Le consegne di Vivaldi al sinfonismo europeo

Scritto da , 6 Luglio 2019
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Domani appuntamento col barocco veneziano al Ravello Festival. Di scena l’Accademia Barocca di Santa Cecilia, diretta da Federico Maria Sardelli.

Di OLGA CHIEFFI

“Una “piccola scampanata” segnò, il 28 luglio 1741, la sepoltura di Antonio Vivaldi in un cimitero viennese riservato ai poveri” – scriveva Vittorio Ambrosio nelle note al programma di sala del Concerto de’ “I Virtuosi di Roma” ospiti del Salerno Festival del 1987 – Una morte simbolica con la quale effettuò la consegna delle chiavi dai veneziani all’Europa, chiudendo – e aprendo – due periodi meravigliosi della storia della musica. Lì a Vienna per una strana coincidenza, si ritrovarono ad andare oltre Mozart, Schubert, Beethoven, Mahler, mentre Richard Wagner morì nella città del Prete Rosso, “Triste, triste, triste…” così Giuseppe Verdi descrisse il trapasso del compositore tedesco, che ebbe un’eco potente in tutto il mondo, finendo sulle prime pagine dei giornali e nei capitoli di romanzi come Il Fuoco di D’Annunzio. Il festival di Ravello, domani alle ore 21, 30, omaggerà il genio di Antonio Vivaldi. Sulla ribalta a getto sul mare di Villa Rufolo applaudiremo l’Accademia Barocca di Santa Cecilia, diretta da Federico Maria Sardelli. La poetica del Prete Rosso è un filo che percorre la sua intera produzione strumentale, caratterizzata da un’ansia onnicomprensiva, da un demone bruciante che spinge il musicista ad una continua sperimentazione. La sua musica assume i tratti di magnetici affreschi sonori o ambisce, grazie alla forza del suo potere evocativo e della sua logica formale, a conquistare una proprietà narrativa e una pregnanza illusionistica di tale intensità da trasfigurare l’astratto gioco dei suoni nella vividezza visiva e gestuale di un evento teatrale. L’accademia proporrà i sei concerti per molti istromenti in cui l’orchestra d’archi dialoga con vari strumenti ad arco e a fiato, pagine che Vivaldi scrisse per l’orchestra femminile dell’Ospedale della Pietà di Venezia o per la Hofkapelle di Dresda. Naturalmente ascolteremo, il Concerto RV 562a, «affresco grandioso in cui uno spericolato violino principale è costantemente in gara con due trii contrapposti», Per Dresda furono scritti i concerti RV 576 e 577. Il primo ha per protagonisti violino e oboe; il secondo violino e fiati a due (flauti, oboi, fagotti). Entrambi sono sotto il «segno di un virtuosismo collettivo e di un registro espressivo scuro e tumultuoso.» Il festivo Concerto RV 574 appartiene a un gruppo di composizioni riconducibili alla Cappella musicale del principe d’Assia-Darmstadt: «violino principale – suonato dallo stesso Vivaldi – violoncello solo, due oboi, due corni (qui chiamati “trombon da caccia”), fagotto, archi e continuo. Una ferrea gerarchia pone il violino principale al vertice, seguito dall’oboe e poi da corni e dal fagotto. In pratica Vivaldi riservava per il suo violino i passi più spettacolari e impervi, lasciando agli altri il ruolo di comprimari.» Il Concerto RV 535 appartiene invece ai cosiddetti “concerti doppi”, cioè scritti per una coppia solistica, in questo caso di oboi, inseriti in una struttura che ricorda l’antico dialogo fra soli e tutti del concerto grosso.

 

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