L’Auditorium sordo, non si sente più

Scritto da , 22 ottobre 2018
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di Erika Noschese

L’auditorium? Non si sente. O forse dovremmo essere più contemporanei, oltre che sarcastici, dicendo che dall’auditorium si intercetta “la voce del silenzio”. Ciò che si dovrebbe sentire, ciò che doveva già essere avviato e messo a disposizione dei conservatoriali e dell’intera cittadinanza per consentire l’utilizzo proficuo di un luogo di cultura e formazione altresì destinato al recupero della polvere, sta in realtà fermo in un angolo splendido della città di Salerno affinché possa godere a pieno del panorama a disposizione senza essere disturbato. Probabilmente è per questo che l’auditorium, al centro di incontri e dibattiti e polemiche da parte degli Enti principalmente coinvolti – li ricordiamo: conservatorio “Martucci”, Comune e teatro “Verdi” -, ha avuto il pregio di essere conteso da tanti per poi essere destinato ad una fase di stand-by, una pausa che dura ben più di una “breve” (la più lunga, per durata, tra le pause in musica) ma non merita di essere lasciata nel dimenticatoio. Il presupposto è semplice: l’auditorium deve essere gestito, con criteri oggettivamente proficui per la città e per la sua offerta formativo-culturale, da chi potrà garantire una pianificazione di appuntamenti ed eventi nonché una manutenzione ordinaria della strumentazione in dote. Il presupposto per la mancata assegnazione, paradossalmente, riguarda sia il programma sia i fondi a disposizione per la gestione e manutenzione ordinaria della sede: il teatro Verdi grazie alla Regione potrebbe avere tutto il sostegno economico che serve, mentre il Martucci no. A nulla serviva pensare che il Martucci avrebbe messo a disposizione il materiale umano per il controllo, la manutenzione e l’accoglienza all’interno dell’auditorium. A nulla serviva pensare che l’auditorium, essendo attaccato al “Martucci” sia fisicamente sia moralmente (è tra i pochi conservatori d’Italia a non avere un auditorium a disposizione per lo sviluppo delle attività didattiche e per produrre una programmazione in uno spazio “interno”, tanto è vero che la direzione ed i dipartimenti sono costretti a far vagabondare gli studenti in luoghi sempre diversi della città, probabilmente perché il Comune di Salerno è particolarmente affezionato alla Traviata ed in particolare alla scena 10 del secondo atto, dove si balla e danza tra “zingarelle e mattadori”), sarebbe da assegnare naturalmente al conservatorio. Ovviamente ci sono anche altre questioni da risolvere: su tutte le sedute, attualmente utilizzabili soltanto per gli scuolabus che dovrebbero coprire le tratte da e verso le scuole materne. Sedute piccolissime, criticate in primis proprio dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, mai messe al centro dell’attenzione negli ultimi mesi. Viene da pensare che, in questo modo, si darà la possibilità a un plesso che è già costato oltre 8 milioni di euro (di cui più di 6 provengono dal Fondo europeo di sviluppo regionale) di poter legittimare un percorso di rifacimento delle sedute (che potrebbero, dunque, non essere più 310 come si registra ad oggi) per mezzo di fondi
che dalla Regione potrebbero essere assegnati al teatro Verdi consentendo all’operazione di realizzarsi senza troppi problemi. Quei problemi che, come è noto soprattutto da qualche mese a questa parte, anche e soprattutto il conservatorio sta facendo registrare presso Palazzo di Città. Utilizzando il grido più forte, quello del silenzio. Ed è forse per questo che l’auditorium non si sente più.

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