Una registrazione delle correnti d’azione del cuore, che individua possibili lesioni e alterazioni del ritmo. Un mosaico di pezzi ribelli che in alcun modo si placano o si lasciano incastrare in un racconto univoco e preordinato. Capuano mette in scena il punto di fuga tra normalità e follia con una rara qualità interpretativa permettendo allo spettatore di sbandare e deragliare con lui come se fosse “normale”. Leonardo Capuano in “Elettrocardiodramma” indaga aspetti dell’umanità difficili da trattare: parla l’alter ego dell’attore e, attraverso di lui, prendono vita numerosi altri personaggi che coinvolgono da subito lo spettatore in un viaggio delirante ma verosimile. Si passa dalla richiesta di una medicina, che possa far raggiungere a chi la assume una condizione di equilibrio e stabilità, al tentativo di un suicidio collettivo, che non potrà funzionare. Oltre alle figure famigliari della madre e dei fratelli vengono coinvolti anche Fernando Alonso e Satana che alimentano l’assurdità del racconto, in cui si alternano scene intime e statiche a momenti di dinamicità frenetica, il tutto illuminato da un sapiente gioco di luci di Corrado Mura. Si affronta il disagio psicologico non con pietismo o distacco ma con ironia e tenerezza.  Il testo è tutto in prima persona, ma il personaggio non racconta, parla con ‘gli altri’ e gli altri rispondono. Si assiste così in diretta allo svolgersi della sua piccola e intensa vita. Non si tratta di voci e visioni, ma di figure presenti, concrete (i fratelli, la madre, la donna amata) che vivono e parlano attraverso di lui, affrontando le problematiche di una quotidianitá normale, a tratti deformata dalle sue paure latenti. Dal suo continuo movimento scaturisce energia inesauribile, un andamento serrato, mentre la scrittura rarefatta e puntuale fa emergere dinamiche esilaranti accanto momenti di assoluta delicatezza – “se mi tocchi mi sciolgo, evaporo e poi puoi respirarmi”. Il ‘malato’ nel suo essere tragicomico, come un fool shakespeariano sembra guardare attraverso ed oltre l’oggettivitá delle cose, sembra avere una luciditá superiore e una più libera facoltá di espressione rispetto agli altri – “se esistesse una pillola per l’equilibrio…. beh, la prenderemmo tutti”. Insomma, se di patologia si tratta la causa è certamente una sensibilitá troppo acuta, e il disagio che ne deriva più che quello di un folle sembra quello di un savio in un mondo che tanto saggiamente non va. Impossibile non entrare in empatia con questo buffo e tenero omino vestito da donna, che tutto sommato non sembra poi così distante da qualche parte di noi, quella che di quando in quando fatica non poco a vivere in societá. E il suo concitato “elettrocardiodramma” è una linea a zig zag su cui a tutti capita di sbandare. (o.c.)

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