La lezione delle Quattro Giornate di Napoli

Scritto da , 11 marzo 2017

Questa sera e domani il sipario del teatro delle Arti si leverà su Pascià, un musical con Peppe Lanzetta e Federico Salvatore

 Di DAVIDE NAIMOLI

Peppe Lanzetta, Gaetano Liguori, Edoardo Guadagno e Rosario Minervini daranno vita sul palcoscenico del Teatro delle Arti, oggi alle ore 21 e domani alle 19,30 al musical Pascià. Loro hanno dato vita al progetto, curato la regia, composte le musiche mentre in scena ci sarà una coppia eccezionale, formata da Federico Salvatore e Peppe Lanzetta, insieme Enzo Romano, Francesca Marini, Massimo Masiello, Annamaria Toffanelli, Rosario Minervini, Ciro Petrone, Edoardo Guadagno. E ancora: Giusy Freccia, Nunzio Coppola, Marco Palmieri e la partecipazione di Caterina DeSantis e Davide Ferri e Ciccio Merolla Live Rap and percussion, il balletto composto da ben nove ballerini. Si racconta di una Napoli ferita, devastata dalla crisi, dove i giovani con le loro intemperanze e le loro inquietudini possono scivolare da un giorno all`altro verso la criminalità. Come vediamo, alla fine queste scelte non pagano, anzi, lasciano per la strada scie di morti, famiglie distrutte, giovani delusi e/o impazziti. Peppe Lanzetta spiega che negli ultimi vent’anni è aumentata la crisi, la disoccupazione, la tristezza nello sguardo di moltissimi giovani che non vedono futuro roseo. Nello spettacolo c`è il racconto di questi giovani, della mala-politica, sogni di super-vincite, incontri con la piccola malavita, il desiderio di un futuro migliore che però spesso si crede non passi attraverso l’onestà, descrivendo il vivere civile delle due famiglie, Guarracino e Sabatino, protagonisti piccolo borghesi che ostentano una appena decente parvenza di dignità. In una delle due famiglie c’è uno zio anziano, Pasquale, al tempo dell’occupazione alleata chiamato Pascià, che ha partecipato alle Quattro giornate di Napoli e quel ricordo gli ha segnato la vita, dal momento che racconta a tutti le sue gesta e quelle dei suoi compagni. Ma Napoli è cambiata, a nessuno importa più delle di quella grande rivoluzione, di quella presa di coscienza di un popolo, la città e il mondo hanno altre amare giornate con cui fare i conti. E sarà proprio Pascià, con la sua storia, che si intersecherà con le vicende di suo nipote Salvatore, a far diventare epica la narrazione. Eduardo De Filippo viene invocato ed evocato nel finale in seguito ad un fatto di sangue, si leva alto il desiderio di non aspettare più che la nottata passi, ma di agire e prendere un futuro onesto tra le mani, per potersi ridisegnare e ri-alzare la testa.

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