L’Asl ha assunto come dirigenti-avvocati tre candidati al concorso che avevano copiato le prove scritte

Scritto da , 25 settembre 2017

 

PEPPE RINALDI

 

Quando la scuola era ancora una cosa abbastanza seria e non una catena di montaggio di ragazzotti insicuri (e ignoranti) da proteggere con corsi di formazione contro il bullismo o, peggio, di indottrinamento di ardite tesi sulla sessualità a’ la carte, se beccavano qualcuno a copiare erano dolori. Giustamente. Non tanto la versione di latino o greco, ne’ il compito di matematica o altre materie che presuppongono uno studio che per mille ragioni potrebbe pure non esserci stato, quanto il tema scritto, l’unico momento di autenticità della persona, dello studente, dell’esaminando. Copiarlo, in tutto o in parte, era -ed è – prima di tutto un’ammissione indiretta della propria incapacità a mettere insieme parole e idee. Se fatto in età adulta, poi, la cosa assume un tratto diverso. Ecco perché esistono (esistevano) i professori, i commissari, gli addetti al controllo. Che spesso stangano i furbetti del compito in classe, dell’esame di stato, del concorso pubblico. O, almeno, dovrebbero. E quando ciò avviene non è sempre detto che il copiatore ne sconti il fio. Anzi.

Il problema infatti è che alla “variabile Tar” (Tribunale amministrativo regionale) nessuno aveva pensato, nel senso che oggi è possibile leggere in sentenze della sezione di Salerno che, in fondo, se al concorso pubblico hai copiato 4 pagine su 15 o 3 su 12, o 2, 4 o 6 su 19 etc., non hai fatto nulla di grave, anzi si tratta di una cosa “assai modesta, ai limiti dell’irrilevante” (testuale) e perciò nessuno può dirti che il tuo componimento non sia originale. Avete letto bene: copiare un terzo, un quarto, un quinto o due decimi di un tema, per giunta in un concorso pubblico, secondo un collegio di giudici amministrativi (sentenze 3431/2008- 3434/2008- 3435/2008) si può fare, e se gli esaminatori ti hanno giustamente escluso loro ti rimettono in sella ai sensi di questo e quello, sviluppando un ragionamento che, grazie all’art.21 della costituzione, noi oggi possiamo definire eufemisticamente acrobatico.

Tutto nasce da un concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura a tempo indeterminato di posti di avvocato-dirigente nell’Asl di Salerno indetto 13 anni fa, al tempo in cui l’azienda non era ancora stata accorpata e c’erano la Salerno 1, Salerno 2 e Salerno 3. Stiamo parlando della Salerno 1, anche se il capolavoro finale l’ha realizzato l’Asl dei nostri tempi. Proviamo a riassumere, perché l’aspetto del plagio impunito è forse il meno pesante di questa storia tutta italiana, accaduta nella Campania del presidente De Luca che ha preso Santa Lucia al grido di “Cambiare tutto”.

Tre candidati, già dipendenti dell’ufficio legale, tentano il grande salto da funzionari a dirigenti (che significa molto in termini di carriera e, soprattutto, di stipendio) ma vengono smascherati dalla commissione esaminatrice: elaborati identici in diverse parti, un’intera pagina di uno di quei manuali per i concorsi che si trovano anche sulle bancarelle era stata pedissequamente trascritta nell’elaborato. Ovviamente i commissari se ne accorgono e non li ammettono alla prova successiva: in un paese serio, in realtà, avrebbero dovuto essere licenziati in tronco, ma questa è un’altra storia. Continuiamo con la nostra, che si rivela perfino divertente.

I tre candidati, dunque, più che la contrizione scelsero l’azione. E cosa si fa in Italia in questi casi? Si va in tribunale, sia penale che amministrativo. Infatti scatta una bella querela contro la commissione, dando l’avvio ad un processo per abuso d’ufficio ed altro contro i membri della stessa, motivandolo soprattutto con una grave inimicizia di uno dei componenti nei loro confronti. Inizia il solito calvario degli imputati, assolti in primo grado, condannati parzialmente in appello e infine definitivamente assolti dalla cassazione: si discuteva d’altro nel processo fatto a Nocera, poi a Salerno e infine a Roma (cioè se escludendo i tre candidati ci fosse stato abuso d’ufficio o violazione di altra normativa) ma in tutti e tre i gradi di giudizio è scritto a chiare lettere che i temi erano copiati, in tutto o in parte conta poco, avevano copiato e basta. I copiatori, intanto, sono rimasti al loro posto, continuando a lavorare per l’Asl nonostante avessero cercato di fregarla. Le cose poi si complicano, si ingarbugliano fino a quando il Tar demiurgicamente interviene riammettendo gli esclusi. Siamo nel 2008 e fino al 2016 la cosa rimane sospesa nell’aria, quando l’allora commissario straordinario Antonio Postiglione nomina una nuova commissione per evitare un commissario ad acta (che della conclamata copiatura magari avrebbe potuto avere una visione diversa) dopo che -comprensibilmente- i tre avevano chiesto all’azienda di ottemperare alla sentenza del Tar. La nuova commissione poteva fare due cose: recepire i precedenti verbali o misconoscerli. Visto com’è andata si presume abbiano optato per la prima. Ma c’è un problema, grande quanto una casa: non essendo stata rifatta la prova scritta l’unica che potevano valutare era quella con le diffuse copiature. Invece, non solo l’hanno valutata positivamente, attribuendo punteggi alti, ma nel farlo avrebbero obiettivamente violato principi cardine della disciplina dei concorsi pubblici, quelli della segretezza e dell’anonimato. In pratica, quando la nuova commissione ha esaminato -diciamo- le prove sapeva già di chi fossero, quali i nomi dei candidati, insomma ci siamo capiti. Ancora: uno dei tre amanuensi era membro dell’Oiv, l’organo interno alle aziende sanitarie preposto alla valutazione dei dipendenti, quindi anche dei nuovi commissari. Non è fantastico? Chi siano i copiatori di prova d’esame è del tutto ininfluente, di certo sarà stata nulla la circostanza che tra essi vi sia lo stretto parente di un magistrato, oppure un dirigente politico già con alti incarichi istituzionali in un centro vicino Salerno e con aderenze presso l’entourage del governatore De Luca grazie a rapporti privilegiati con un ras del Pd di quella stessa zona. Questo è del tutto incidentale.

Sta di fatto che l’attuale Asl, il 13 settembre scorso ha deliberato (del.n. 853) l’assunzione dei tre -invero ne ha aggiunti altri tre- in un processo di superfetazione dell’offerta di rappresentanza legale di cui tutti avvertivamo la necessità. Il prossimo 1 ottobre prenderanno servizio. Naturalmente nei nuovi uffici che la struttura sta mettendo loro a disposizione.

Con sprezzo del ridicolo, qualcuno ha salutato l’evento all’insegna del “finalmente, dopo 13 anni, l’Asl porta a termine un concorso”. Non è un grande paese l’Italia?

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