LA RECENSIONE: Per una Musica della Luce

Successo di critica e pubblico per la performance dell’Ensemble Panarmonia, che ha chiuso la IV edizione di Concerti in Luci d’artista, proponendo in prima assoluta i Dialoghi con Gesualdo di Enrico Renna

 Di OLGA CHIEFFI

 Che la musica del compositore Enrico Renna sia amata dagli interpreti non sorprende, considerando che si tratta di pagine in cui la qualità compositiva e la proprietà idiomatica della scrittura s’intrecciano in modo indissolubile. Così è stato anche per i Dialoghi con Gesualdo, che ha impreziosito il concerto conclusivo della IV edizione dei “Concerti in Luci d’Artista”, la rassegna musicale ideata da Antonia Willburger, una prima assoluta per la quale è stata scelta la chiesa di Santa Apollonia, per la sua acustica avvolgente, concessa da Chiara Natella e dalla sua Bottega San Lazzaro. Ritorna in questo spazio particolare l’ensemble di clarinetti che raccoglie i migliori allievi di un arco di tempo trentennale della carriera didattica di Giovanni De Falco, dedicatario di questa pagina, da parte di un compositore, quale è Enrico Renna, erede della tradizione compositiva e strumentale della scuola napoletana. Mauro Caturano, Michele Moronese, Miriam Zeoli, Domenico Annunziata e Francesco Di Domenico, hanno interpretato finemente l’opera di Enrico Renna, il quale è riuscito ad evidenziare e comunicare in linguaggio contemporaneo, l’intuizione “strumentale” della scrittura di Gesualdo Da Venosa, in particolare del settimo madrigale del VI libro “Moro, lasso al mio duolo”, dimostrando la possibilità di affermare ancora una volta la ricchezza e l’universalità del genio rinascimentale, che nel corso di ormai oltre quattro secoli è riuscito a soddisfare le diverse esigenze e aspettative di quanti si siano avvicinati alle sue opere. Enrico Renna ha donato all’ensemble Panarmonia, una pagina dal profondo e articolato pensiero compositivo, attraverso cui la musica ha afferrato il presente, lo ha ripartito, costruendo un ponte che conduce verso il tempo della vita. Quanti, infatti hanno ascoltato e coloro che hanno eseguito vi ci hanno trovato un amalgama perduto di passato, presente e futuro. “Su questo ponte, finchè la musica persiste, si andrà avanti e indietro”, per dirla con John Berger e Jean Mohr. Fascinazione timbrica e acustica, da parte dei cinque clarinettisti, protagonisti di una interpretazione limpida, sostanziata da una sobrietà di gusto e di amore per l’essenziale, che non si è mai sottratta alle sollecitazioni continue e ai processi d’incantamento di una musica fortemente evocativa, che sposa perfettamente l’ancia del clarinetto, ponendo in primo piano l’articolazione strutturale e la solidità costruttiva, con esiti di grande suggestione, in una sorta di parafrasi di un microcosmo che ha risucchiato i versi poetici del madrigale. Illuminante l’intervento della storica Daniela Tortora, firmataria dell’introduzione alla stampa del pezzo, la quale ha affidato esclusivamente al segno musicale l’ultima lezione renniana. Il concerto ha, quindi, salutato l’ensemble Panarmonia al gran completo con Mauro Caturano al Clarinetto Piccolo in mib, Umberpiero Caturano, Gilda Crisci, Armando Cristiano, Angelo D’Elia, Luciano Marchetta, Michele Moronese, Francesco Pasquariello, Teresa Pirozzi, Michele Tarallo, Simone Vuolo, Miriam Zeoli al clarinetto soprano in Sib, Domenico Annunziata al Clarinetto Contralto in mib e Francesco Di Domenico al Clarinetto Basso in sib, che ha spaziato dal Mozart del Mottetto K618 Ave Verum Corpus di Wolfgang Amadeus Mozart, melodia che ci ha spinto a riflettere sul piccolo naufrago quattordicenne del Mali finito sul fondo del Canale di Sicilia, il quale aveva portato con sé la pagella per dimostrare il suo valore, una volta arrivato in Europa. Note di luce, ai limiti del silenzio, tanto da lasciar scoperto il “soffio” d’emissione dell’ancia, quasi ad evocazione dello “pneuma”, termine circolare, vivificante. Ancora virtuosismi d’assieme tra il Brahms delle danze ungheresi e l’omaggio a Paganini di Kennet Wilson, entrando nell’antro del Re della Montagna, accompagnati dal clarinetto basso di Francesco Di Domenico, in stato di grazia sabato sera. Le sorprese non terminano mai con i membri dell’ensemble Panarmonia, tra giochi di tensioni e improvvise esplosioni dinamiche in Adios Nonino, che sanno cercarsi, dialogando accomunati dalla medesima sensibilità, verso la ricerca del suono e la raffinatezza stilistica, sia sulle note della Sonata K331 di Mozart che nella gamma di variazioni timbrico-dinamiche delle Danze Polovesiane di Borodin, chiudendo con un medley gershwiniano, reso con fluidità danzante e uno swing peculiarmente rilassato, attraverso aperture sempre calibrate e giocate con un senso vivo del contrasto. Applausi e bis attendendo di festeggiare, tutti, con il nostro maestro Giovanni De Falco.