«La legge non è uguale per tutti»

Scritto da , 16 ottobre 2018
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di V.Cic.

Una situazione che ha del surreale, se non fosse che il surreale non ha limiti quando si tratta dell’aiuto agli “ultimi”. La vicenda in oggetto è quella di Raffaele, vigile del fuoco di 47 anni che lavora a Roma, presso il Ministero dell’Interno, figlio unico di due genitori anziani che dal 2011 versano in condizioni critiche che necessiterebbero del supporto che la Legge 104 prevede per casi di oggettivo bisogno. Qual è la situazione attuale? «I miei genitori devono essere assistiti per ovvie ragioni da me, che vivo e lavoro a Roma e posso raggiungere Salerno soltanto nel weekend, tranne quando ci sono casi particolari per cui devo decurtare giorni dalle mie ferie acquisite per prestare adeguata assistenza ad entrambi. Sia mio padre sia mia madre hanno ottenuto l’invalidità grave, ma non ricade nel comma 3 e quindi loro hanno soltanto ottenuto il comma 1 della Legge 104, che non serve a nulla in termini di benefici assistenziali». Con il comma 3, tra l’altro, si beneficia di tre giorni feriali per l’assistenza. «Esattamente. Stiamo combattendo dal 2011, perché lavorando nel corpo nazionale dei Vigili del Fuoco sto richiedendo anche l’avvicinamento, ma non abbiamo ottenuto assolutamente nulla. Allo stato attuale delle cose, con l’invalidità grave che hanno riconosciuto ad entrambi i miei genitori, riesco ad ottenere il trasferimento temporaneo per un massimo di due mesi a Salerno, ma ovviamente non basta per garantire loro adeguata assistenza. Non siamo in uno stato di diritto, è come se fosse in atto una dittatura: alcuni possono usufruire delle leggi, altri no». Quali sono le condizioni attuali dei suoi genitori? «Secondo le commissioni o secondo i medici? Perché secondo le commissioni mio padre cammina benissimo e non ha bisogno di assistenza alcuna. La verità è che lui ha subito un’operazione al cervello nel 2013, gli è stato rilevato un tumore alla prostata che soltanto ora sta rientrando, per camminare ha bisogno del supporto di un bastone poiché non deambula adeguatamente ed è incontinente per tutti i suoi bisogni. Tutte le sue certificazioni attestano che ha effettivamente bisogno di aiuto. Mia madre ha la fibromialgia che attualmente le blocca i piedi ed il bacino, e si sta rapidamente estendendo anche alle mani. Lei, persona attivissima e dinamica, che frequentava una scuola di ballo ed era impegnata in mille attività tra cui la gestione della casa, attualmente vive anche uno stato di depressione emotiva poiché non riesce proprio più a muoversi». L’Inps come ha risposto alle sue richieste? «Proprio poche settimane fa, a fine settembre, mi sono recato all’Inps e ho chiesto quali speranze ci fossero almeno per la richiesta di 104 per mia madre. Mi hanno risposto che ce ne sono poche. Abbiamo fatto domande su domande, ricorsi, richieste di aggravamento perché mia madre ha realmente avuto un aggravamento della sua situazione, ma non ha ottenuto neppure il 100% di invalidità che comunque non consentirebbe di ottenere l’attuazione del comma 3 della Legge 104, ma soltanto il comma 1 che è assolutamente inutile alla causa. Ai fini dell’ottenimento del comma 3, per avere dunque diritto ad assistere per tre giorni lavorativi al mese e per richiedere un trasferimento temporaneo, tutto questo non basta. E attualmente ho mamma con il 99% di invalidità, mio padre ha il 100%». Sembra assurdo, pensando a tanti falsi invalidi che circolano nel nostro Paese. «E lo è davvero. Ci sono lavoratori che su sé stessi hanno la 104, e casi come il mio ma con genitori che hanno condizioni molto meno gravi della mia che hanno la 104. Noi che non vogliamo soldi né tagliandi per il parcheggio in aree riservate, ma soltanto l’ottenimento dei giorni che servono per dare adeguata assistenza, siamo ancora qui a parlarne poiché non mi è consentito».

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