Le imprese edili salernitane muoiono di crediti

Scritto da , 18 dicembre 2012

Le imprese edili muoiono di crediti. Nel 2012 ben 355 aziende del comparto, in provincia di Salerno, hanno chiuso i battenti. In meno di cinque anni circa 6000 sono stati i lavoratori che hanno perso il proprio posto di lavoro, 2000 sono finiti in cassa integrazione.
Tanti, anzi troppi, i crediti vantati, principalmente nei confronti della pubblica amministrazione.
Più che l’esposizione debitoria delle singole ditte, dunque, a condannare le imprese sono gli enti committenti che non pagano gli stati di avanzamento lavori (non ultimo il caso della Stazione Marittima, dove la Passarelli spa ha avanzato di tasca propria quasi due milioni di euro). Quattrocento sono i milioni destinati alla provincia di Salerno dalla Regione Campania per il comparto ma dei quali non si sa più nulla.
Così vertici Ance e sindacati del comparto edile si sono riuniti ieri mattina per fare il punto della situazione e organizzare azioni significative al fine di risollevare le sorti dell’edilizia salernitana, ma soprattutto per fermaree l’emorragia occupazionale. La decisione è condivisa: il 2013 sarà l’anno di forti iniziative di protesta che partiranno proprio dalla città di Salerno e che si estenderanno poi nei vari comuni della provincia, con particolare interessamento di quelli in cui le opere ferme al palo sono molte. Tanti i problemi che affliggono il comparto edile del territorio salernitano: opere pubbliche ferme, cantieri a rilento a causa dei mancati trasferimenti delle spettanze alle imprese, crisi di liquidità legate al patto di stabilità, procedure burocratiche lunghissime e soprattutto contorte.
Uniscono, dunque, le forze il presidente Ance, Antonio Lombardi, il presidente del Comitato paritetico territoriale della provincia di Salerno, Michele Allegretti, il presidente della Cassa Edile salernitana Antonio Scermino, i segretari regionale e provinciale della Feneal Uil Luigi Ciancio e Patrizia Spinelli, il segretario generale della Filca Cisl Ferdinando De Blasio e il segretario generale della Fillea Cgil, Luigi Adinolfi. «Le nostre azioni di protesta – afferma il segretario Adinolfi – saranno incisive ed eclatanti perché è ora di dire basta a questa situazione». Gli fa eco Nando De Blasio della Fillea: «Le istituzioni si devono svegliare, perché molti dei problemi derivano dal fatto che la pubblica amministrazione non paga le imprese». Patrizia Spinelli si è invece soffermata sulla questione del patto di stabilità, dal cui conteggio, secondo il segretario provinciale Feneal «dovrebbero essere escluse gran parte delle risorse destinate alle opere pubbliche, importanti per il territorio».
Il presidente Ance, Antonio Lombardi, ha tenuto a sottolineare come si debba far capire «quanto stiamo perdendo in termini di forza lavoro, con una quantità impressionante di fondi inutilizzati. Si parla di Ilva, si parla di Alcoa, ma qui abbiamo tantissime piccole e medie aziende che chiudono giorno dopo giorno. Sei dipendenti non faranno notizia, ma sono posti di lavoro persi».
Venerdì 28 una conferenza stampa unitaria, alle 10.30 sullo stato di salute del comparto.

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