L’Edipo sofocleo secondo Baracco e Mauri

Scritto da , 9 marzo 2017

Week end teatrale di spessore al Verdi con l’accostamento di due grandi testi del teatro greco

 Di OLGA CHIEFFI

Dopo la buona performance della compagnia Orsini interprete de’ Il Prezzo di Arthur Miller, un’opera minore in cui Orsini regala un’interpretazione felice e mai sopra le righe, vestendo i panni di un ebreo tratteggiato nella sua bramosia di affari, che poi altro non è che bramosia di vita, che dismettono un mondo passato danzando su di un pavimento marcio, alle soglie della seconda guerra mondiale, altro week-end di grande spessore al massimo cittadino, a partire da stasera, alle ore 21 sino a domenica in pomeridiana alle ore 18,30, con l’omaggio di Glauco Mauri e Andrea Baracco a due testi del teatro greco: l’Edipo Re e l’Edipo a Colono di Sofocle. Due lavori con il primo, l’ Edipo Re, la più conosciuta e celebrata tragedia di Sofocle affidata al sentire di Andrea Baracco, con il coro riassunto in un unico uomo (Ivan Alovisio), Giocasta (Elena Arvigo) un giovane Creonte (Roberto Manzi) un nunzio (Giuliano Scarpinato), Tiresia (Glauco Mauri) ed Edipo, il protagonista interpretato da Roberto Sturno , con il suo dramma espresso nella ricerca ansiosa che fa Edipo del suo passato, nei suoi dubbi, nelle sue speranze, nelle sue sofferenze, a mano a mano ch’egli viene a conoscere la verità orrenda. Così, la tragedia è davvero “un’analisi tragica”, secondo la felice definizione di Schiller. Più volte Edipo è vicino alla verità, e mai la scopre. L’ Edipo Re è la tragedia dell’ansia angosciosa, che chiude il dramma in una sua infrangibile unità, perché questo solo sentimento lo domina tutto. Glauco Mari ha riservato per sé l’Edipo a Colono, il dramma della morte di Edipo e della sua trasformazione in eroe. L’arrivo di Edipo, vecchio e cencioso, mendico e cieco, a colono, accompagnato e sorretto da Antigone giovinetta (Elena Arvigo); l’accoglienza prima ostile, poi, a mano a mano sempre più benevola, dei vecchi di Colono, l’ospitalità concessa da Teseo (Giuliano Scarpinato) a nome del popolo ateniese, infine, la morte soprannaturale di Edipo e la sua trasformazione in eroe: questo è il vero argomento del dramma, dove bisogna cercare la poesia più profonda. L’azione di Creonte che tenta di rapire a Edipo le figlie Antigone e Ismene (Laura Garofoli), per tenerle in ostaggio, e l’aspro dissidio di Edipo con il figlio Polinice (Ivan Alovisio), venuto ad implorare il suo aiuto, pur essendo le parti più mosse e drammatiche della tragedia, hanno soltanto il valore secondario di episodi. Dagli allori, dagli ulivi, dalle viti di Colono, dal canto dei suoi usignoli, emana la serenità dolce che è l’aura poetica di una dei “luoghi” più intensi del dramma. L’Edipo a Colono non è la tragedia della grazia divina. Edipo non ha nessun merito speciale per ottenere la pace e gli onori d’un sacrificio. L’eroe è lo stesso eroe di prima, impulsivo, aspro, inflessibile. Pur nella sua cecità, nella sua infelicità, respinge aspramente Polinice implorante e piangente, imprecando e maledicendo e predice con gioia feroce la morte infelice dei figli. La morale sarà tutta nelle parole d’Ismene al padre: “Ora gli dèi t’innalzano, prima t’hanno mandato in rovina”. Domani alle ore 19, la compagnia incontrerà il pubblico nel foyeur del teatro Verdi nel corso della accorsata “Giù la maschera” condotta da Peppe Iannicelli.

 

 

 

 

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