«La soluzione non è promettere, bisogna agire. Voce a tutti»

Scritto da , 14 Luglio 2019
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L’ennesima sigaretta tra le dita, ricorda vagamente Zeman e la sua smania di fumare. Silverio Sica, del tecnico boemo, prende la voglia di attaccare, sempre e comunque. E così è la sua battaglia per la elezione a presidente dell’Ordine degli avvocati. Ma il “nemico” non sono i suoi sfidanti – “ragazzi che stimo”, il suo cruccio è bucare la rete del sistema giudiziario “tra i peggiori esistenti”. «Il punto è proprio questo, è un cane che si morde la coda. L’Ordine che prima aveva solo un ruolo istituzionale, con il passare degli anni ha ampliato il proprio perimetro d’azione. L’avvocatura non attraversa un buon momento ma la soluzione non è promettere ma agire. Il nuovo consiglio dell’Ordine sarà la bocca della verità, darà voce e ascolto a chiunque ha voglia di proporre delle nuove idee, non siamo più disposti a subire mortificazioni. Il problema non è se l’udienza viene spostata o prolungata. Ma è dalle piccole cose che si fanno le grandi». Ad esempio. «Il pagamento degli onorari ai colleghi che fanno la difesa di ufficio. Non può essere liquidata con tariffe irrisorie. Prima, pensate, era quasi un obbligo gratuito. Dopo anni di battaglie lo Stato ha capito che ad ogni cittadino deve essere assicurata la migliore difesa e gli avvocati vanno rispettati. Se non succede questo sono disposto a denunciare tutto al Csm, oltre che inviare una lettera di protesta al magistrato distratto. Due ore di udienza non possono essere pagate 30 euro. Bisogna metterci la faccia. A chi poi dice che l’Ordine ha il potere di indicare a potenziali clienti il nome degli avvocati da assumere dico che si sbaglia di grosso. Questo magari succedeva 40 anni fa, ora i tempi sono cambiati. L’Ordine fa altro, chi volete che telefoni. Quando si ragiona così ho l’impressione che ci troviamo davanti a giovani vecchi ”. E’ l’unica stoccata che si concede. Anzi la prima. La seconda ai figli d’arte che hanno visto scendere i guru dell’avvocatura». «Ma è solo una constatazione –precisa». Non sono mancate le polemiche sulla presidenza Montera. «Americo ha lavorato bene, tranne l’ultima parte probabilmente per via del trasferimento del tribunale. Ma anche qui ha scontato la forza della magistratura. Eppure se vedete, ad esempio, alla fine il civile è stato sistemato bene. Montera ha gestito bene una fase di espansione del nostro settore. Pensate che solo a Salerno ci sono 4100 avvocati. Anche in questo caso siamo difronte ad un sistema distorto e mi riferisco all’accesso alla nostra professione. L’università ha sfornato laureati su laureati ma svolgere la professione di legale è tutt’altra cosa e non basta certo un esame di Stato come si fa adesso. Molti li trovi negli studi di avvocati, altri sono in evidente difficoltà. Per questo, nel passato avevo chiesto di lavorare sulla specializzazione ma non è stato fatto. Oggi si prende di tutto per dragare il mercato». Lo schema di gioco è chiaro, Sica punta d’attacco ma con un collettivo alle spalle. “Sarà un consiglio forte, aperto a tutti, con grande voglia di rilancio. Il vulnus resta sempre il sistema giudiziario. Pensate che nonostante le innovazioni i processi civili continuano a durare una eternità. E nel penale? Pensate quanti processi arrivano in Appello. Fascicoli da mille pagine che i giudici devono leggere. E quanto tempo occorre? In gioco c’è l’assoluzione o la possibile condanna di un imputato. Si passa dalla fase orale, quella di primo grado al vaglio del cartaceo in secondo. Fatevi due conti e vedete quanto tempo che passa». Per gli imputati assolti in primo grado si parlò di uno stop al ricorso in Appello da parte dell’accusa. «Era una delle poche cose buone della riforma Pecorelli. Nemmeno quello portammo a casa. Eppure vi dico che nonostante le difficoltà la briosità degli avvocati del Sud è mille volte superiore a quelli del nord, troppo appiattiti su certe posizioni. E del resto lo scandalo dei magistrati che sta venendo fuori è la dimostrazione che occorre un’immediata riforma dell’intero sistema». E via con una nuova sigaretta.

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