Le donne pescatrici delle Eolie

Scritto da , 4 agosto 2018
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Continua in questo week-end, nel mare di Cetara, la rassegna Teatri in Blu, ideata da Vincenzo Albano, con lo spettacolo Mare – Mirabolanti Antichi Racconti Eoliani”, di e con Francesca Pica

Di OLGA CHIEFFI

“E’ femmene ‘e mare so’ femmene amare/So femmene doce so’ femmene overo/ E’femmene ‘e mare nun rideno maie/Nun rideno maie nun so’ maie sincere/’E femmene ‘e mare sa portano ‘a dinto/Sa portano ‘a dinto alleria do campa’/’E femmene ‘e mare nun sanno fa ammore/Ma songhe criature ma sanno sunna’/’E femmene ‘e mare so’ femmene sole/So’ femmene annure vestute e paure/E guardano n’cielo e se fanno a croce”. E’ questo l’incipit della canzone che Lina Sastri cantò a Sanremo del 1992. Il testo di Fiorillo e Giglio può diventare una sintesi dello spettacolo “Mare – Mirabolanti Antichi Racconti Eoliani”, di e con Francesca Pica, con il tutorato di Elena Bucci, che sarà ospite, oggi e domani, alle ore 21, della Tonnara MariaAntonietta, nel mare di Cetara, palcoscenico d’elezione e spazio anche conviviale, enogastronomico e critico, della seconda edizione della rassegna Teatri in Blu, ideata da Vincenzo Albano. Siamo nell’arcipelago delle Eolie tra gli anni Venti e Quaranta, il mare è l’unica risorsa per questi borghi di marinai, quel mare che si colora di rosso quando lo Stromboli si fa sentire. Donne dure, vestite di nero, remano, tirano la sciabica, salpano le nasse, riparano le reti, innescano gli ami delle spadare, trascinavano le barche a secco, la signora del bel mondo catanese protagonista di Fantasticheria di Giovanni Verga, che per imparare a remare si produsse sotto il guanto delle bollicine che rubavano i baci, è lontanissima. La donna pescatrice delle Eolie, creata da Francesca Pica attraverso il volume dedicato dalla antropologa Marilena Maffei rappresenta un esempio di autonomia femminile anzitempo e restituisce un’immagine della donna che si riteneva impossibile nella Sicilia e nell’Italia del tempo. Lo spettacolo nasce dalla volontà di recuperare e mantenere viva la memoria culturale delle isole Eolie attraverso la messa in scena dei racconti di tradizione orale, raccolti dall’antropologa Marilena Macrina Maffei in “Donne di Mare”: “Pressoché dimenticate dalla storia insulare, le donne di mare ritornano oggi a reclamare il loro destino alla memoria. E lo fanno attraverso questo libro che raccoglie le loro voci, le loro storie. D’altronde, qual è il senso simbolico di un molo, di una caletta, di un porticciolo se svanisce per sempre l’immagine delle donne che si allontanano nel mare Eoliano? Donne che hanno imparato a dare il nome ai venti e a leggere le ore nelle stelle …” Strappare le donne pescatrici “dal mondo della trasparenza”, raccontare la loro vitalità, la forza e le fatiche, l’energia ed il loro patire. Sulla tonnara sembrerà di rivederle quando toccavano terra spossate dalla stanchezza, spesso inzuppate d’acqua salmastra, con quei lunghi abiti di certo non adatti allo svolgimento del loro lavoro. “E’ femmene e’ mare” delle Eolie sono state donne che hanno imparato ad intuire la pericolosità delle onde violente, a fermare le trombe marine con le orazioni. E dopo il duro lavoro correvano a casa, ad accudire i familiari, a riordinare, a cucinare, a lavare i panni e spesso anche a zappare quella terra strappata al vulcano, alle rocce, al mare, per coglierne i frutti ed alleviare la miseria. Queste donne siciliane hanno generato ed allevato figli e qualcuna li ha partoriti sulle spiagge, li ha allattati sulle barche cullati dalle onde. Raccontare la loro storia significa abbattere uno stereotipo che ci ha sempre configurato le donne siciliane confinate fra le mura di casa o nei lavori agricoli. A Stromboli la sera le donne si riunivano in gruppi formati da tre o quattro donne pescatrici e “andavano a totani”, perché la fame era tanta. Passano gli anni, mutano i tempi, femmene e’ mare non ne vedremo più, ma nulla potrà mutare il nero di quelle gonne.

 

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