La grandezza attuale di Mozart

Scritto da , 14 aprile 2015
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Domani sera, alle ore 21, il sipario del teatro Verdi si leverà sul Don Giovanni. Eccellente il cast con Markus Werba ed Erwin Schrott protagonisti, diretti da Gianluca Martinenghi, per la regia di Vittorio Sgarbi

 

Di Olga Chieffi

 Il genio di Mozart è sotto il segno della morte. La morte è all’origine di una forma meravigliosamente perfetta, di un “limite” raggiunto in modo squisito e sempre rigorosamente rispettato, sino alla fine. La vera azione del senso della vita e della morte in Mozart consiste nel dominio, forse unico, sulle più violente forze della concupiscenza, del dolore, della malinconia, dell’irrisione, del furore, del demoniaco ossessivo, insomma sulle più crudeli realtà del vero, sul peccato stesso; un dominio esercitato dalla ragione illuminata dalla fede, e secondo la regola aurea della bellezza. Nell’opera di Mozart l’azione della morte è tutta spirituale, la morte è sorella del fuoco. Il dato enigmatico è la bellezza: che essa sia costante, e che lasci sempre scorgere, pur dissimulandola, la sofferenza interiore. Vittorio Sgarbi, nel suo stile sposa l’arte visiva a quella musicale, ha pensato al personaggio di Caravaggio, al nero di Alberto Burri e al manierismo del Sacro Bosco di Bomarzo in Viterbo per schizzare il clima tra il fosco e il comico che ci pone, da sempre, dinanzi a quella interpretazione enigmatica del Don Giovanni, che domani sera, alle ore 21, inaugurerà il cartellone lirico-sinfonico del teatro Verdi di Salerno. Oltre che del genio musicale di Mozart, Don Giovanni, che avrà la voce di Markus Werba, è figlio di Da Ponte, che volle circondare il gran seduttore di mille ostacoli, mettendolo decisamente in difficoltà. Non sapendo come farsi valere, se la prende persino con i morti, sfottendo le venerate memorie di grandi e onesti uomini, come il Commendatore che avrà i toni algidi di Romano Dal Zovo. Finisce così, e ben prima del previsto, nel fuoco eterno. Ma, nell’ultima prova, quella decisiva per la salvezza della sua anima, dimostra di non aver preso alla leggera il proprio destino e l’avversa fortuna. Rifiuta di pentirsi e, almeno moralmente, vince la battaglia con l’ignoto: sarà dannato, ma la sua memoria, l’eco delle sue imprese, resterà intatta, senza ombra di vigliaccheria. Gli altri personaggi, senza di lui, si aggireranno smarriti tra gli avanzi di una cena che raffredda. Non saranno mai più dei solisti. Nascondendosi l’uno dietro l’altro, avranno la forza di ridere dello scampato pericolo, fervorino finale cui non assisteremo al Verdi, poiché verrà eseguita l’edizione di Praga del 1787. Di queste grandi statue cantanti, peraltro non si è ancora esaurita un’attenta lettura: la materia musicale mozartiana, così levigata e disponibile, quando cerchi di appoggiarti a lei, ti attira come una superficie d’acqua che nasconde un abisso senza fine. Il protagonista libertino risulta perdente nel soggetto, ma spavaldo e solare nella musica, dove ancor meglio afferma una totale amoralità. Il servo, Leporello, cui darà voce il grande Erwin Schrott, che debutta nel ruolo è la copia, un personaggio molto più sensato e agile di quanto lo vorrebbe il suo padrone. Anche verso donna Elvira (Daphne Tian Hui) cerca di comportarsi con lealtà, ella tuttavia è troppo innamorata del marito per sottrarsi al suo influsso. E non meno succube è l’irata donna Anna (Elena Rossi), a cui, se non fu sedotta in quella notte da Don Giovanni, l’ansia di esserlo toglie ancora il respiro. Delle donne rimane Zerlina (Miriam Artiaco per la prima e Francesca Franci per le successive due repliche), incantevole figura femminile che riassume in sé le maliziose tentazioni all’indirizzo del gran signore e le doti di fedeltà a quel Masetto (Emanuele Cordaro), che la routine interpretativa vorrebbe un po’ tonto, e che invece è assai più fiero del nobile, lagnoso don Ottavio (Giulio Pelligra). Sul podio salirà Gianluca Martinenghi a dirigere l’orchestra Filarmonica Salernitana, mentre il coro, dopo l’aurea era del giovane salernitano Francesco Aliberti, sarà preparato Tiziana Carlini, giunta nel nostro massimo dal Bellini di Catania. Parteciperemo tutti ad un’azione tragica o ad un gran ballo dell’esistenza? L’ideale sarebbe lasciare il punto interrogativo.

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