Le interviste di Cronache ai candidati sindaco per il Comune di Salerno: Antonio Iannone

Scritto da , 31 marzo 2016
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di Andrea Pellegrino

L’Affittopoli? «Basta un regolamento». Le Luci? «Meno massa e più qualità». Solo sono alcune delle idee e proposte di Antonio Iannone, candidato sindaco dei Fratelli d’Italia, in merito a quelli che sono alcuni dei punti fondamentali che hanno animato la città di Salerno nel corso degli ultimi cinque anni.

Affittopoli salernitana, affitti bassi per tutti. Se e come cambiare rotta?

«Da amministratore della Provincia non ho mai avuto di questi scandali. Basta approvare un regolamento che disciplini l’argomento e rispettare le stringenti disposizioni di legge in tema di patrimonio degli Enti»

Crescent e Piazza della Libertà, quale futuro?

«I fatti dicono che sono stati commessi gravi errori amministrativi. La smania di tagliare nastri e fare propaganda ha generato paralisi e contenziosi amministrativi mostruosi. Cittadini ed imprenditori sono vittime dello stesso carnefice. Non commento vicende giudiziarie ma vanno analizzati e valutati tutti gli atti posti in essere. Io sono dell’idea che tutte le opere che si possono completare nel rispetto della legge vanno portate a termine».

Luci d’Artista, manifestazione da salvaguardare, migliorare o eliminare?

«Luci d’artista va mantenuta ma riqualificata. Meno massa e più qualità. L’evento va portato su tutta la città e ridotto nel periodo. I servizi e la mobilità devono essere perfettamente organizzati, bisogna rendere l’evento sostenibile. I cittadini salernitani non possono restare liberi prigionieri della stessa gabbia, come direbbe Laura Pausini. Naturalmente, solo Luci d’artista non basta per determinare lo sviluppo economico di una città. Dopo Natale Salerno è diventato il deserto dei tartari. Dalla confusione si è passati alla depressione».

Opere milionarie al Teatro Verdi e pochi incassi. Anche in questo caso, iniziativa da salvaguardare, migliorare o eliminare?

«Il teatro Verdi è una realtà piccola nelle dimensioni e grande nella qualità artistica. La spesa si deve moralizzare e la struttura deve essere accessibile a tutti. Troppe volte ho avuto la sensazione che il Verdi fosse il “divertissement” della casta, del solito cerimoniale non pagante che spesso non ha neanche gli strumenti culturali per partecipare alle rappresentazioni. Poi capita che persone veramente appassionate che vorrebbero accedere pagando vengono inibite o devono pietire un ingresso».

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