L’arte del cantare nella musica strumentale

Scritto da , 3 agosto 2016

Francesco Nicolosi e l’Orchestra salernitana al Ravellofestival nella commemorazione di Giovanni Paisiello

 

Di ROSANNA DI GIUSEPPE

 

Tutto dedicato a Paisiello uno dei grandi eventi del Ravellofestival, doveroso omaggio in occasione del bicentenario della morte del musicista pugliese, sommo esponente della scuola napoletana, impreziosito dalla appassionante commemorazione dell’artista, tenuta da Paolo Isotta nelle due ore precedenti l’evento. Programma del concerto, tenuto dal pianista Francesco Nicolosi, in quest’occasione anche direttore, e dall’Orchestra Filarmonica Salernitana Giuseppe Verdi, i due concerti per tastiera, n.4 in sol minore e n.5 in re maggiore, rispettivamente preceduti dall’ouverture della Fedra e da una Sinfonia d’opera congiuntamente all’ouverture dalla Proserpine. Come sottolineato da Isotta che ha fornito un quadro a tutto tondo di questo straordinario musicista di statura europea, particolarmente rappresantativo dell’epoca storica in cui visse, di cui colse le tendenze stilistiche nuove ma in una sorta di summa di una vastisiima tradizione musicale che lo vide spaziare tra tutti i generi musicali da quello più immediatamente visibile e legato al successo dell’opera e del teatro, a quello sacro, al celebrativo così come anche al puramente strumentale, i concerti per strumenti a tastiera e orchestra sono opere di una tale qualità da poter essere poste immediatamente dopo i concerti mozartiani. Il maestro Nicolosi che li ha incisi per la Naxos, ha fornito dei due proposti, un’esecuzione improntata a quella sensiblerie e ricerca di verità connotanti la musica di Paisiello che traghetta verso il romanticismo la sua musica sia vocale che strumentale, non a caso attuando scambi significativi, nel senso del “dare” e dell’ “avere” con due grandi esponenti del classicismo viennese a lui contemporanei quali Haydn e Mozart. Risalenti per buona parte al periodo in cui il musicista risiedette in Russia alla corte di Caterina II (1776-1783) per poi rientrare al servizio di Ferdinando IV a Napoli, e destinati all’esecuzione di nobili, rivelano in particolar modo l’evoluzione della scrittura strumentale paisielliana. Così Nicolosi ne ha messo in evidenza con eloquenza il garbato virtuosismo, la cantabilità, l’imprevedibilità, la fantasia e il racconto in musica, per cui il pianoforte non può che esaltare le peculiarità di una scrittura che guarda già al futuro. Decisamente rivolto al romanticismo il Largo del concerto in sol minore che, dopo il piglio energico del primo movimento svoltosi quasi in continuità con il carattere drammatico dell’ouverture della Fedra con cui si è aperto il concerto, comunica un lirismo e uno struggimento collocantisi oltre la melodiosità patetica della scuola napoletana per attingere a tendenze sturmeriane. Il brillante rondò finale vede poi a proprio agio la spigliata tecnica del pianista che ha sfoderato ribattuti, trilli, scale senza offuscare cantabilità e dinamiche. Del concerto in re maggiore sono emerse la concentrazione e la concisione dei mezzi espressivi, qualità acquisita probabilmente anche in rapporto alle richieste di Caterina II che a quanto pare apprezzava la brevità, e il dialogo raffinato tra il solista e l’orchestra in particolare nello splendido Largo in re minore. All’Allegro moderato la cui esecuzione è risultata fluida spiccando l’elegante presentazione dei temi da parte dell’esecutore, abile nei ricami della melodia affidati alla mano destra, è seguito l’incantevole attacco pianistico del Largo intimo e dolente sulle scarne e singhiozzanti inerpunzioni dell’orchestra fino all’improvviso incipit dell’Allegro conclusivo in cui l’orchetra ben calibrata ha svolto ottimamente la sua parte in equilibrio con il virtuosismo solistico. Nei brani orchestrali si è ugualmente evidenziata l’omogeneità, la qualità timbrica e la capacità di evidenziazione delle dinamiche del complesso orchestrale salernitano ormai al suo ventunesimo anno di vita con un ricco curriculum alle spalle. Tre bis concessi da Nicolosi, significativamente il “Quartetto dei Puritani di Bellini” nella parafrasi di Thalberg, promotore dell “arte del canto” da applicare al pianoforte, il Valzer di Verdi dal “Gattopardo”, una vivacissima Sonata di Domenico Cimarosa, hanno concluso nell’entusiasmo del pubblico un evento musicale di valore.

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