Laura Patrizia Cagnazzo: “A scuola in presenza? E’ presto per dirlo, dipende dai contagi”

di Monica De Santis

“Il quesito che tutti, in questi giorni, si stanno ponendo, è se a scuola si torna in presenza e come si tornerà”. Laura Patrizia Cagnazzo, Vice Presidente AssoMiMe aps est (Associazione Mezzogiorno-Italia- Mediterraneo-Europa), Delegata alla Scuola & Formazione, cerca di rispondere ad un quesito, che come lo scorso anno è stato posto e viene posto, da migliaia di genitori e di studenti. Un quesito, che come spiega la Cagnazzo non ha ancora risposta. Colpa di tanti fattori, ma anche e soprattutto dei contagi che invece di scendere sono tornati, nelle ultime settimane, a salire. “Purtroppo le incognite sono davvero molte. E prima di decidere se si potrà tornare in presenza oppure no, credo che il Cts, stia analizzando tutte le situazioni. A partire dai vaccini a docenti e personale scolastico, i vaccini per gli studenti, la curva dei contagi e l’effettiva pericolosità della nuova variante Delta. – prosegue la Cagnazzo – Oggi registriamo ancora una buona parte di docenti, che non si è vaccinata e che probabilmente non si vuole vaccinare. Abbiamo iniziato troppo tardi la vaccinazione degli over 16. Dunque su questo punto siamo ancora indietro, nonostante il generale, delegato al Covid, ha promesso che in poco tempo dovrebbero essere attivate le procedure per accelerare, proprio, la campagna di vaccinazione per i più giovani. Anche se, onestamente, vedo che c’è molta resistenza da parte dei genitori a far fare il vaccino ai figli. Senza contare che non ci sono vaccini per i più piccoli, quindi comunque avremo una parte, molto consistente di studenti, che non avrà nessuna protezione, quindi difficile parlare veramente di scuola in sicurezza”. Dunque secondo la Cagnazzo si ritornerà a scuola quando si potrà o meglio “Quando il Cts detterà le nuove linee guida per il rientro in classe in sicurezza al Ministero della Salute e questo a sua volta lo diffonderà al Miur. Quindi attualmente, stiamo vivendo ancora in un periodo di grande incertezza, lo scorso anno di questi tempi eravamo a scuola con il metro in mano a misurare la distanza di un metro tra banco e banco. Poi con la variante inglese ci è stato detto di aumentare il distanziamento a due metri, ora sentiamo che questa nuova variante è molto più aggressiva e che bastano 15 secondi a contatto con un contagiato per prendere il virus, quindi neanche il distanziamento previsto fino allo scorso mese di giugno sembrerebbe non sufficiente. Credo che adesso, sia davvero il caso di non fare previsioni e di attendere, anche se capisco bene che sono tante le persone che vorrebbero una risposta immediata. Certo è, su questo sono un po’ critica, l’investimento fatto con il piano scuola poteva essere gestito diversamente, era preferibile prevedere l’acquisto di sanificatori per l’aria che consentisse a tutte le scuole di poter far lezione nei mesi invernali senza dover tenere le finestre aperte. Perchè questo sarà un altro vero problema. Insomma, in sincerità, credo che avremo un altro autunno molto caldo, dal punto di vista scolastico. Ciò che mi auguro è che si riveda in primis la metodologia d’insegnamento qualora si dovesse continuare ad utilizzare la Dad, perchè, come dimostrato dalle ultime prove invalsi il livello d’istruzione dei nostri ragazzi, e non parlo del Sud d’Italia, ma di tutti gli studenti italiani è sceso di molto, questo a dimostrazione che la dad da un lato ci ha dato la possibilità di proseguire le lezioni ed il nostro programma, ma non ci ha permesso di coltivare al meglio la preparazione dei nostri ragazzi. Quindi il tutto deve essere rivisto, bisogna prevedere un programma di studi che possa essere efficace anche con la didattica a distanza o mista”