«Le associazioni di categoria dovrebbero scomparire»

Scritto da , 1 Luglio 2019
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di Erika Noschese

Le associazioni di categoria dovrebbero essere dapprima commissariate e poi sparire tutte». Parole dure quelle pronunciate da Patrizia Caputo, presidente del consorzio commercianti di Torrione, fortemente amareggiata dopo la delibera della Regione che, di fatto, ha anticipato di una settimana i saldi in tutta la Campania, Salerno compresa, per tentare di incentivare il commercio in occasione delle Universiadi 2019. «Io e tanti altri miei colleghi siamo arrabbiatissimi perché hanno anticipato questi saldi ancor prima della data, rovinando tutto un settore – quello del comparto commerciale – che già era in enorme difficoltà», ha infatti dichiarato la Caputo che parla di «pesanti anni di sopportazione» ma questa stagione è stata la peggiore, soprattutto il mese di maggio, a causa delle condizioni metereologiche che hanno contribuito ad uno stop forzato per molti esercizi commerciali presenti sul territorio salernitano ma – dice la presidente del consorzio commercianti di Torrione – «nel momento in cui potevamo vendere e cercare di rifarci hanno anticipato i saldi di una settimana, rovinando ancor di più le nostre situazioni economiche e di sostentamento». Una polemica, questa dei commercianti della zona orientale della città capoluogo che va avanti ormai da anni senza però ricevere alcuna risposta. Da qui la proposta della Caputo di far slittare i saldi di un mese, posticipandoli al mese di agosto: «purtroppo noi invece di andare avanti andiamo indietro e li anticipiamo – attacca il presidente – A livello regionale a chi dobbiamo rivolgerci per esporre le nostre problematiche? Non riusciamo a sostenere i fitti, i costi, i dipendenti. E le tasse ci tartassano. A questo punto perché non vengono a prendersi le chiavi dei nostri negozi e fanno loro al posto nostro?». Ormai da anni il commercio locale è in crisi, a risentirne maggiormente sono proprio le zone di Pastena, Torrione, Mercatello ma anche zone centrali come piazza San Francesco o il corso cittadino dove da più di due anni ci sono saracinesche abbassate e negozi che non riaprono più. «Abbiamo un tasso di difficoltà elevatissimo, non abbiamo più accesso al credito e abbiamo clienti depennati da vendite online, vendite di questi grossi contenitori che premono per anticipare i saldi perché c’è chi preme, a livello nazionale o di associazione di categoria, sono questi grossi imprenditori dei centri commerciali che hanno milioni e milioni di capi da smaltire e per loro è una questione di numeri. Noi invece facciamo vendita di vicinato, abbiamo da gestire le nostre famiglie con queste imprese e veniamo schiacciati da queste grosse decisioni. Il mio attacco è rivolto anche alle associazioni di categoria che ci hanno ormai veduto ma dove sono? A tutela di chi? Dovrebbero sciogliersi tutti ed essere commissariati perché non fanno il bene della base che loro tanto citano – attacca ancora Patrizia Caputo – Noi siamo nessuno, per loro e se nessuno siamo voglio sentirmi rappresentata a livello nazionale, regionale e provinciale da questi signori che non fanno altro che i loro sporchi interessi e si vendono per le poltrone dove stanno beatamente seduti. Ormai da anni possiamo far credito solo sulle nostre spalle. Colleghi che aspettano queste situazioni come input per andare avanti ma ci schiacciano ancora di più. Le associazioni di categoria dovrebbero scomparire».

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