Le due B di Angelo Zupi Castagno

Scritto da , 8 febbraio 2014

Giocherà in casa il violoncellista Angelo Zupi Castagno, domani sera, alle ore 19, quando i riflettori dell’ Auditorium delle Scuole Elementari “J.F.Kennedy” di Sapri, sul suo strumento e sul pianoforte di Cira Lariccia per un concerto omaggio a Ludwig van Beethoven e a Johannes Brahms. La serata inserita nel variegato cartellone dell’Associazione “Antonio Vivaldi” verrà inaugurata dalla sonata op.69 n°3 in La Maggiore, composta da Beethoven tra il 1807 e il 1808 e pubblicata con dedica ad uno dei più intimi amici di Beethoven, il barone Ignaz von Gleichenstein. La copia donata da Beethoven al barone reca, sotto la dedica a stampa, il motto autografo “Inter lacrymas et luctum”: probabilmente Beethoven voleva riferirsi ai mali fisici dei quali aveva sofferto nel 1807 e 1808, ai vari, inutili progetti – proposta di contratto al Teatro Imperiale, piano di un viaggio artistico in Italia – di sistemazione finanziaria, e all’inimicizia che il mondo musicale viennese gli andava dimostrando. Il primo tema dell’op. 69 annuncia subito il clima intimistico: è un tema lirico, in due sezioni, di cui la prima affidata al solo violoncello in registro grave, la seconda al pianoforte in registro medio-acuto (sul mi grave tenuto dal violoncello). Il timbro delle due corde gravi del violoncello, già esperimentato in alcuni momenti dell’op. 5, viene qui valorizzato al massimo grado. E per pareggiarlo, quando ripete il tema a parti invertite, Beethoven fa ricorso alle doppie ottave del pianoforte, “piano” e legato: disposizione pianistica rara, all’inizio dell’Ottocento, di bellissima, profonda, misteriosa sonorità, e che pone all’esecuzione difficili problemi di equilibrio dinamico tra i quattro suoni. Il clima espressivo muta bruscamente nel ponte. Non si tratta, in realtà, di un materiale nuovo, ma di una profonda trasformazione del primo tema. I due caratteri espressivi diversi vengono subito ripresi e ripetuti, rispettivamente, nel secondo tema e nella conclusione. Si stabilisce quindi una simmetria nel carattere espressivo, tra primo-secondo tema da una parte, ponte-conclusione dall’altra, in luogo della più tradizionale simmetria di primo tema e conclusione, con secondo tema contrastante e ponte in funzione di semplice collegamento. Nello sviluppo sono da godere gli ampi, “schumanniani” accompagnamenti in arpeggi del pianoforte, che sviluppano una concezione della sonorità pianistica già apparsa nel Quarto Concerto. Nella coda troviamo una tipica sorpresa beethoveniana: la perorazione, con primo tema in “fortissimo”, quando la composizione sembrava terminata. Nello Scherzo Beethoven impiega uno schema formale di cui si serviva volentieri in quegli anni. Lo Scherzo è certamente uno dei brani più spiccatamente umoristici di Beethoven, e l’oscillazione del basso all’attacco del Trio potrebbe essere aggiunta al piccolo elenco che Schumann faceva di “effetti strumentali puramente comici”. Il carattere umoristico torna nel finale, dopo la breve parentesi lirica dell'”Adagio cantabile”. Effetti chiaramente umoristici sono i ritmi protetici al basso, e i contrattempi paralleli di pianoforte e violoncello, di assai difficile esecuzione. Ma umoristico è anche il secondo tema, con il sentimentale sospirare del violoncello. La struttura formale è quella, solita, della forma-sonata con breve sviluppo ed ampia coda. La seconda parte della serata sarà interamente dedicata alla Sonata per violoncello e pianoforte op. 38 in mi minore concepita, stesa e pazientemente rifinita negli anni 1862-65). Ma il 1865 è anche l’anno della morte della madre di Brahms, alla quale egli era legatissimo. La perdita per lui molto dolorosa spiega il carattere in parte austero, riflessivo e perfino eloquentemente arcaizzante “Bachiano” del lavoro. Già nell’Allegro non troppo il tema iniziale del violoncello, tema mesto e oscuro, sostenuto dagli accordi in contrattempo del pianoforte, esprime una virile rassegnazione o anche un affaticato respiro in cerca di luce. Ad esso risponde il secondo tema, energico e affermativo, esposto dal pianoforte. Ricco e chiaro lo “sviluppo” nella dialettica dei due temi, che nel passaggio a mi maggiore sembra condurre a una soluzione positiva della condizione interiore. Invece una triste discesa cromatica del violoncello, riecheggiata dal pianoforte, accompagna la musica verso il buio e il silenzio. Il carattere dell’Allegretto quasi Menuetto sembra chiaro e leggero all’inizio, ma presto nell’asciuttezza dei temi, nella secca contrapposizione ritmica tra pianoforte e violoncello, nella comparsa del disegno cromatico discendente, nelle brusche cadenze avvertiamo l’amarezza; anche il Trio in la maggiore, certamente più luminoso, ha un che di inquieto nell’insistente circolarità delle linee, che suona come un’ebbrezza. La sorpresa sta nell’ultimo tempo, l’Allegro, che nella rigorosa oggettività costruttiva e, l’ho detto, arcaizzante si presenta come un omaggio a Bach, subito all’inizio, nello slancio del primo tema fugato: ma la forma non è propriamente quella della Fuga, bensì quella classica della forma-sonata. La solida, ardita coesistenza formale di Fuga e Sonata non è una novità di Brahms, ma in questo caso all’ascolto lo slancio conferito da Brahms a tutta la costruzione e la naturalezza sembrano insuperabili.

Olga Chieffi

 

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