La riflessione sull’ombra di Eliana Petrizzi

Scritto da , 23 ottobre 2015

Domani, l’artista avellinese inaugurerà, alle ore 18,30, la stagione espositiva del Marte con una antologica in collaborazione con la storica galleria Il Catalogo di Lelio Schiavone e Antonio Adiletta

 Di OLGA CHIEFFI

L’ombra… è da esser chiamata alleviazione di lume applicato alla superficie de’ corpi… Ombra è privazione di luce, e solo opposizione de’ corpi densi opposti ai raggi luminosi… L’ombra è diminuzione di luce; tenebre è privazione di luce. Leonardo Da Vinci, Trattato della pittura, 1490-1510. Lo studio dell’ombra ha per secoli impegnato filosofi, letterati, artisti e scienziati, ognuno dei quali ha cercato di dare una logica spiegazione ad un così affascinante visione. Si può affermare che le problematiche relative al concetto di ombra e alla sua interferenza con la pratica pittorica hanno percorso l’intera storia della pittura: se l’ombra è stata dapprima intesa quale strumento e ausilio per la riproduzione della realtà, nel tempo essa ha acquistato un sempre più esplicito significato simbolico. Le ombre sono seducenti perché strane, immateriali, prive di consistenza. Crescono e decrescono, scompaiono e ricompaiono, sono attaccate al corpo ma non si lasciano catturare. Da domani, sino al 22 novembre una personale di 70 dipinti di Eliana Petrizzi, dal titolo “Tenerezza per le ombre”, sarà ospite del Marte, una mostra realizzata in collaborazione con la Galleria salernitana Il Catalogo, di Lelio Schiavone e Antonio Adiletta. L’esposizione raccoglie settanta dipinti ad olio su tela e su tavola, introdotti da un intervento di Rino Mele, e alcune micro-installazioni, che illustrano in maniera completa la ricerca dell’artista degli ultimi anni incentrata sul corpo come “dimora inagibile, maceria da cui evacuare, assegnamento in comodato d’uso”. Nell’ambito della serata inaugurale, che prenderà il via alle ore 18,30, sarà inoltre presentato il volume “Eliana – Intervista sui colori dell’anima” (D’Agostino Editore), libro intervista scritto dal giornalista Franco Genzale, introdotto da una prefazione di Franco Arminio, e corredato da un’appendice di ottanta immagini a colori, che documentano la ricerca dell’artista dagli inizi del suo lavoro, nel 1995, ad oggi. Alla presentazione interverranno con l’artista e l’autore: Andrea Manzi, giornalista, Diego De Silva, scrittore, Rino Mele, scrittore e critico, Antonio Adiletta, gallerista. Le ombre sono a metà tra percezione e pensiero. L’atto del dipingere o d’incidere è tecnica, ma distinta, è ‘materialità’, ma modo dell’‘agire’ in rapporto diretto con la rappresentazione mentale, che è immagine-rielaborazione della percezione del reale: il risultato dovrà essere visibile nella struttura, nella sintassi dell’opera, significante l’immagine (che costituisce il correlato significato, da intendersi, cioè, come svelamento del significato, per avere il quale occorre interrogare poi la relativa materia pittorica: la sua sintassi, appunto). Ma quel che noi cerchiamo è di più: è la proprietà specifica del mondo dell’immagine nella Petrizzi, dipingere è sognare e ricordare con le mani, cioè tramite una tecnica e, con questa, entrare nella ‘buia tana dell’indicibile’. Non il reale immediato, ma ‘l’anima’ della realtà, attraverso la sua narrazione: questo è e vuole essere oggetto della mimesi: se in ogni grande figurativo l’immagine si configura con una caratteristica sua propria  nella Petrizzi si può dire che lo spazio semantico specifico dell’immaginazione è formato sulla narrazione di ciò che sta dietro quella realtà che si offre, in prima istanza, come ‘scuola del vero’ ( irrealtà onirica o realtà riscoperta). Se è vero che una sola è l’immagine che il pittore dipinge per tutta la sua vita, questa immagine è appunto sempre il racconto-sequenza dell’altra faccia del reale, della dimensione oscura della sua vita. Anima mundi, dunque, nel senso platonico o, almeno qui, rinascimentale soprattutto, della magia nelle cose, attraverso cui esse ‘parlano’ e mostrano tensioni (psichicità immanenti), simili o in continuità con quelle degli esseri umani. è una sintassi che vuol cogliere, nelle cose e attraverso le cose, quello sguardo magico che esse sembrano lanciare, nell’atto di darsi all’occhio dell’artista: è il volere afferrare quell’esatto momento nel quale l’oggetto lancia una sorta di sguardo dionisiaco, con cui crea e ‘costituisce’ lo spazio dei significati, consentendo la cattura del ‘senso’, nella sua realtà.

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