La scrittura davanti alla Morte

Scritto da , 25 aprile 2015
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Ogni messaggio racconta a suo modo una vicenda appassionante e dolorosa, una storia di allusioni e anche di silenzi, talvolta di rimozione della fine incombente e talaltra di sublimazione nella dimensione ultraterrena, rafforzata dalla fede (religiosa e/o politica). Chi scrive è prevalentemente giovane. Figli, fidanzati, mariti, padri che si rivolgono alla mamma, al papà, a fratelli e sorelle, alla fidanzata, alla moglie, ai figlioletti. La dimensione affettiva è l’elemento principale e la realtà primaria dei biglietti. Sulla soglia della morte scatta il bisogno di spiegare “perché” la propria vita viene stroncata, o anche solo di respingere il marchio di bandito sanzionato da chi ha decretato la condanna. “Viva l’Italia!” è la frase ricorrente, l’esclamazione gridata in faccia ai fucilatori. Saldamente innestati nel loro contesto, questi messaggi per certi aspetti lo travalicano, laddove illustrano i valori per i quali i morituri si sono battuti, nella convinzione di dover concorrere all’avvento di una società che non sarà la loro. Ne riportiamo una per tutti , quella de triestino ventiquattrenne Boris Bradac Bauder tesoriere della IV divisione Garibaldi operante nel Canavesano, fucilato il 26 marzo del 1945.

Ai miei compagni d’arme

Oggi si chiude la mia vita, nel supremo istante giunga a Voi il mio grato ricordo. Siete stati per me compagni buoni e fedeli, una cosa sola mi rincresce, il dovervi lasciare quando già per Voi sta delineandosi la Vittoria, con quella Pace che donerà al mondo intero, se non altro, quella tranquillità che tutti auspicano dopo tante lotte e sofferenze. Certo di essere da Voi ricordato, Vi lascio con il desiderio che non si sparga per me altro sangue italiano. Un fraterno abbraccio a tutti. Viva l’Italia! Boris

 

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