L’arte del piano Trio

Scritto da , 15 maggio 2016

Continuano le domeniche musicali a Sapri con il Nuovo Trio Parsifal ospite dell’Associazione “Antonio Vivaldi”

 Di OLGA CHIEFFI

L’appuntamento festivo dell’Associazione “Antonio Vivaldi” di Sapri, è stato affidato dal direttore artistico del sodalizio culturale Vincenzo Zupi, al Nuovo Trio Parsifal. Questa sera, i riflettori dell’Auditorium “Carlo Pisacane” illumineranno alle ore 19,45 il violino di Patrizia De Carlo, il cello di Claudia Della Gatta e il pianoforte di Anna Paola Milea. La serata verrà inaugurata dal giovanile trio in Sol scoperto solo di recente composto da Claude Debussy nell’estate del 1880, quando il musicista era al servizio di Nadezda von Meck. Il Trio, in quattro movimenti, appare convenzionale nella forma, ma possiede un grande fascino melodico. Si trovano ombre di Massenet, Franck e Fauré. I pizzicati dello scherzo ci portano nelle atmosfere dei balletti di Léo Delibes, compositore-pilastro dei corsi di lettura di partitura che Debussy aveva frequentato in quegli anni. Sebbene il Trio tenda verso una forma di contemplazione non c’è praticamente traccia del linguaggio molto personale che caratterizzerà il tardo Debussy. Si notano tuttavia degli elementi che diverranno cardine del modo di scriverevere di Debussy: il debole per le frasi di quattro battute, che verso la fine dell’ultima misura sembrano in attesa “che arrivi qualcuno a fare qualcosa” che contribuiranno a quell ‘aria di contempla­ zione passiva tipica del Debussy maturo. Anche l’uso delle note pedale che mettono in rilievo gli elementi decorativi e la tendenza verso modelli melodici di tipo modale che dieci anni più tardi daranno al Pelléas et Mélisande la sua caratteristica atmosfera un po’ retrò. Si continuerà con il trio in Do Minore op.2, composto dal boemo Josef Suk, composto in prima stesura nel 1889 e ultimato due anni più tardi. Il tema principale all’apertura Allegro è espressa da una potente serie di accordi di piano contro una melodiadegli archi. Il secondo tema più lento, introdotto dal violoncello, è più lirico. Il secondo movimento è un sorprendente, Andante. Si tratta di una danza popolare rilassata ed elegante. Il tema principale per il finale, Vivace, è una danza molto originale e fortemente sincopata. Chiusura affidata al Dmitrij Sostakovic del Trio n°1 in Do minore op.8, datato 1923.In queste pagine egli coltiva i sofferti umori di un’esistenza difficile e mostrò quell’acuta vena sarcastica che gli permetteva di denunciare in modo sferzante le pesanti vessazioni, l’amaro pane quotidiano riservato dalla tirannide comunista alla società dell'”uomo nuovo”. Nella musica da camera Shostakovich trovò una delle poche ragioni di sopravvivenza: morale e intellettuale; e in essa c’è anche la sua profonda cultura e l’amore per i classici. Il Trio n.1 fu composto nei giorni del diploma di pianoforte, a diciassette anni in forma di variazione, dedicato a Tatyana Glivenko.

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