La storia di Vincenzo D’Amato: “A soli 16 anni ho iniziato a drogarmi, il pianto di mia figlia mi ha salvato”

Scritto da , 27 Maggio 2021
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di Erika Noschese

“Oggi sono nonno, ho tre nipoti, ho due figlie che per colpa mia si sono laureate assistenti sociali ma a 16 anni ho fatto uso di sostanze stupefacenti; a 21 il primo percorso in comunità, ma poi ci sono ricaduto, mi sono rialzato e sono finito in comunità per 5 mesi”. E’ la storia di Vincenzo D’Amato, ex tossicodipendente, attuale volontario presso il centro di recupero La Tenda e presso la Casa Circondariale di Salerno. Quella di Enzo è la storia di una rinascita, di una sfida contro sé stessi, vinta a pieni voti fino a mettersi al servizio di chi, ora, vive la sua stessa storia, di chi – forse – ancora non ce l’ha fatta. Vincenzo si è messo a nudo, spogliandosi delle sue paure, senza il timore di essere giudicato o malvisto e si è raccontato a Le Cronache Live: ha raccontato il momento esatto in cui ha smesso di drogarsi e ha deciso di rinascere. “Dopo la comunità in Sicilia sono tornato a casa ma presto ho ripreso a drogarmi mentre a 29 anni sono diventato papà per la prima volta: è nata Fabiana e io ero in questa casa, con mia moglie che mi faceva i massaggi perché io ero in astinenza da droga ma sentivo mia figlia piangere e ho deciso di cambiare”. Così, il percorso presso il centro La Tenda, fino a riprendere in mano la sua vita ma non tutto va per il meglio: la moglie di Enzo si ammala di sclerosi multipla. “Siamo andati a Milano a fare i dovuti accertamenti, 32 anni fa e li ho avuto la possibilità di poter lavorare al tribunale di Salerno, come vigilantes e ho toccato per mano la giustizia, le forze dell’ordine – ha raccontato ancora Enzo – Mi sono rivolto alla Madonna dell’Avvocatella, le ho chiesto una mano per mia moglie e oggi lei ha una sua autonomia e collaboriamo insieme”. Ora, con 42 anni e 10 mesi di contributi è in pensione, un traguardo che non pensava di poter tagliare mentre continua la collaborazione con La Tenda, il centro San Patrignano, Orizzonti: “Accompagniamo i ragazzi verso questo percorso, io non ho mai smesso di testimoniare la mia vita, anche al carcere, con colloqui sulle dipendenze”. Vincenzo D’Amato collabora con altri volontari e, ha aggiunto, “credo che le nostre testimonianze facciano bene, si creano dei legami forti nonostante alcuni conflitti che ci sono stati, come giusto che sia”. Il pianto della figlia ha inevitabilmente cambiato la vita di Vincenzo e lancia un appello alle famiglie dei detenuti affinché possano stare sempre accanto ai loro parenti, senza mai abbandonarli. In quest’ottica, l’esperto economista Nicola Castorino rilancia la proposta di far entrare le scuole nelle carceri, puntare sui progetti per aiutare tutti a costruirsi un futuro migliori fuori dal carcere.

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