La novella in scena

Scritto da , 18 novembre 2016
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Questo pomeriggio dalle ore 17 primo appuntamento presso il Liceo artistico “Sabatini-Menna” con i “Maestri, regia e corpo scenico del XX secolo

 

Al via questo pomeriggio alle ore 17 presso il Liceo artistico “Sabatini-Menna” la seconda edizione del teatro forum “Maestri, regia e corpo scenico del XX secolo”, un interessante progetto di CorpoNovecento e Icra Project, in collaborazione con Sociologia degli Audiovisivi Sperimentali e Sociologia dello Spettacolo Multimediale dell’Università degli Studi di Salerno. Un corso breve di sei appuntamenti, in forma di lezioni interattive di 3 ore ognuna, con l’ausilio di rari materiali video su: il corpo, lo spazio scenico, la maschera, l’arte drammatica, la drammaturgia e la regia nel Novecento aperto a pedagoghi, insegnanti, attori, registi, cantanti, critici teatrali, danzatori, performer, autori, musicisti, artisti del figurativo, psichiatri, psicologi, professionisti della comunicazione e studenti. Il incontro sarà dedicato alle novelle di Verga e Pirandello e alla loro teatralizzazione, a cura di Pasquale De Cristofaro. Negli anni settanta, in concomitanza con lo sviluppo della letteratura naturalista in Francia, uno dei “padri” del verismo italiano, Luigi Capuana critico teatrale de “La Nazione”, aveva condotto un’appassionata polemica contro le vecchie forme del dramma romantico (di argomento per lo più storico o mitologico), in nome di un teatro più moderno, più vero, più legato alla realtà della vita vissuta, che portasse insomma anche sulle scene quegli “squarci di vita” che si andavano aprendo nel mondo della novella e del romanzo. Lo stesso Émile Zola nel 1881 aveva pubblicato a Parigi un saggio intitolato Il naturalismo a teatro, in cui affermava tra l’altro: “Attendo che la trasformazione realizzata nel romanzo si compia in teatro, che in esso si ritorni alla fonte stessa della scienza e dell’arte moderna, allo studio della natura, all’anatomia umana, alla descrizione della vita, redigendo un verbale esatto, tanto più originale e potente in quanto nessuno ha ancora osato tentarlo sulle scene”. Zola auspicava dunque un teatro più aderente alla vita, più autentico, più “realistico” nei personaggi, nelle scene e nel linguaggio, capace di esprimere dei veri e propri “documenti umani”. Su questa linea si colloca la scelta verista di abbandonare le forme drammatiche tradizionali per tentare esperimenti in direzioni nuove; un esempio significativo è rappresentato dall’atto unico, o “bozzetto scenico”, forma drammatica caratterizzata da pochi personaggi, una scena fissa, un’azione estremamente concentrata in modo da conservare la massima energia espressiva; si intendeva in questo modo superare anche l’artificiosa suddivisione in atti e scene, che non trova riscontro nella realtà della vita, e che, spezzando l’azione in momenti diversi e successivi, provoca una continua “rottura” della tensione drammatica. La brevità dell’atto unico consente invece di mantenere alta la tensione nel corso di tutta l’azione drammatica, realizzando un effetto di coinvolgimento emotivo del pubblico di gran lunga superiore al passato. Fondamentale importanza hanno in quest’ambito i bozzetti scenici di Giovanni Verga, in essi lo scrittore verista cercò di applicare i medesimi principi già realizzati nelle opere narrative, ricostruendo “squarci di vita” quotidiana delle classi meno fortunate, e annullando la “lente deformante dell’autore” al fine di consentire all’opera d’arte di apparire “essersi fatta da sé”. L’esordio teatrale di Luigi Pirandello risale al 1910, ma i temi e i caratteri del suo teatro sono stati lungamente “preparati” e sviluppati nella precedente produzione narrativa. L’idea di fondo dell’ideologia pirandelliana consiste nel riconoscimento della “debolezza” dell’io: in un mondo che ha perduto punti di riferimento certi e appare dunque dominato dal relativismo, non solo della realtà esterna, non si può più avere certezza alcuna, ma neppure della propria personalità, della propria coscienza. Il teatro di Pirandello mette in scena proprio questa umanità viva senza identità, contrapposta al mondo dei personaggi, creazioni dell’arte, dotati di identità certa ma privi di vita: personaggi “senza autore”, specchio di un uomo alla ricerca della ragione e del senso dell’esistere. (o.c.)

 

 

 

 

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