Le interviste impossibili: Michele Scozia

Scritto da , 11 agosto 2013

di Tommaso D’Angelo

Permette direttore?
Toni galanti di un tempo passato, voce inconfondibile che profuma di educazione fin dalla prima sillaba. Mi fermo volentieri alla chiamata di Michele Scozia, avvocato e uomo politico di punta della vecchia Dc. Fu l’ultimo democristiano a sedere a palazzo di Città prima della valanga socialista e del ciclone De Luca.
Prego, avvocato. Un piacere rivederla.
“Io naturalmente sono grato all’amministrazione comunale di Salerno e in particolare al sindaco De Biase dell’omaggio alla mia persona per piazza Scozia, ma definirla ex piastra Nizza è davvero una cosa bruttissima”.
Un pensiero che però a qualche suo collega di partito non è stato rivolto. Eppure lo meriterebbe…
“Certamente. Lei di sicuro si riferisce ad Alfonso Menna, potrei aggiungere Vincenzo Giordano e tanti altri che hanno dato lustro alla nostra città e sono caduti nel dimenticatoio. Posso aggiungere che al di là dei nomi ho l’impressione che il livello culturale della città abbia subito un calo vistoso, non dico un imbarbarimento ma c’è stato un passo indietro. Di certo non basta un concerto, seppur di grande valore, per fare cultura. Dispiace perché Salerno ha uomini, tradizione e storia per essere all’avanguardia internazionale. Ricordo, ma solo per la storia, che sono stato anche segretario della commissione parlamentare di istruzione e belle arti per oltre due anni”.
Fu l’ultimo sindaco Dc perché fu la Dc a farla cadere. Non fosse stato tradito avremmo scritto un’altra storia.
“E’ la politica bellezza, perché ai miei tempi si ragionava di politica, c’erano le alleanze. Come posso parlare di tradimento se il capogruppo al Comune era Aniello Salzano che verso la fine degli anni sessanta, ha iniziato con me la sua attività politica all’interno della sezione di Torrione della Democrazia Cristiana? Lì è nato un rapporto forte e sincero. Con Antonio Zinna, altro grande tifoso dei granata, facemmo una grande campagna elettorale, se ricordo bene nel 1964, ero candidato al comune di Salerno con il numero 44.
Era un bel gruppo, certamente variegato di correnti. Gli esperti Florimonte e Di Pace, c’era Mario Scuccimarra, amico e collega, i giovanissimi Andria e Memoli. Non fummo bravi a cogliere il fermento che c’era nel centrosinistra alimentato da Carmelo Conte che giocò bene le sue carte ma che alla fine, come è stato ricordato proprio nell’intervista che Le ha rilasciato Vincenzo Giordano, fu beffato da Vincenzo De Luca. E se mi consente vorrei precisare una cosa”.
Mi dica…
“Giustamente si dice che De Luca abbia raccolto molto di quanto seminato dal sindacato Giordano. Purtroppo nessuno ricorda quanto avviato dalla mia amministrazione: abbiamo anticipato molte iniziative per il recupero e la valorizzazione della città individuandone le priorità e tracciandone il futuro. L’avvio della manovra urbanistica, il recupero del Teatro Verdi, la definizione di progetti per l’occupazione giovanile, la costruzione del nuovo stadio, la prima Conferenza programmatica, solo per citare le più significative”.
Lei fu Sindaco, consigliere ed assessore regionale, deputato, leader di partito: ma soprattutto è stato un cattolico democratico.
“Aggiungerei anche scrittore e consentitemi tifoso della Salernitana. Si, mi pare una giusta definizione”.
Del resto Lei era molto amico di Mons Guerino Grimaldi
“Anche questo è vero. Ci sono stati momenti difficili, drammatici e il rapporto con la Chiesa è stato fondamentale per non far esplodere un disagio sociale fortissimo. La Dc fu palestra di vita, quanti giovani si sono allenati e diventati politici di qualità.
Altri tempi, altri politici. A proposito di giovani: ricordo sempre con affetto Tony Ardito”.
Diceva prima tifoso della Salernitana
“Certamente. Sono stato commissario straordinario della società –dalla stagione 63/64 quando il professor Gagliardi decise di disinteressarsi della squadra per motivi economici, insieme all’amico e collega Walter Mobilio. Entrambi eravamo assessori al Comune di Salerno e la giunta Menna fece di tutto per salvare la società. Erano tempi difficili, si viveva alla giornata ma c’era una grande passione dei tifosi”.
Un paio di aneddoti
“Beh, ho letto che l’ottimo amico e collega Peppino Tedesco, che con grande coraggio prese poi le redini della società, vi ha parlato di Ciccio Florimonte. Io vi parlo di Bruno Somma. Se non sbaglio si giocava in campo neutro a Catanzaro contro il Marsala. L’arbitro, un romano, per dare inizia alla gara doveva ricevere l’incasso dalla Salernitana, altrimenti non si giocava. Ma l’incasso era stato promesso ai giocatori che non ricevevano lo stipendio da mesi e minacciarono di non scendere in campo. Allora quel furbone di Somma fece una finta telefonata.
Un suo amico si spacciò per Cestani e autorizzò l’arbitro a far disputare la gara senza procedere all’incasso coattivo. Il direttore di gara abboccò e alla fine pareggiammo. L’anno dopo c’era da acquistare Rambone. Firmai personalmente le cambiali che solo così furono accettate dalla società ceditrice.
Per correttezza le stesse furono pagate con parte del contributo economico che il Comune aveva stanziato per la Salernitana”.
Dimentica la sua elezione con il Msi: se è stato l’ultimo sindaco della Dc si può dire che è stato il primo dell’Msi
“No, non dimentico perché lì inizia la mia carriera politica con l’elezione nel 56 a consigliere comunale. Credo un paio di anni di appartenenza e poi il naturale approdo nella Dc. Con le opposizioni ho sempre avuto dialogo al di là degli steccati ideologici”.
Da avvocato: la scelta della cittadella giudiziaria?
“Sbagliata, doveva sorgere in tutt’altra parte”.
E De Luca sindaco?
“Sarà la storia a giudicarlo, certo che la nuova legge elettorale ha favorito la stagione dei sindaci. Comunque La invito, prima di lasciarla al suo cammino, a leggere un mio scritto”.
Quale, avvocato?
“L’elogio del cretino. Aveva dubbi?”

(continua)

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