L’appello del professore Domenico Verrengia: «Garantire a pazienti oncologici e fasce deboli esami in convenzione 12 mesi all’anno»

Scritto da , 9 Novembre 2019
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Puntuale a novembre, in virtù della trimestralizzazione predisposta per far fronte all’esaurimento dei tetti di spesa, è tornato il blocco delle prestazioni sanitarie a pagamento. Pet Tac, analisi cliniche ed esami radiologici quindi a pagamento. Una situazione che sta scatenando l’ira dei cittadini, costretti a “pianificare”, laddove possibile, i propri esami in alcuni periodi dell’anno, a inserirsi nelle lunghe liste di attesa delle strutture pubbliche o addirittura recarsi in altre regioni italiane pur di eseguire le prestazioni con la “copertura” del Sistema Sanitario Nazionale. “Ho chiesto all’ASL, tramite il mio centro privato di riferimento, di effettuare un importante esame per la mia salute in deroga ai tetti di spesa oppure di segnalarmi un altro centro, anche in un altro territorio, in cui effettuarlo. Non ho avuto ancora risposta, ma non posso permettermi di aspettare troppo tempo oppure sostenere un costo eccessivo” è il messaggio di un nostro lettore. A questa situazione si aggiunge la confusione prodotta da diversi centri privati, come segnalato da le Cronache negli scorsi mesi su denuncia di numerosi cittadini, colpevoli di accettare l’impegnativa medica nel periodo del blocco nonostante il divieto dell’ASL. Veri e propri centri fuorilegge che giustificano il proprio operato con la necessità di garantire una continuità del servizio e mantenere livelli occupazionali, andando contro ogni direttiva. Allora, viene da chiedersi, quali alternative hanno i Pazienti? Una situazione che non sembra trovare una soluzione nell’immediato e che crea numerosi disagi soprattutto a chi deve sottoporsi a controlli continui oppure a chi vive una condizione di indigenza. Facciamo un esempio: supponiamo che un Paziente, anziano e senza grandi possibilità economiche, si sottoponga ad esami radiologici prima del periodo del blocco, e che questo scopra di avere un tumore in fase avanzata. A questo punto dovrebbe effettuare il prima possibile, come prescrivono i protocolli, indagini più approfondite per avviare un percorso di cura e non peggiorare il proprio quadro clinico. Dovrebbe ma, in virtù del blocco delle prestazioni, il centro privato sarebbe costretto a rinviare l’esame oppure a invitare il paziente a sostenerlo a prezzo pieno. “Il fattore tempo è determinante in questi casi – spiega il professore Domenico Verrengia, titolare dei Centri Verrengia – Non si possono rimandare esami fondamentali per il Paziente, soprattutto quelli affetti da patologie oncologiche. Il sistema della trimestralizzazione è sicuramente preferibile ad un blocco prolungato di cinque mesi, che determina grandi problematiche per il Paziente e nella gestione di una struttura sanitaria privata.” Cosa occorre fare a questo punto? “Gli uffici dell’ASL non sono responsabili del fatto di avere pochi soldi a disposizione. Bisogna adeguare il budget al fabbisogno della popolazione, cioè poter lavorare dodici mesi su dodici. È necessario poi tutelare pazienti oncologici e fasce deboli. Bisogna riservare un budget per dar loro la possibilità di effettuare gli esami tutto l’anno. Garantire una continuità del servizio per queste persone è questione di dignità e civiltà. Con i Centri Verrengia abbiamo lanciato, profondendo grandi sforzi economici, un tariffario sociale per andare incontro a queste esigenze. Non basta sicuramente e occorre intervenire con urgenza.”

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