Le giornate della Memoria a Campagna

Scritto da , 25 Gennaio 2022
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di Olga Chieffi

E’ giunto il tempo del “Giorno della Memoria”, la data che commemora l’abbattimento dei cancelli del campo di Auschwitz, ma che vuole ricordare tutti coloro che sono stati vittima delle leggi razziali, tra cui gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte e quanti, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio e a rischio della propria vita proteggendo i perseguitati. Campagna vanta una storia particolare “caratterizzata dalla figura e dall’operato di Giovanni Palatucci, funzionario dell’ufficio stranieri della Questura di Fiume e dello zio, Mons. Giuseppe Maria Palatucci, Vescovo della Città, i quali hanno salvato da morte sicura migliaia di ebrei, fornendo permessi speciali, attuando azioni di depistaggio e favorendo la fuga all’estero e l’instradamento nei centri italiani meno esposti alle leggi razziali o addirittura nel Convento di San Bartolomeo, ove oggi sorge il Museo della memoria e della pace. Questa mattina alle ore 9, la scrittrice Francesca Romana Mormile, inaugurerà le Giornate della Memoria, presso gli spazi del Museo Ospite del direttore Marcello Naimoli, presentando il suo ultimo lavoro “Il minotauro cieco”, in libreria per le edizioni Dario Flaccovio. Il romanzo è la storia di una bambina, Ninì, che si snoda tra Napoli e Roma all’epoca delle leggi razziali. Con una lingua ricca di metafore e una grande partecipazione emotiva, Francesca Romana Mormile racconta l’impatto della Storia del Novecento sulla vita di persone comuni, la forza dei legami familiari, la capacità di andare avanti nonostante tutto. Il libro narra di un nonno e una nipote sopravvissuti all’omicidio dei loro cari, descrive le loro strategie di sopravvivenza, il loro reciproco inossidabile legame. Che i suoi genitori siano dovuti salire sul treno per Auschwitz con i nonni e i cugini, Ninì ci mette del tempo a scoprirlo; per un po’ il nonno riesce a proteggerla raccontandole che sono tutti fuggiti. Poi Ninì apprende la verità e crolla: “Il trauma per la fine dei suoi genitori la fa chiudere in un completo mutismo”. E’ questo un romanzo che prende inizio nel 1937 e arriva ai giorni nostri. Da Roma a Napoli, dal quartiere ebraico all’isola di Ischia, la piccola Ninnì e suo nonno vivono un faticoso percorso di ricostruzione psicologica all’ombra delle deportazioni che li hanno segnati. Raccontano una storia antica e quanto mai attuale, quella che dovrebbe intendere l’essere umano in quanto tale, al di là di qualsiasi professione di fede. Il nonno, un Gentile-gentile di grande respiro, si assegna il compito di educare la bambina alla libertà intellettuale, all’accettazione del diverso, al rifiuto categorico di ogni pregiudizio, sullo sfondo, le atmosfere della Roma del Portico e di una Napoli che, ieri come oggi, non perde in tempo di guerra e di pace l’essenza di un’irripetibile filosofia di vita. A quel tempo La musica e le canzoni erano l’unica voce rimasta a un popolo oppresso dalla crudeltà umana. La mattinata continuerà con una performance dell’ Ensemble Strumentale composto da flauti traversi e chitarre, che affiancherà il coro del Polo Scolastico Territoriale Verticale del Confalonieri diretto dai docenti Domenico Farina (flauto), Romano Lippi (chitarra) e Tiziana Caputo (canto). L’ ensemble, formato da Anna Napoliello, Sara Andreas, Giada Capaccio, Giulia Scannapieco, Ada busillo, Chiara Maggio, Valentina Letteriello, Marisa Fasano, Giada Pia Iannece, Dalila Carbone, Flavio Gioia, Ivan Lombardi, Carla Magliano, Rosario Stabile e Rebecca Di Dato, proporrà e Hava Nagila, forse uno dei brani della tradizione ebraica più conosciuti e più ballati in ogni dove, che fa battere le mani, ma anche i piedi. Semplice, orecchiabile, ma dalla storia niente affatto banale, frutto di una ricerca di quattro anni. Hava Nagila nasce come nigun hasidico in Ucraina, nella cittadina di Sadagora ai tempi di Yisroel Friedman e viene ripresa e studiata in Eretz Israel dal musicologo A. Z. Idelsohn, che nel 1915 inserisce le parole sulla melodia. Nel 1918 viene eseguita nel corso di un concerto importante in Eretz Israel e gli abitanti dello Yishuv se ne innamorano subito, la cantano e la ballano. Di qui l’antico nigun parte a bordo di uno dei tanti transatlantici diretti alla Goldene Medina, entra nel repertorio popolare della società ebraica americana e viene inserita in alcuni canzonieri per bambini. Negli anni 40 è ormai un must in ogni festa di bar mitzvah e di matrimoni. A partire dagli anni ’50, grazie ad artisti come Harry Belafonte, Connie Francis e Miriam Makeba, riesce a uscire dai confini della vita ebraica e inizia a fare il giro del mondo. Anche Bob Dylan si cimenta con il brano e vi inserisce l’armonica, strumento simbolo del blues di strada e il brano diventa in un certo senso espressione di quel dialogo affascinante tra folk americano e tradizione ebraica, tra Vecchia Europa e nuova vita, una vita che in quegli anni si esprime musicalmente in ambienti come il Village Vanguard di New York. La mattinata verrà chiusa dalla secondo tema principale della colonna sonora del film “La vita è bella”, la delicata e commovente “Buongiorno principessa”, firmata da Nicola Piovani. La melodia avvolgente e il suo leggero e dolce crescendo fanno sì che questo brano riesca a trasmettere serenità, già dalle prime note, un senso di tranquillità si diffonde, di una voce amica, amata o semplicemente sperata.

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