L’eleganza del Quartetto Bolling

Scritto da , 15 luglio 2017

Il flauto di Antonio Senatore inaugurerà questa sera, alle ore 21, all’Arena Archeologica di Fratte, “ I Concerti d’Estate di Villa Guariglia” in tour

 Di OLGA CHIEFFI

I cancelli dell’Archeologica di Fratte torneranno ad aprirsi per ospitare i “Concerti d’estate di Villa Guariglia in tour” che quest’anno festeggiano la ventesima edizione. Preludio al concerto, affidato al Quartetto Bolling , alle 19, con la presentazione di “Il falsario di reliquie” (edito Tea) di Carlo Animato, di “Il segreto dell’assassino” (Leone Editore) di Ugo Mazzotta e di “La scomparsa di una sciantosa” (edito da Stamperia del Valentino) di Giuseppe Esposito; in un incontro promosso dal Porto delle Nebbie di Piera Carlomagno, con Claudia Izzo ed Alfonso Sarno. Alle ore 21, sarà il suono del flauto di Antonio Senatore con Raffaele Maisano al pianoforte, Marco Cuciniello al contrabbasso e Felice Marino alla batteria, a proporre un florilegio di miniature delle due suite di Bolling. Interessante e di raro ascolto la programmazione di questa serata. Claude Bolling è un nome non nuovo a chi, curiosando nel firmamento musicale in vario modo collegato al “classico”, avrà seguito le evoluzioni del “crossover”, termine che indica quella musica a metà strada tra vari generi, più spesso tra il genere della classica e quello del jazz, ed iniziare una tournèe nazionale che portò la formazione a vincere diversi concorsi di musica da camera. Era il 1976 e già da anni le commistioni trasversali fra generi diversi erano assai diffuse, ma mai fino ad allora un’operazione discografica di questo genere era riuscita a restare per ben due anni in cima alle hit-parade. Il disco in questione era la Suite pour flûte et piano jazz trio, scritta da Claude Bolling per il caposcuola del magistero flautistico francese Jean-Pierre Rampal, in cui si nota la sovrapposizione fra il ritmo sincopato dello swing e il dialogo contrappuntistico fra piano e flauto, di rigorosa ascendenza barocca. Il brano Baroque and Blue, il primo della Suite n.1 per flauto e trio jazz, inaugura la struttura che sarà poi tipica di diverse pagine del compositore francese: lo strumento “classico-tradizionale”, il flauto, dialoga in modo brillante con il pianoforte, attraverso entrate a canone tra i due strumenti; il discorso è solo parzialmente concluso, poiché irrompe il trio jazz con un Blues; il flauto e il pianoforte quindi riprendono il dialogo iniziale, ma con l’aggiunta del contrabbasso e della batteria, quindi il materiale musicale proposto viene rielaborato e sviluppato dai quattro strumenti; infine il brillante tema iniziale viene riproposto, con l’aggiunta di una breve coda finale. Altra caratteristica comune dei vari brani delle Suites di Bolling è la quasi totale assenza di vere e proprie improvvisazioni: pur essendo l’improvvisazione uno degli elementi più caratteristici della musica jazz, Bolling usa quasi sempre scrivere le parti libere, non solo per lo strumento che di volta in volta caratterizza le varie suites (flauto, violino, violoncello, ecc.), la cui parte è destinata a musicisti di formazione classica e probabilmente poco abituati ad improvvisare, ma anche per il pianoforte. Sembra di scorgere in questo una duplice e felice idea: da un lato “ammodernare” in un certo senso la musica classica attraverso gli influssi della musica tradizionale e della musica jazz; dall’altro rendere meno “volatile” il jazz stesso, dandogli una forma più colta sia attraverso l’uso di tratti compositivi classici, ad esempio il fugato, sia attraverso la scrittura delle “improvvisazioni”. Di questa prima Suite ascolteremo oltre Baroque and blue, Sentimentale, Javanaise, Fugace, un vero ricamo sulla oramai bisunta storia dell’incontro tra musica colta e jazz, la celebrata Third Stream Music, su cui sono stati scritti fiumi d’inchiostro. Da questo momento la pista della contaminazione tra i generi cambiò i connotati mediali da stravagante curiosità a fenomeno culturale, cui fu data appunto l’etichetta di “crossover music”. Bolling continuò a produrre le sue divertenti suite su commissione di altri famosi virtuosi: da Pinchas Zukerman a Yo-Yo Ma sino a Maurice André, nacquero così le sue suite per violino, violoncello e tromba, sempre accompagnate dalla tradizionale formazione del trio jazz: batteria, contrabbasso e pianoforte, quest’ultimo suonato sempre dall’autore. L’ Eleganza discreta del lavoro, l’attenzione particolare alle melodie con un’aria di deja vu che mette a proprio agio l’ascoltatore, qualche accenno di blues, una cadenza rinascimentale qui un minuetto là e, naturalmente, la tecnica sopraffina abbinata alla sensibilità dei protagonisti sono le comunicative caratteristiche della prima suite. L’improvvisazione e la variazione rappresentano in musica i percorsi di unità e divergenza di tutti i generi, una “semplice” complessità in cui la manipolazione del materiale sonoro definisce strutture e modelli, la cui interazione genera sistemi a livelli crescenti d’astrazione. La ragione semantica della musica emerge, nel continuo divenire del “ludus harmonicus”, il gioco dell’invenzione e della mutazione, come una indescrittibile ed immanente intuizione del noumeno. Questi i principi estetici che riconosciamo anche nella seconda suite di Bolling che si articola in otto miniature, di cui ascolteremo Espiegle, basata su di una melodia popolare che sfiora gli stilemi new age; la romantica Amoreuse, Vagabonde, che evoca lo stile barocco, e il velocissimo Jazzy, in cui apprezzeremo i noti virtuosismi del brillante flauto di Antonio Senatore.

Consiglia