La mazzetta da 200mila euro per Manna e Poziello, il duo dell’inchiesta Scognamiglio

Scritto da , 5 aprile 2017

 

di Andrea Pellegrino

Un giro di appalti e tangenti nella sanità. Una “mazzetta” da 200mila euro per una gara del valore complessivo di 11,5 milioni di euro, al centro dell’indagine che ha portato a Napoli a dieci misure cautelari nei confronti di amministratori di società, manager pubblici e imprenditori per corruzione e turbativa d’asta, reati aggravati dal metodo mafioso. Tra costoro anche Guglielmo Manna, marito del giudice Anna Scognamiglio che si occupò del ricorso di Vincenzo De Luca contro la sospensione dalla carica imposta dalla legge Severino, a processo ora al Tribunale di Roma per una trattativa tra suo marito Manna e lo staff del governatore. Posizioni queste stralciate – e trasferite per competenza a Roma – proprio dall’inchiesta che ieri mattina ha portato a dieci provvedimenti cautelari. Sia Manna (finito ai domiciliari) che Giorgio Poziello (in carcere), infatti, sono al centro dell’inchiesta napoletana condotta dai pm della Dda di Napoli Celestina Carrano, Enrica Parascandolo ed Henry John Woodcock. Gli stessi coinvolti, ed ora rinviati a giudizio, nel filone sulle presunte induzioni indebite in merito alle decisioni sull’applicazione della legge Severino nei confronti del governatore Vincenzo De Luca.

L’INCHIESTA DI NAPOLI Dieci misure cautelari e un presunto pagamento di tangenti da parte della cooperativa Manutencoop. Tra i coinvolti anche Umberto Accettullo, già assessore comunale a Pontecagnano e Pasquale Greco di Ascea. Secondo gli inquirenti, dirigenti della società Manutencoop di Bologna e della società Euro Servizi Generali Group, avrebbero corrotto il dirigente medico e presidente della commissione di gara, Pasquale Arace; il responsabile del settore legale, Guglielmo Manna, e il capo sala del reparto di chirurgia, Giorgio Poziello, tutti in servizio presso l’azienda ospedaliera, promettendo loro la somma di 200.000 euro, elargita solo in parte, al fine di ottenere, nel luglio-agosto 2014, l’aggiudicazione dell’appalto per l’affidamento dei servizi di pulizia e gestione delle salme nella morgue delle strutture ospedaliere Santobono, Pausillipon e SS. Annunziata e della sede amministrativa, per la durata di anni 3 prorogabili per altri 2 anni e per un importo di oltre 11 milioni e 500.000 euro. A fronte dell’affidamento dell’appalto, erano stati concordati il pagamento di una “tangente” della quale sono stati erogati, tra il dicembre 2014 e l’ottobre 2015, circa 55.000 euro, e la dazione di altre utilità, tra le quali l’assunzione, da parte di Pietro Coci, titolare di fatto della società Euro Servizi Generali Group, della compagna dell’Arace e il pagamento delle spese per farle conseguire la patente di guida. Le indagini hanno consentito di accertare come le somme di denaro destinate al pagamento della “tangente” concordata siano state in parte versate attraverso l’emissione, da parte della società Manutencoop, di una fattura pari a 25.000 euro relativa ad operazioni inesistenti e, in particolare, avente ad oggetto il conferimento di un fittizio incarico di consulenza a Pietro Coci.

IL SECONDO APPALTO Ma non solo. Dagli approfondimenti investigativi è emersa un’ulteriore vicenda di corruzione nell’ambito dell’appalto per l’aggiudicazione del servizio di pulizie presso l’Adisu, Azienda Regionale per il diritto allo studio universitario. “In relazione a tale appalto – si legge nella nota della Procura – si è accertato come l’imprenditore Pietro Coci abbia corrotto, attraverso la dazione di denaro e di altre utilità, Umberto Accettullo e Pasquale Greco, rispettivamente direttore amministrativo e geometra con funzione di supporto al Rup dell’Adisu (Agenzia regionale per il diritto allo studio universitario) Orientale, Federico II e Parthenope. Nella circostanza la corruzione è consistita nel versamento della somma di denaro di 20.000 euro e di altre somme di denaro di minore entità, non esattamente quantificate, oltre che nella dazione di un telefono cellulare iphone destinato a Pasquale Greco, in cambio delle quali Accettullo e Greco hanno affidato alle ditte facenti capo all’imprenditore Coci, alle figlie ed al genero di questi, Pasquale Cosentino, e in particolare alla ditta Pulitalia srl, numerosi appalti relativi ai servizi di facchinaggio, pulizia, traslochi, fornitura e lavaggio biancheria mediante la procedura dell’affidamento diretto e del “cottimo fiduciario”, in deroga alla normativa vigente in materia di appalti pubblici di servizi. Coci ha inoltre ammesso le proprie responsabilità in ordine all’appalto per l’aggiudicazione del servizio di pulizie presso l’Adisu, dichiarando di avere corrotto Umberto Accettullo e Pasquale Greco, rispettivamente direttore amministrativo e funzionario dell’Adisu.

 

Consiglia