Le zampognate di Natale: contagiare la Gioia

Scritto da , 16 Dicembre 2020
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Grande successo per Peppe Servillo e Ambrogio Sparagna ospiti del Teatro Verdi di Salerno con lo spettacolo “Fermarono i cieli”. Stasera alle ore 20, spazio al Jazz con il Trio di Salerno

Di Olga Chieffi

 

“Udii tra il sonno le ciaramelle,

ho udito un suono di ninne nanne.

Ci sono in cielo tutte le stelle,

ci sono i lumi nelle capanne.

Sono venute dai monti oscuri

le ciaramelle senza dir niente;…..” (G.Pascoli)

In un teatro Verdi vuoto, Peppe Servillo stavolta non esordisce con il suo abituale “Per prima cosa la buona creanza”, ma il momento e il luogo non apre al sorriso ed ecco che il gruppo di Ambrogio Sparagna, con il leader all’ organetto, zampogna, Erasmo Treglia, ciaramella, ghironda, torototela Marco Tomassi, alla zampogna e Marco Iamele, zampogna melodica, ciaramella, unitamente alla voce di Annarita Colaianni, viene annunciato come gli zampognari dinanzi alla grotta. Ma cos’è il teatro se non quella grotta, in cui il tempo si ferma, essendo l’istante artistico infinito e dove ogni volta che si alza il sipario salutiamo una “nascita”? Quest’anno non siamo stati svegliati dagli zampognari, dalla ciaramella, da quel suono che viene da lontano. E la serata è naturalmente iniziata con “Tu scendi dalle stelle”, e poi via un viaggio musicale per l’intero Centro Sud, con le sue cadenze, le sue credenze, il sacro e profano, e i ritmi allegri ad accompagnare le leggende, come quella dell’usignolo. E si, perché la pastorale di Alfonso ha un’anima di danza popolare, come del resto un po’ tutte. E’ noto che il diretto contatto col dio, nella tarantella, in epoca contro-riformista, fece abolire dalla Chiesa, quella particolare tradizione, una mescolanza di sacro e profano, di pagano e cristiano, di banchettare e danzare in chiesa dallo scoccare della Mezzanotte della notte di Natale, fino all’alba del giorno successivo, per celebrare il ritorno alla luce. E non è certamente un caso che le pastorali natalizie, quale è “Tu scendi dalle stelle”, “o Bambinello mio bellissimo” canzone d’entrata di Peppe Servillo, presentino cadenze ritmiche più prossime alla danza che al canto liturgico. Nell’abituale eclettismo della Chiesa, rientrano anche le pastorali, che per continuare ad attirare i fedeli alle funzioni, vennero trasformate nelle cantate barocche, che conservano lo stesso impianto ritmico della pastorale e, quindi, della tarantella e qui il cerchio si chiude. D’altra parte Sant’Alfonso, in cui tutti i linguaggi, del presente e del passato, del dotto e dell’uomo, del nobile e del poverello si sposano, un’epifania, come quella della morte di Luca Cupiello, in cui tutto diventa chiaro e intelligibile, operava per lo più nel mercato e nel lavinaro di Napoli. Un concerto, forse, in cui il pubblico si attendeva i canti più amati della tradizione strettamente napoletana, ma ha invece, toccato con mano, questo bell’esempio di come si possa recuperare la cultura popolare proponendola nella veste originale ma, al contempo, con un arrangiamento brillante, vivo, affascinante, mai ridondante ma sempre attento all’aspetto filologico per rendere i brani con il giusto pathos, e riuscire ancora a “contagiare”, stavolta la gioia. Stasera, alle ore 20, sarà di scena il jazz, affidato alla tradizione del Trio di Salerno, con Sandro Deidda ai sassofoni e clarinetto, Guglielmo Guglielmi al pianoforte e Aldo Vigorito al contrabbasso, latori di un programma molto particolare, un inusuale trio acustico Si passa da classici del jazz come “Joy Spring” di Clifford Brown, ai temi di musica da film: “Metti una sera a cena” e “Deborah’s Theme” di Ennio Morricone, fino alla reinterpretazione di classici della musica napoletana come “Passione” di Valente e Tagliaferri, caratterizzati da un interplay speciale, a servizio di un sound misurato ed elegante.

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