La voce antica dell’oboe

Scritto da , 12 marzo 2016
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Questa sera, alle ore 19,30 nella Chiesa della SS.Annunziata, secondo appuntamento con l’Orchestra Giovanile Napolinova, diretta da Mariano Patti, che ospiterà quale solista Fabio D’Onofrio

 

Di OLGA CHIEFFI

 

Ritorna, questa sera, alle ore 19,30, l’Orchestra Giovanile Napolinova nella chiesa della SS.Annunziata. Dopo il successo ottenuto nel concerto inaugurale in cui ha ospitato quale solista e direttore il fagottista Francesco Bossone, questa sera, si proporrà al pubblico salernitano diretta da Mariano Patti. Il concerto verrà inaugurato dal “Lento espressivo”, dalla Sinfonia per Archi di Patrizio Marrone, esponente della prestigiosa scuola napoletana, che ha visto i vertici della nostra tradizione musicale alternarsi sulla cattedra del San Pietro a Majella. La pagina di Marrone si pone nella tradizione del nostro sentire musicale, ovvero riferimenti formali consolidati e una gradevolezza d’ ascolto avvertita come esigenza primaria, un chiaro intento narrativo, giungendo a una definizione di una struttura neoclassica nel gioco di rimandi, rielaborazioni e citazioni che ciclicamente si succedono e il dichiarato lirismo della pagina che ascolteremo. Dal fagotto all’oboe l’ancia è sempre doppia. L’orchestra presenterà quindi, l’oboista Fabio D’Onofrio, che proporrà il concerto per oboe  “Ferlendis” in Do Maggiore, scritto per Giuseppe Ferlendi, oboista alla corte di Salisburgo, e che venne eseguito in diverse occasioni da Friedrich Ramm, oboista dell'orchestra di Mannheim e amico di Mozart. Il Concerto, ha una freschezza e una spigliatezza melodica di gusto mozartiano e l'oboe solista vi svolge un ruolo di straordinaria eleganza sonora, nel rispetto delle regole della musica di intrattenimento, non mancando di primeggiare in cadenze brillanti e piacevoli, secondo quel classicismo inimitabile che appartiene interamente allo stile del compositore di Salisburgo. L'Allegro iniziale, in perfetta aderenza alla forma tipica del concerto per strumento solista e orchestra, ha un carattere gaio e frizzante. Ad una breve introduzione orchestrale, nella quale si presentano i due temi sviluppati poi nel corso del brano, segue l'entrata dell'oboe solista, ponendo in evidenza la linea melodica tra figurazioni arpeggiate, scale, trilli e staccati. L'oboe propone eleganti armonie su leggere punteggiature dell'orchestra, che conclude il tempo con spumeggianti arpeggi in do maggiore, dopo la cadenza del solista. Ancora l'orchestra apre l'Adagio non troppo del secondo tempo e presenta il tema su un unisono. L'oboe con frasi estremamente melodiche domina questo movimento ed espone una nuova cadenza, prima della conclusione affidata alla sola orchestra. L'Allegretto finale è un rondò di indubbio effetto musicale; la linea del discorso dell'oboe è assecondata dall'orchestra, che ne sottolinea il tono scherzoso, riprendendo spesso, con procedimenti a canone, alcune cellule melodiche. In questo terzo tempo si avverte in modo più spiccato il gioco contrappuntistico, confluente in una chiusa gaia e spensierata, nella più serena fiducia nel potere trasfigurante dell'arte dei suoni. La Quinta sinfonia in si bemolle maggiore, composta fra il settembre e l'inizio d'ottobre del 1816, da Franz Schubert, che chiuderà la serata,  reca impresso il sigillo di un omaggio a un grande della musica classica viennese: Mozart. «O Mozart, immortale Mozart». Composizione dal carattere intimo, raccolto – quasi un raccoglimento dopo l'ardita, temeraria impennata beethoveniana della «Tragica» in do minore (aprile 1816) – la Quinta sinfonia guarda a Mozart, e a un modello preciso: la Sinfonia in sol minore K. 550. A prescindere dalle somiglianze della tecnica compositiva e dagli stessi espliciti riferimenti tematici – nel «Minuetto» addirittura una citazione letterale dal «Minuetto» di quella Sinfonia -, la veste strumentale ne ricalca perfettamente l'organico senza trombe e timpani e senza i clarinetti, che Mozart aveva aggiunto solo nella seconda versione: ma, dal punto di vista armonico-tonale, l'ambientazione sonora è spostata dalla tonalità minore alla relativa maggiore, si bemolle; ed è un tratto che modifica profondamente il tono di fondo del ripensamento schubertiano di Mozart. Una ben calibrata eleganza caratterizza il primo tempo, e caratteri ancor più marcatamente schubertiani presenta l'Andante con moto, articolato secondo lo stesso schema dell'Andante della Quarta con l'alternarsi di due sezioni, la seconda delle quali ha un carattere di più sottile, trascolorante chiaroscuro. Il Minuetto si richiama in modo trasparente a quello della Sinfonia K 550 di Mozart, con accenti meno severi e allontanandosi dal modello nel Trio, mentre il finale muove da una spigliatezza quasi haydiniana per passare poi, con scorrevolezza ad altri accenti.

 

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