Lasciano il carcere per i domiciliari il giudice Mauriello e altri cinque

Scritto da , 20 Ottobre 2019
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E’ durata una giornata la detenzione dei 6 dei 7 arrestati dell’operazione sulle tangenti per aggiustare le sentenze della commissione tributaria. Resta ancora in carcere a Roma Casimiro Lieto, difeso dall’avvocato Giovanni Sofia, che sarà interrogato domani. Ieri mattina invece gli interrogatori degli altri indagati che poi hanno ottenuto i domiciliari. Davanti al Pm Guarino e il Gip Indinnimeo si sono alternati con i loro avvocati Antonio Mauriello (membro del Consiglio nazionale della giustizia tributaria), Giuseppe Pagano (giudice tributario), Rosario Attilio Passarella (dipendente presso la commissione tributaria), Francescopaolo Savo (professionista tributario), Giuseppe Somma (rappresentante della Full Project) In sostanza un po’ tutti hanno ammesso le loro responsabilità ma dagli interrogatori è venuto fuori ancora altro elementi per continuare le indagini, soprattutto sul ruolo che avrebbero svolto Naimoli e Sammartino, definiti i signori dei big l i e t t i n i .   Chiarita anche la posizione di Giuseppe Somma, commercialista della stessa ditta che ha dimostrato di nonn aver svolto nessun ruolo avendo compiti diversi da quello di consulente. Anche lui, difeso dall’avvocato Orazio Tedesco, ai domiciliari. Secondo le voci raccolte dagli interrogatori sarebbero stati gli stessi uomini infedeli a contattare le possibili vittime che erano in attesa di giudizio millantando conoscenze in alto. Un altro dipendente della commissione tributaria Rosario Attilio Passarella, difeso dall’avvocato Carmine Guadagno, ha ammesso parzialmente le prorpie responsabilità affermando solo di aver fatto da corriere per consegnare una busta a Fernando Spanò, presidente della V commissione tributaria ma non di essere a conoscenza del contenuto. Anche Mauriello, detto il bell’Antonio, difeso dal figlio Claudio (patron dell’Avellino) è andato ai domiciliari. Diversi gli addebiti l più eclatante riguarda la Soigea del sarnese Pappacena, già patron della Sarnese calcio. In ballo c’erano ben 35 milioni di euro di euro. «Pappacena era roba di Mauriello», si legge nelle carte. Ed è Mauriello che promette 10 mila euro al giudice in cambio della pronuncia favorevole per l’imprenditore. Soldi che vengono elargiti il giorno dopo il deposito delle motivazioni

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