Le nove stabilizzazioni del Comune bocciate dal Consiglio di Stato

Scritto da , 13 giugno 2016
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La vicenda risale al 2008. Undici furono le proposte di stabilizzazione del personale precario a Palazzo di Città. Nove quelle accettate e finite, successivamente, al centro di un contenzioso amministrativo e contabile, conclusosi, in questa fase, con una condanna della Corte dei Conti per gli amministratori pubblici e l’annullamento degli atti da parte del Consiglio di Stato. Pronuncia quest’ultima che ha portato al licenziamento dei nove dipendenti che da oggi non saranno più nell’organico comunale. I nove dipendenti annunciano un ricorso al giudice del lavoro nel mentre gli ex amministratori comunali (condannati a risarcire un danno di 225mila euro) hanno già presentato appello e sono in attesa dell’udienza. L’inchiesta contabile inizialmente aveva portato – il primo febbraio del 2013 – anche al sequestro dei beni ad amministratori, ex assessori e dirigenti comunali da parte della procura regionale per la Campania. Il danno erariale di 851 mila euro ipotizzato in sede di giudizio è stato, poi, decurtato di 255 mila euro per «effetto delle prestazioni rese dai lavoratori». Totale 596 mila euro. Così sono stati condannati a pagare 66mila euro circa ciascuno, gli assessori Eva Avossa (difesa dagli avvocati Ivana e Ruggiero Musio), Domenico De Maio, gli ex assessori Luciano Conforti e Gerardo Calabrese, l’ex assessore ed ex consigliere comunale Augusto De Pascale (difeso dall’avvocato Oreste Agosto), i consiglieri regionali (ex assessori) Franco Picarone e Luca Cascone (assistito dall’avvocato Marcello Fortunato) e gli ex dirigenti comunali Gennaro Caliendo e Giuseppe Ientile. Assolti, invece, sono stati gli ex dirigenti comunali Carmelo Della Greca e Luigi Criscuolo. Il procedimento parte da una denuncia dell’ex consigliere comunale Fausto Morrone che aveva contestato alla procura della Corte dei Conti la delibera numero 813 della giunta municipale di Salerno (l’allora sindaco Vincenzo De Luca era assente alla seduta) con la quale si trasformava il rapporto di lavoro di undici, poi nove, collaboratori. Si tratta di Corrado Marino, Gaetana Pinto, Marcello Sansone, Carla Gatto, Teresa Verzola, Pasquale Di Feo, Ruggiero Petrella, Anna Fiore e Rosaria Lo Iudice. «Una stabilizzazione che non si poteva attuare», per Morrone e per la Corte dei Conti «perché alla base mancano i presupposti». Alcuni degli “stabilizzati” infatti erano collaboratori esterni anche non alle dirette dipendenze del Comune. Come alcuni che sono risultati essere all’interno dell’equipe dell’architetto Bohigas (a sua volta consulente esterno del Comune, incaricato per la redazione del Prg) o in “servizio” presso il teatro comunale Verdi. Per la Corte dei Conti la delibera di giunta numero 813, «non è stato un mero atto di indirizzo per l’attivazione di generiche procedure selettive finalizzate alla stabilizzazione di precari ma è stato proprio l’atto deliberativo che ha funto da presupposto determinante ai fini dell’assunzione dei lavoratori». La procura contabile aveva eccepito inoltre che «la delibera di Giunta non ha previsto alcune procedura comparative, quindi in palese violazione dei principi concorrenziali alla base delle selezioni del personale nella Pubblica Amministrazione». Quindi – per i giudici contabili – «si è trattato di grave ed inescusabile colpa dell’amministrazione comunale quella di spacciare per rapporti di lavoro subordinato le collaborazioni con la Pubblica Amministrazione, al fine di consentire la stabilizzazione».

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