La rivoluzione di Serpina

Scritto da , 23 marzo 2018

Questa sera, alle ore 20, la rassegna “L’arte della Giustizia” proporrà La serva padrona di GiovanBattista Pergolesi affidato a Carmen Bianco, Nicola Ciancio e all’estro di Enzo Esposito

Di OLGA CHIEFFI

Continuano stasera gli appuntamenti della seconda edizione della rassegna L’Arte nella Giustizia, nata da sinergia della Procura di Salerno, con l’Archidiocesi e il Conservatorio “G. Martucci”. Alle ore 19,00, presso il portico del Palazzo Arcivescovile, verrà inaugurata la mostra personale di Olga Marciano “Nulla da dimostrare”. A presentare l’artista sarà Ester Andreola Dirigente scolastico dell’Istituto Artistico “Sabatini-Menna” di Salerno. A seguire, nell’abituale sede del Salone degli Stemmi della Curia Arcivescovile di Salerno, si dibatterà il tema “Le Donne e il Lavoro”. Protagoniste dell’incontro saranno Iside Russo, Presidente della Corte d’Appello di Salerno, Elisabetta Barone, Dirigente scolastico del Liceo Alfano I, Olga Izzo, Comissione Pari Opportunità – Ordine degli Avvocati di Nola, Camilla Caramico, imprenditrice. È uno scenario ancora confuso e contradditorio quello che si presenta a chi osserva il nostro paese con sguardo attento: abbiamo il Parlamento con la più alta percentuale di donne nella storia della Repubblica e un governo a composizione quasi paritaria, proviamo a stare al passo con l’Europa introducendo nel nostro ordinamento norme ed istituti di contrasto alle discriminazioni e di tutela della pari opportunità per tutti, ma questo è sufficiente per parlare di autentico avanzamento della soggettività, della libertà, dei diritti delle donne? Certo, la questione del ruolo delle donne nella società non può essere ridotta al posto che occupano nel mercato del lavoro, ma resta vero che questo è un elemento strutturante della vita sociale. La fatica delle donne a entrare e restare nel mercato del lavoro segnala difficoltà più profonde, radicate nella conciliazione tra i diversi ruoli sociali occupati, in particolare quello professionale e quello familiare (di madre e, sempre più spesso, di figlia di genitori anziani e bisognosi di cure). La scarsa incidenza di un quadro giuridico di parità formale ci dice che il problema non si colloca solo sul piano normativo, che pure resta importante, ma affonda le proprie radici in quello culturale. Negli ambiti della politica, della famiglia, del lavoro, della formazione e dei media persistono stereotipi sessisti che in maniera indiretta agiscono come potenti ostacoli alla piena realizzazione delle donne e in questo modo perpetuano le disuguaglianze e le asimmetrie di genere. “A Serpina penserete” è l’aria principe della “Serva padrona” di GiovanBattista Pergolesi, datata 1733, che verrà eseguita da Carmen Bianco, che darà voce alla protagonista, dal baritono Nicola Ciancio, che vestirà i panni di Uberto e da Vespone, il servo-mimo, che avrà l’espressività della tradizione partenopea di Enzo Esposito, mentre al pianoforte siederà Luigi Maresca, scelta per il tema della serata, quale esempio della rivendicazione della donna e della debolezza dell’uomo contemporaneo. Il successo per “La serva padrona” giunse ben dopo il debutto avvenuto a Napoli, quando nel 1752 la compagnia dei Bouffons diretta da Eustachio Bambini la ripropose all’Opéra Comique di Parigi. Da quel momento divenne il simbolo di un più moderno modo di intendere il teatro e, soprattutto del cambiamento che stava investendo la società europea prerivoluzionaria. La vicenda narrata ne’ “La serva padrona” è, infatti, il simbolo di quella corrente di pensiero che nel tardo Settecento incitava all’eguaglianza fra gli strati sociali, alla rivincita della servitù: ancora oggi l’ascolto del capolavoro di Pergolesi sorprende per la modernità della partitura, per la finezza della rappresentazione psicologica dei personaggi, per lo spirito allegro che pervade e infonde la musica.

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