La sintesi granulare di Curtis Roads

Scritto da , 8 agosto 2016

Abbiamo incontrato il compositore nel corso della sua conferenza al Conservatorio Statale di Musica di Salerno, ospite del Festival di Musica Elettronica AumentAzioni

Di Jones Margarucci

Si è  svolta nell’aula concerti del Conservatorio di Salerno la conferenza del Prof. Curtis Roads dal titolo Point Line Cloud – Composing Electronic Music: A New Aesthetic. L’evento, preludio al Festival di Musica Elettronica AumentAzioni 2016, ha riscosso un ottimo successo di pubblico composto da studenti, docenti, appassionati, proveniente anche da altri Conservatori della Campania. Risultato di una sinergia voluta e attuata da Silvia Lanzalone, coordinatore del Dipartimento di Nuove Tecnologie e Linguaggi Musicali, con altre istituzioni e operatori musicali italiani, come il CRM – Centro Ricerche Musicali di Roma, l’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia e i Dipartimenti di Nuove Tecnologie dei Conservatori di Roma, L’Aquila, Sassari e  Perugia, il cui impegno è rivolto alla diffusione e alla ricerca nell’ambito della musica colta elettroacustica contemporanea e delle nuove tecnologie. Compositore, autore di testi scientifici, programmatore, didatta, creatore di software per applicazioni musicali quali PulsarGenerator e Creatovox, Curtis Roads è stato il primo ad implementare tecniche di sintesi ed elaborazione del suono basate sulla Sintesi Granulare, lo abbiamo incontrato per i nostri lettori.

J.M.:  Come si è avvicinato alla musica contemporanea ?

Curtis Roads: Ho iniziato a studiare musica sin da piccolo, e nel corso degli anni ho approfondito i linguaggi dalla classica al pop passando per il jazz. A 18 anni (1969) mi sono trasferito all’Università dell’Illinois. Qui ho iniziato ad ascoltare molti concerti di musica contemporanea. Come molti sono rimasto folgorato alla Sagra della Primavera si Stravinsky. Ma è stato l’ascolto di Volumina di Ligeti che mi ha inspirato a diventare compositore. Nel 1970 ho iniziato a lavorare all’Experimental Music Studio dell’Università dell’Illinois che all’epoca era un centro di valenza mondiale per la Computer Music.

J.M.:  Perché ha scelto di indagare nel campo della sintesi granulare?

C.R.: Ho partecipato ad un corso di Xenakis su Formalized Music nel 1972. Xenakis descrisse la teoria della musica stocastica con la sintesi granulare ma senza esempi sonori. Decisi così di sviluppare un software per la sintesi granulare che realizzai nel 1974. Con la tecnologia dell’epoca fu una vera sfida.

J.M.: Qual è stato l’input che lo ha spinto ad accostare il mezzo visivo alle sue composizioni?

C.R.:

Sono sempre stato interessato alla Visual Music. Questo sia dal punto di vista scientifico che artistico. Ed ho avuto modo di collaborare con Brian O’Reilly, un artista visuale davvero talentoso.

J.M.: Come inizia la composizione di una sua nuova opera ?

C.R.: Questo è ciò di cui parla il mio libro “Composing Electronic Music: A New Aesthetic”. C’è un capitolo intitolato “Multiscala Organization”. Di solito, ho una sorta di concezione di un nuovo mondo sonoro che mi piacerebbe esplorare. Ad esempio, uno di quelli che mi piacerebbe esplorare in futuro è il mondo delle subarmoniche. Non sono ancora cosa farò quando decido di intraprendere una nuova opera, ma ho un modello da cui partire.

Jones Margarucci

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