La veglia per Salvatore Ciancia tra rabbia e commozione

Scritto da , 19 novembre 2013

«Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono» sono le parole del parroco della chiesa di San Gaetano che ha organizzato ieri sera una veglia di preghiera per Salvatore Ciancia. Il giovane dalla vita tormentata che all’età 37 anni è adesso a cavallo tra questo mondo e l’altro. Sono ore di fiato sospeso per gli amici che l’hanno sempre sostenuto, nelle gioie, nel dolore e adesso in questa triste occasione che mai avrebbero pensato di vivere. L’ennesima vittima di una società malata, egoista, pugnalato con violenza per ben due volte, colpi che hanno danneggiato i polmoni, il fegato e la milza. Al seguito dell’operazione Salvatore ancora non è fuori pericolo ed il quartiere si è mosso per pregare per lui, perché le sue condizioni di salute migliorino e perché possa continuare a vivere la sua vita in modo dignitoso. Non è un mistero la vita complicata che gli è stata affidata, orfano di padre e di madre, senza casa poiché sfrattato fino allo sfaldarsi a causa dello spiacevole evento. Il reo è un extracomunitario che non lucido a causa di alcol o sostanze stupefacenti ha inflitto i colpi a Salvatore in seguito ad una lite avvenuta proprio sotto casa sua: un episodio che ha agitato gli animi, dolore e stupore poiché mai niente del genere era accaduto prima in quel quartiere prima di questo accadimento. Citando Giovanni Paolo II, il parroco ha voluto far presente la persona che oggi è Salvatore, un ragazzo dalla vita difficile chiuso adesso in un ospedale tra la vita e la morte. L’amico di Salvatore, Valiante, ha ricordato la vita tormentata che soprattutto nell’ultimo periodo stava trascorrendo «tutti sanno quanto è grande il cuore di Salvatore, quando tornerà avrà diritto ad una vita migliore» l’appello alle autorità assenti, ai mancati controlli perché se solo ce ne fossero stati di maggiori probabilmente tutto ciò non sarebbe accaduto. Antonio Amatura è un amico storico, da trent’anni abitano nello stesso stabile e insieme hanno giocato a pallone, conversato e litigato, ma mai si poteva pensare che sarebbe accaduta una cosa del genere nel tranquillissimo rione. Un centinaio di persone, amici, conoscenti o semplicemente solidali, hanno partecipato alla veglia pregando per lui e perché ciò non si ripeta, perché il paese di non manchi ai suoi impegni di giustizia.           Francesca D’Elia

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