Laura Milite, l’infermiera che ora insegna l’arte del cucito – Una passione che l’accompagna fin da bambina riesplosa in un particolare periodo della sua vita

Scritto da , 19 Agosto 2019
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di Rosario De Sio

Laura Milite donna, compagna e madre, laureata in infermieristica, a suo tempo, decide di abbandonare il posto sicuro per mettersi in gioco e seguire la sua passione, il suo sogno quella della sartoria. Oggi Laura, di Nocera Superiore è una sarta affermata che insegna in una scuola di moda a Cava de Tirreni dove ogni giorno trasmette alle giovani allieve la passione per il cucito e lavora privatamente realizzando abiti su commissione per privati, compagnie teatrali e ballerine di tango. A distanza di anni racconta gli inizi di quel percorso. «Questa è una passione che ho sempre avuto da quando ne ho memoria. Da piccola creavo inventavo abiti con foglie, con vecchi giornali e con quello che avevo a disposizione – racconta Laura Milite scavando nei ricordi- Ricordo che raccoglievo i tulle ovunque e confezionavo abiti o alle volte scialli o piccoli foular. Creavo vestiti con ciò che trovavo, ogni materiale che avevo a disposizione era buono per me. Oggi le cose sono cambiate, alla mia età circa cinquant’anni fa non c’erano molti canali cui accedere per trarre ispirazione e creare. Non esisteva internet, non c’erano i tutorial su youtube o i videocorsi. Stava tutto alle tue capacità alla tua fantasia creare e poi essere brava a dar forma concreta e materiale a quell’idea». Laura ricorda come da piccola abbia cercato in tutti i modi di perfezionare quello che, inizialmente, riteneva essere solo un passatempo: «Ero molto curiosa e avevo una zia sarta che andavo a trovare molto spesso. Ricordo che ogni scusa era buona per andarla a trovare e imparare un po’ della sua arte. Si apprende molto stando a guardare lavorare le vecchie signore, quelle di una volta, che con l’ago e lo spago e un po’ di stoffa realizzano cose bellissime». Volevo diventare medico ma la mia famiglia non aveva quelle possibilità ciononostante non mi sono arresa e ho intrapreso la carriera d’infermiera – racconta Laura – ho fatto la scuola professionale con l’idea fissa in testa di fare l’infermiera». Una professione stabile dunque conquistata con tanta fatica ma come si dice, la vita ti mette sempre alla prova e ti costringe a metterti in gioco continuamente: «Ho avuto il mio primo figlio a vent’anni. Dopo circa otto, nove mesi ho scoperto che il bambino era affetto da epilessia. Quando si sono manifestate le prime crisi è iniziato per me un calvario» racconta Laura ripensando a quei momenti bui. «Sono una persona molto forte e decisa ma devo ammettere che non è stato facile accettare questa cosa. È stato davvero un periodo molto difficile avevo 20 anni e gestire questa situazione è stata dura per me. Abbiamo girato molti ospedali, sei mesi a Siena poi Bologna, Napoli, Roma e molte cliniche perché l’epilessia non si combatte facilmente». È in quel periodo che ho sviluppato una forte avversione per gli ospedali racconta Laura sottolineando l’importanza che in quel momento ha rappresentato il cucito per lei. «La mia passione è stata quasi una distrazione per me, un’ancora alla quale aggrapparsi per dimenticare tutto il resto, un modo per evadere da quella situazione. in un certo senso mi ha salvato aiutandomi a mantenere i nervi saldi e a non impazzire». È proprio nella sofferenza però che Laura ha avuto l’idea, l’intuizione di trasformare quest’hobby in un lavoro: “ Avevo sviluppato un vero e proprio astio per gli ospedali, non ne volevo sapere più di medici, infermieri e ospedali. Ritornare a lavorare li sarebbe stato impossibile per me la sola idea mi dava la nausea. Così mi sono detta ma perché non puntare tutto su quello che mi piace fare? Mi sono detta ma se questa è la mia passione perché non la trasformo nel lavoro della mia vita”. “Ho iniziato alla scuola di moda di Napoli e poi ho terminato gli studi a Roma adesso insegno sartoria e modellistica in una scuola di moda a Cava e in più lavoro per me stessa. Sono davvero felice della scelta che ho fatto e della carriera che ho intrapreso, li ho imparato un metodo, ho capito come creare i modelli e come realizzarli al meglio senza altro dispendio di energie. Il lavoro di certo non manca e ho una clientela che si affida a me per confezionare abiti particolari o semplicemente per riparare e rinnovare vecchi capi d’abbigliamento – aggiunge – Laura. Riportare in vita vecchi abiti è una grande soddisfazione perché questi rinascono ed è come se per me acquisissero una seconda vita”. Laura però non si è di certo fermata qui, un’altra grande passione che ha sempre coltivato è quella per il teatro: «Da piccolina costringevo tutte le mie amiche e i miei cuginetti a prendere parte alle mie recite, improvvisavo alle volte o prendevo spunto dai classici, ci divertivamo un sacco a recitare. Negli anni ho avuto la possibilità di lavorare con alcune compagnie teatrali non solo campane ma anche romane. Ho realizzato e confezionato abiti che poi sono stati portati in giro per l’Italia e questa per me è una grande soddisfazione». Uno degli spettacoli che ha contribuito a realizzare con i suoi costumi è il Giocatore di Dostoevskij messo in scena dal maestro Gabriele Russo. «E’ stato uno dei momenti più belli che abbia vissuto fin’ora, poter realizzare gli abiti per un opera importante come quella di Dostoevskij è stata davvero un emozione unica. Lo spettacolo è stato rappresentato al Bellini di Napoli circa due anni fa ma la compagnia ha girato tutta l’Italia con i miei abiti e per me significa molto. L’abito che ho creato ha contribuito in qualche modo a dare spessore e unicità al personaggio e io sono felice nel mio piccolo di aver contribuito a questa creazione”. Oltre ad abiti per il teatro Laura confezione anche abiti da tango. «Il tango è da sempre una mia passione e anche qui ho cercato di dare il mio contributo realizzando alcuni capi particolari. Molti sono stati indossati da ballerine anche a livello internazionale soprattutto argentine». Laura non pubblicizza i suoi capi, non si serve dei social come si fa oggi, gli ordini arrivano grazie al vecchio sistema del passa parola. «Non mi faccio pubblicità sui social sono negata per l’informatica e non mi piace stare ore davanti al pc o ad un tablet, se un prodotto e buono si vende da solo. Questo è un lavoro che richiede molta passione e a discapito di ciò che si crede è molto sacrificato. Quello della sarta è un lavoro duro che comporta sacrificio, impegno e dedizione. È un lavoro che ti assorbe completamente, è fatto di piccole cose, di cura di attenzione al dettaglio, non si può avere fretta di fare, bisogna essere concentrati». A tal proposito l’artigiana sottolinea proprio come un errore comune fatto dalle giovani ragazze che studiano moda e sartoria sia proprio quello di voler ottenere risultati immediati senza sacrificio: «Non bisogna lasciarsi prendere dall’ansia di arrivare al successo. Il lavoro richiede tempo per essere metabolizzato per poter raggiungere poi alti livelli. Quando abbiamo realizzato gli abiti per il Bellini, siamo stati in uno scantinato con la polvere, lo spazio era poco e le ore di lavoro molte ma nonostante tutto abbiamo continuato. Quello della sarta è un lavoro bellissimo che mi da la possibilità di perseguire le mie due grandi passioni creare e rappresentare».

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