Le 26 donne morte annegate

Scritto da , 16 novembre 2017

Erika Noschese

Le ventisei giovani migranti morte a largo di acque internazionali e giunte a Salerno lo scorso 5 novembre, a bordo della nave mili- tare spagnola “Cantabria” riceveranno degna sepoltura. Venerdì 17, alle ore 10, saranno in- fatti celebrati i funerali presso il Cimitero Monumentale di Salerno. In tale occasione, il Comune di Salerno ha proclamato lutto cittadino e, in segno di rispetto, verranno simbolicamente spente le Luci d’Artista dalle 18.30 alle 19. Al rito funebre prenderanno parte monsignor Luigi Moretti e l’Imam Abderrhmane Es Sbaa. Nove delle salme verranno sepolte nel cimitero di Salerno mentre le restanti in alcuni comuni limitrofi quali Petina, Sassano, Montesano sulla Marcellana, Battipaglia, Contursi Terme, Novi Velia, Polla, Atena Lucana, Montecorvino Rovella, Pellezzano, Baronissi, Pontecagnano, Sala Consilina. Inoltre, sembra data per certa la presenza del ministro dell’Interno Marco Minniti che dovrebbe prendere parte al rito funebre. I migranti ed i cadaveri giunti in città sono stati soccorsi e recuperati in quattro diverse operazioni effettuate a largo delle coste libiche lo scorso 3 novembre. In particolare, 146 migranti – di cui 28 bambini, 97 uomini, 21 donne ( di cui 3 in- cinte) – sono state recuperate a bordo di un gommone della nave spagnola Cantabria; altri 64 migranti – di cui 6 bambini, 36 uominie 26donne(dicui2instato di gravidanza) – sono state recuperate in mare dopo il parziale affondamento del gommone su cui viaggiavano insieme ad altre 86 corpi dispersi in mare proprio in seguito all’affondamento del gommone e dunque, quasi certamente, morti per annegamento. Anche in questo caso, i migranti vivi ed i corpi recuperati sono stati portati a bordo della Cantabria. La terza operazione di salvataggio ha permesso di recuperare 140 migranti – di cui 12 bambini, 88 uomini e 40 donne – che viaggiavano a bordo di un gommone della M/N Bergamini della Marina Militare italiana e successivamente trasbordati sulla nave militare spagnola che si è poi diretta verso il porto di Salerno. L’ultima operazione ha permesso il recupero di 1821 migranti, di cui solo 53 salvati ( 8 bambini, 39 uomini e 6 donne di cui due incinte) che erano a bordo della nave irlandese L.E. Niamh e poi trasferiti a bordo della Cantabria. Durante quest’ultimo salvataggio sono state recuperate anche 23 salme delle giovani nigeriane mentre altre tre erano a bordo della Bergamelli, la nave italiana che ha recuperato i migranti vivi ed i cadaveri in mare Libico. Sul corpo delle salme sono state effettuate visite esterne ed esame au- toptico. Il pool di medici legali, coordinati dal professor Crisci, ha indicato come causa della morte l’asfissia per annegamento mentre in un caso, il decesso è riconduci- bile allo shock emorragico dovuto alla rottura del fegato, senza però evidenti segni esterni da rapportare ad eventi traumatici avvenuti prima della caduta in acqua e dunque ipoteticamente attribuibile al- l’impatto contro le superfici solide smusse. Sulle salme, dunque, non sono stati riscontrati segni di violenza fisica o sessuale recente. Dopo l’effettuazione dei prelievi dei campioni necessari ad una futura identificazione, la Procura di Salerno ha emesso il nulla osta al seppellimento dei cadaveri e – previa autorizzazione da parte del Tribunale Civile di Salerno – saranno seppellite anche le salme non identificate mentre il Tribunale Civile ha autorizzato la tumulazione dei corpi non ancora formalmente identificati. Due cadaveri sono stati riconosciuti nel primo caso dal marito e nel secondo da un fratello. Si tratta di Marian Shaka, di fede musulmana, e Osato Osaro, di fede cristiana. Intanto, la Polizia Giudiziaria sta procedendo al tentativo di rintraccio dei parenti delle altre vittime, avvalendosi dei numeri di cellulare rinvenuti nascosti tra i vestiti delle donne morte, oltre ad inoltrare le fotografie dei loro volti alle Ambasciate in Italia degli Stati di presunta provenienza delle giovani donne. Ad oggi è stato possibile contattare telefonicamente i familiari di tre donne decedute che hanno fornito le generalità dei parenti di cui non avevano più notizie che sarebbe originarie della Nigeria.

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