Le bare davanti allo studio di Sica dopo la vittoria elettorale di Alfieri

di Pina Ferro

Franco Alfieri era da poco stato eletto sindaco di Capaccio Paestum. Era la notte tra il 9 ed il 10 giugno del 2019. Il dem Alfieri, insieme ad i suoi sostenitori stava festeggiando la vittoria elettorale e per le vie della cittadina dei Templi un corteo di ambulanze (quelle di Squecco) rendeva omaggio, a sirene spiegate, all’elezione a sindaco del signore delle fritture di pesce e braccio destro del governatore Vincenzo De Luca, nel frattempo, davanti allo studio medico dello sconfitto Vincenzo Sica qualcuno espone delle casse funebri. A riporcorrere i fatti è un articolo pubblicato su “Giustizia di Fatto” la news letter del giovedì riservata agli abbonati de “Il Fatto Quotidiano”. “Ricordo di questo episodio che mi fu riferito da alcuni miei conoscenti” dice Sica in un verbale del 13 novembre 2019 davanti agli agenti della Squadra Mobile di Salerno, agli ordini del dottor Marcello Castello. “Non ho ricevuto nessun tipo di minaccia nel corso del mandato comunale” aggiunge Sica, che sta rispondendo a domande sulla regolarità degli appalti comunali. Sica precisa di non aver visto personalmente le bare dinanzi al suo studio ma di esserne solo stato informato. Ma la storia comincia da lontano. Bisogna tornare a due anni prima e alla precedente tornata elettorale. Il 9 giugno del 2017 Emanuell Marandino, figlio del boss della piana del Sele Giovanni Marandino, posta una foto mentre stringe la mano a Silvio Berlusconi. Esattamente dopo due giorni i cittadini saranno chiamati al voto. Il 10 giugno, Marandino juonior – arrestato due settimane fa insieme al padre con accuse di usura per fatti commessi tra il 2015 e il 2019, tra gli indagati una ex consigliera comunale, tra le vittime un ex candidato sindaco, pubblica la foto di un facsimile elettorale. Invita a votare un lontano parente, Francesco Marandino, totalmente estraneo alle vicende del clan, candidato in una delle tre liste civiche guidate da Francesco Sica (fratello di Vincenzo), un esponente di Fratelli d’Italia. Francesco Marandino non verrà eletto, Francesco Sica al ballottaggio del 25 giugno appoggerà uno dei candidati del centrosinistra, Franco Palumbo, e ne diventerà assessore. Palumbo decadrà un anno e mezzo dopo per le dimissioni di nove consiglieri, pochi mesi dopo morirà per una grave malattia. Mesi dopo si arriva al voto e i cittadino eleggono primo cittadino Franco Alfieri. Arriva la festa e le bare. L’informativa della Squadra Mobile le interpreta il gesto delle bare com è: “Il gesto, che senza dubbio è da ritenersi un atto intimidatorio nei confronti del neo eletto consigliere di opposizione, potrebbe ricondursi sempre a Roberto Squecco ed alle sue attività di pompe funebri, attesa le modalità con cui sono avvenuti i fatti”. Squecco. imprenditore nel settore delle Pompe funebri e trasporto infermi, è colui che la notte dell’elezione di Alfieri aveva disposto che i mezzi di soccorso abbandonassero le postazioni a loro assegnate nell’ambito del servizio di emergenza territoriale 118, per da vita al corteo di ambulanze esultanti per Alfieri. Condannato con sentenza definitiva per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso a un rivale delle pompe funebri, Squecco è ritenuto un uomo vicino al clan Marandino della Piana del Sele e in seguito alla condanna inizierà ad essere colpito da sequestri e interdittive antimafia. Quella notte, oltre alla vittoria di Alfieri, festeggiava anche l’elezione a consigliere comunale di sua moglie, Stefania Nobili. La prima eletta in una lista del neo sindaco. Il 20 gennaio Squecco e Nobili sono stati arrestati con accuse di riciclaggio e reintestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa riguardo la gestione delle onlus titolari delle ambulanze fatte sfrecciare quella notte. Il Sostituto procuratore Francesca Fittipaldi, ha depositato al Riesame anche il verbale di Sica, ed intercettazioni e informative che ricostruiscono pezzi dei rapporti tra Squecco e Alfieri. In qualche caso mediati dall’ex vice sindaco di Albanella, Pasquale Mirarchi, indagato per turbativa d’asta, arrestato nel maggio 2019 durante una perquisizione per colpa del rinvenimento di un’arma con la matricola abrasa. Anche Alfieri – non indagato in questo procedimento ma indagato in un altro fascicolo con accuse di voto di scambio politico-mafioso per fatti risalenti a quando era sindaco di Agropoli – è stato intercettato. Ci sono tre pagine di brogliacci delle sue telefonate e di qualche sms. Altra circostanza riguarda il Lido Kennedy di Paestum, una delle proprietà dell’impero imprenditoriale di Squecco. Ufficialmente intestato alla moglie, il 20 marzo 2018 lo stabilimento balneare viene sottoposto à sequestro nell’ambito di un provvedimento antimafia ai danni di Squecco. Che a quel punto si rivolge a Mirarchi. E’ un amico, con lui ha spesso discusso di progetti comuni. Ma soprattutto “è politicamente vicino ad Alfieri”, si legge nell’informativa. Ed è vero, Mirarchi tra l’altro è stato uno dei 400 amministratori firmatari di un documento di sostegno alla candidatura di Alfieri nella lista Pd alle politiche. Il 31 marzo e il 1 aprile Squecco e Mirarchi si sentono spesso. Squecco gli chiede di “aiutarlo” con un “intervento” su Alfieri. Il 2 aprile Mirarchi chiama Alfieri e i due fissano un appuntamento per il giorno successivo a Ponte Barizzo, quando Alfieri sarà tornato da Napoli, dove lavora come consigliere per il governatore De Luca ai fondi dell’agricoltura. L’incontro avviene poco prima delle 18 del 3 aprile 2018. Venti minuti dopo, Mirarchi è a Paestum. Per incontrare Squecco. I due colloquiano in macchina. La cimice registra. Mirarchi riferisce a Squecco l’esito del colloquio con Alfieri.