Legge Severino: infondato il ricorso di De Luca

Scritto da , 5 ottobre 2016
De-Luca

La Corte Costituzionale ha dichiarato infondata la questione sollevata in merito alla legge Severino e alla sospensione dalle cariche di Consigliere regionale, di Presidente della Regione e di Consigliere comunale. La Consulta ha ritenuto, in particolare, che non vi è stato un eccesso di delega, che il carattere non sanzionatorio della sospensione esclude che sia stato leso il divieto di retroattività, e che la oggettiva diversità di status e di funzioni dei parlamentari rispetto ai consiglieri e agli amministratori degli enti territoriali non consente di configurare una disparità di trattamento.  La legge cosiddetta Severino, dal nome dell’ex ministro della Giustizia Paola Severino, prevede una serie di misure per amministratori e politici che incorrano in condanne per determinati reati, compresa la sospensione per l’abuso d’ufficio, quand’anche la condanna non sia passata in giudicato. Il 20 ottobre 2015 la Corte aveva già esaminato la legge sulla scorta di un ricorso che coinvolgeva il sindaco di Napoli, de Magistris: quel ricorso fu rigettato e la legge Severino dichiarata legittima. Questa volta, invece, a chiedere il vaglio della Consulta erano stati la Corte d’appello di Bari, per la posizione di un consigliere regionale, Fabiano Amati (Pd), e il tribunale di Napoli, per il caso che ha coinvolto il governatore della Campania Vincenzo De Luca. Amati era stato sospeso dalla carica per una condanna a un anno e 8 mesi con pena sospesa per abuso d’ufficio e falso, ma ha impugnato la sospensione fino in Corte d’appello, e i giudici di secondo grado l’hanno congelata rinviando gli atti alla Corte Costituzionale. De Luca, invece, aveva riportato la condanna a un anno per abuso d’ufficio per la nomina di un project manager per la realizzazione del termovalorizzatore di Salerno. Ma in appello la sentenza è stata ribaltata e De Luca assolto “perché il fatto non sussiste”. La sospensione, peraltro, non è mai scattata perché anche De Luca impugnò il provvedimento di fronte al tribunale civile, che bloccò tutto in attesa della Corte Costituzionale.

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