Le mani dei boss della vecchia camorra nell’affaire del latte e delle aziende bufaline

Scritto da , 25 Febbraio 2019
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di Redazione Cronache

Le accuse al titolare del caseificio Tre Stelle La Marca e i suoi rapporti con il boss Giovanni Maiale, trasferito in un carcere di massima sicurezza per i suoi trascorsi da pentito. Un filone di indagine collaterale riguarda la situazione delle aziende bufaline di capaccio, in gravi crisi economica. Non a caso su di loro si sono spostate le attenzioni dei vecchi malavitosi sempre a caccia di soldi. E Capaccio si sa è la patria di un altro vecchio boss Giovanni Marrandino, oggi coinvolto in altre vicende giudiziarie. E secondo voci di alcuni investigatori proprio l’invasione di Giovanni Maiale nel territorio di Marrandino rappresenta più di un favore, secondo l’impianto accusatorio, allo stesso La Marca. Marrandino che negli anni 80 sfuggi ad un attentato dove rimase ucciso il suo guardia spalle tale “Scarpone” (al secolo Massimo Scarpa di Eboli) amico di Giovanni Maiale. Vecchie storie, come quella ricordata nella sua denuncia del rapimento fatto dallo stesso Maiale, da Antonio Campione, anche lui vecchio appartenente alla comitiva malavitosa di don Giovanniello. E l’invasione nella zona capaccese di Maiale appare un segnale chiaro nei confronti dello stesso Marrandino, uno sgarro forse per segnare di nuovo il territorio. Del resto la nascita di un altro caseificio ad Eboli, con tanto di insegna, richiama alla memoria Maiale invade il regno di Marandino. Il suo ex braccio destro apre un caseificio di un altro boss della Piana del Sele e considerato proprio l’ex braccio destro di Marrandino. Pare che anche su questo caseificio si sia accesa la luce degli investigatori. Troppi ex camorristi che vogliono trasformare il latte in danaro contante.

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