La Musica per San Matteo rovinata dal wi-fi

Scritto da , 23 settembre 2018
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Strumentisti, portatori e anche il pubblico hanno lamentano il caos sonoro creato sul percorso della processione

 Di OLGA CHIEFFI

La grande tradizione bandistica di Salerno ha onorato anche quest’ anno la Solenne processione di San Matteo. Tre le bande tutte di ottimo livello hanno seguito le statue dei tre martiri salernitani Gaio Fortunato Ante e San Gregorio, i cui portatori sono stati affidati alle note della banda dei “Giovani Vietresi” preparata da Aniello Ronca, seguita a ruota dalla formazione dell’Associazione Musikè di Pellezzano, condotta dal M° Giuseppe Genovese, che ha seguito la pesante statua di San Giuseppe adagiata su di un catafalco di cartongesso, con un alberello fiorito alle spalle, illuminato con dei freddi led. Marce tradizionali le loro, adatte al lavoro pesantissimo dei portatori che hanno bisogno di ascoltare e far loro il ritmo per tenere il passo e sentire meno la fatica del lungo giro, che sfiora le tre ore. Enea, Giocondità, la Ritirata, Star & Stripes hanno risuonato per la città, purtroppo coperte dai canti del coro della cattedrale che, microfonato ad altissimo volume ha più volte coperto le esecuzioni delle bande, azzardando anche un accenno di When the Saints go Marching In in italiano, suscitando la delusione di strumentisti, portatori e pubblico. San Matteo, quest’anno all’ombra delle antiche pietre del suo quadriportico, riprodotto alle sue spalle, ha la sua la sua banda personale, una formazione di altissimo livello, lo Storico Concerto Bandistico “Città di Salerno”, fiore all’occhiello dell’Accademia il Suono dell’Arte”, che vede la direzione artistica di Rosario e Rino Barbarulo. Una compagine che ha preso le consegne dalla famosa Banda Città di Salerno del M° Domenico Giordano, e che schiera tra le sue fila i più bei giovani e talentuosi nomi dei fiati della nostra città. Lo Storico Concerto Bandistico “Città di Salerno” ha sfilato con prime parti del calibro di Michele Barbarulo al flauto e ottavino, Simone Sorvillo, Salvatore dell’Isola al clarinetto e Luca Papalino, neo laureato al piccolo in Mi bemolle,Marco Alfano, Vincenzo Sisto Roberto de Caro, Luca Marra, Vincenzo Giordano Alfonso Paolillo, Olimpia Liguori, Orlando Sessa, tra i sax abbiamo riconosciuto, l’eccellente capobanda Gennaro Galdi, al tenore, con Vincenzo Varriale al baritono, Enzo Cuomo al soprano e Camilla d’Arco al contralto, Christian Di Crescenzo Riziero Basile, Luca Carrano Francesco Delli Bovi tra i corni, tamburini scelti Rosario Barbarulo e Vincenzo D’Acunto, direttamente dal massimo cittadino, inconfondibile il suono e la camminata di Francesco Moccia al flicorno baritono, con Matteo Coppola alla tuba, e ancora, Manuel Ferrigno, Domenico Longo Roberto Grieco, Alessandro Grimaldi, Jacopo Ricciardi Giuseppe Scala Pasquale Catino, Antonio Vece, Ernesto Notari, Vincenzo Serio, Donino Gaudieri, Emilio Longo Beatrice Strollo, Carmine Landi, Tullio Cantarella, Nicola Liguori, Marco Sica, Emilio Calabrese mentre tra le trombe con Rino Barbarulo, San Matteo ha salutato il debutto due giovanissimi, Mattia Aliberti, il nipotino di Antonio Marzullo e Gaetano, erede di Rino. Superband per il patrono, poiché gli strumentisti, di tutte le età vogliono partecipare e con impegno, che si è inquadrata intorno alle 16 in piazza Amendola per dare una “rispolverata” al libretto, dal quale sono state scelte marce storiche, quali I Lancieri del Bengala, Caratteristica e a Voi Brontoloni, dedicata, immaginiamo ai critici musicali presenti, eseguite dinanzi al duomo, con due splendide marce originali donate da Antonio Florio, che ha composto la Olga’ s March, che ha invaso anche la via Roma con i suoi due temi contrastanti, ma che giungono ad aprirsi sempre in un gran sorriso e la San Matteo, scritta da Tania Curci, una marcia dalla fresca invenzione ispirata dall’atmosfera festosa della giornata. Carismatica la presenza di Antonio Marzullo, che oltre ad avere diversi allievi in tutte  e tre le bande, ha “battezzato” i due giovanissimi trombettisti, i quali non hanno mollato un solo metro e un solo suono, fino al termine dell’estenuante processione, nel massimo rispetto delle antiche tradizioni della banda dell’Orfanotrofio Umberto I, del Serraglio, che andava incontro alla città che l’aspettava. Fatiche d’amore in musica per un’intera serata sino al rullo del tamburino, l’ultimo sacrificio della corsa dei santi su per lo scalone del Duomo e l’affidamento dei fedeli al Santo Patrono in un delirio che commuove e sgomenta.

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