La platea del teatro Verdi fischia Bruson nei panni di Jago e fa annullare la prima di Otello

Scritto da , 7 dicembre 2013

Una sorprendente impennata d’orgoglio ieri sera della platea del teatro Verdi, ha fatto annullare l’attesa prima di Otello, titolo clou della stagione 2013 del teatro Verdi di Salerno. Il pubblico, al principio del secondo atto quando Jago, ruolo affidato all’anziano Renato Bruson, convince Cassio a rivolgersi a Desdemona, ha accolto il famoso baritono con una caterva di Bhuu e di “Vai a casa!”. Già all’inizio dello spettacolo era stato annunciato che Bruson era affetto da un forte stato influenzale e solo per l’amore che nutre nei confronti del nostro massimo e del pubblico salernitano avrebbe sostenuto il ruolo. Già alla sua prima entrata “E’ infranto l’artimon” si è intuito che Bruson era solo il fantasma di se stesso, afono, stonato, il pensiero è volato immediatamente alla vocalità serpentina, agile negli scioglilingua e nella festosa corruzione dei baccanali (in stile floreale-liberty) trionfante con enfatiche esibizioni vocianti che addormentano la coscienza altrui (“Credo”). Impossibile avere questo Jago stasera da Bruson, e il pubblico l’ha capito e finalmente è insorto. Renato Bruson ha cercato di controbattere a quanti gli intimavano di andare a casa e di ritirarsi: “Nessuno di voi è mai stato male? – ha risposto il baritono – Se non avete intenzione di ascoltare andate a casa tutti” e la platea “Abbiamo pagato un abbonamento, anche costoso e restiamo tu vai a casa, è giunto il momento che devi ritirarti!” Bruson ha così abbandonato la scena e lo spettacolo è stato sospeso. Pubblico diviso fra quanti avrebbero desiderato che la recita continuasse e tra i contestatori stanchi di ritrovarsi all’ultima replica con secondi cast o senza l’annunciato Daniel Oren sul podio: “ Seguo da sempre alla lirica – ha dichiarato la Sig.ra Ada Mari – vengo da fuori e di anno in anno la stagione è sempre peggiorata, l’orchestra, le parti secondarie affidate sempre agli stessi che ormai hanno l’età della pensione, invece di lanciare giovanissimi interpreti che pur verrebbero qui a Salerno per essere diretti da Oren, e ancora concerti annullati o rècital annunciati con l’orchestra che si trasformano in esecuzioni in quartetto, fino ad oggi, con Bruson che abbiamo applaudito qui in Rigoletto, Falstaff, Giorgio Germont, il declino si è cominciato a toccare con mano in Tosca, ove Scarpia quasi non si è sentito e oggi ci ritroviamo con uno Jago inesistente. Basta! Pulizia, lanciate un giovane baritono, accanto Kunde e Theodossiou che sono bravi!”.  Questi i commenti del pubblico, una platea critica che pur apprezzando le scelte del Maestro Oren, ha consigliato ad uno dei più grandi baritoni della storia della lirica internazionale di ritirarsi. Ed è giusto! Il cantante è un atleta e bisogna lasciare al pubblico il miglior ricordo della propria carriera, non cercare fino alla fine di arrabattarsi, per di più in ruoli veramente ardui quale è quello di Jago.Già in conferenza stampa la stampa nutrì dubbi sul nome di Bruson nei panni del cospiratore, ma fu tacitata da Daniel Oren con un secco “Otello è soprattutto teatro e nessuno meglio di Bruson può far rivivere Jago anche se bisognerà rinunciare a qualche acuto”. Non si può rinunciare a tutto ciò che è musica e chiudiamo con un passo della recensione di Massimo Mila su La Stampa sull’ “Otello” del teatro Alla Scala del febbraio 1987: “Lo stesso spettacolo, dunque, con l’importante sostituzione di Bruson nella parte di Jago, che undici anni fa era affidata a Piero Cappuccilli. E’ la fatale legge degli avvicendamenti teatrali. Può anche darsi semplicemente che Cappuccilli non fosse libero in queste date (e allora sarebbe stato il caso di dirlo), oppure che si sia deliberatamente voluto aprire il passo all’astro che sorge, anzi è nel pieno meriggio dell’efficienza vocale e artistica nel campo dei baritoni”.

Olga Chieffi

 

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