La grande “scuola italiana” di percussioni

Andrea Santarsiere: “Trovare il proprio suono”, Giuseppe Cacciola “Noi italiani non abbiamo nulla da invidiare agli altri paesi europei e del mondo, crearci una nostra identità e una nostra scuola non può che essere cosa buona”. Abbiamo incontrato i docenti della masterclass promossa dall’Associazione Amicus nel break tra le diverse lezioni che si sono susseguite ininterrotte nella due giorni di masterclass

Di Simone Pietro Parisi

Due giorni di masterclass sulle colline di Giovi, promossa dall’associazione Amicus del Maestro Gerardo Avossa Sapere, con i percussionisti delle due massime istituzioni musicali italiane Giuseppe Cacciola del Teatro alla Scala di Milano e Andrea Santarsiere dell’Accademia di Santa Cecilia. Li abbiamo incontrati nel primo break utile tra le continue lezioni.

Possiamo parlare di una Scuola Italiana di Percussioni e che livello abbiamo di insegnamento in questo campo?

“In base al mio modesto giudizio – dichiara Andrea Santarsiere – ho potuto notare che ogni teatro italiano ha il proprio suono e la propria storia. Per noi italiani, rispetto ad altri paesi questa cosa è importantissima, significa che ogni teatro ha la propria identità musicale, magari sarà diversa da Roma a Milano però, per me e per tutti i miei colleghi, è un arricchimento rispetto ad altre scuole di percussioni d’ortralpe. “Il livello che vedo – ribatte Giuseppe Cacciola – è molto alto. Vivendo diverse esperienze in giro per l’italia, noto  ragazzi sempre più bravi e capaci. Anche qui a Salerno ho trovato ragazzi di un livello molto alto e la cosa non può che gratificarmi. Sono dell’idea che noi italiani non abbiamo nulla da invidiare agli altri paesi europei e del mondo, crearci una nostra identità e una nostra scuola non può che essere cosa buona e giusta”.

Su cosa si incentra il vostro metodo didattico per l’approccio alle percussioni?

“Il mio principale approccio – rivela Andrea Santarsiere – è basato sulla verticalità della musica, quindi studiare la partitura orchestrale, conoscere cosa fa l’orchestra in quel preciso momento e non limitarsi solo al proprio estratto. Tecnicamente una cosa che reputo fondamentale per la buona formazione di un percussionista e che sviluppi al massimo la sua precisione ritmica e la versatilità su ogni tipo di strumento a percussione”. “La primissima cosa che faccio – continua Giuseppe Cacciola – è conoscere la persona con la quale dovrò lavorare, capire i suoi punti deboli e i suoi punti forti, da lì, poi, partire per istruire un percorso didattico. Tecnicamente reputo fondamentale ciò che pensa il mio collega Andrea, analizzare il brano, capire il contesto storico, cosa vuole trasmettere il compositore è un buon metodo per interpretare al meglio l’opera o il brano sinfonico”.

“Quale la reale differenza tra un percussionista che lavora nell’ambito sinfonico e in quello lirico?”

 “Nel sinfonico secondo me -afferma Andrea Santarsiere – si è più esposti a 360° in quanto le percussioni diventano un ruolo di prima parte. Nell’opera invece cambia il modo di approccio, si è più delicati a prescindere in quanto l’orchestra ha un ruolo diverso”. “Nell’opera bisogna interfacciarsi con i cantanti, sono loro i reali protagonisti – risponde giustamente Giuseppe Cacciola – nel sinfonico, invece, il protagonista è l’orchestra stessa. Nella musica sinfonica si può spaziare con diverse dinamiche, timbri ed effetti che nell’opera sono maggiormente limitati”.

“Cosa ne pensate di questo progetto nato qui a Giovi? Dell’idea di questa duplice masterclass?”

“Sono molto contento di questo progetto – ha spiegato il M° Santarsiere – l’idea di una duplice masterclass con due professionisti appartenenti ai due teatri più importanti d’Italia che simultaneamente si riuniscono e realizzano una masterclass non è da tutti! Sono onorato di essere qui per la seconda volta”. “Ogni posto ha la sua realtà – ha concluso il M° Cacciola – quella creatasi qui ha dell’incredibile, con questo caldo trovare ragazzi volenterosi che hanno voglia di studiare non è da tutti, onorato di essere stato ospite in questa giorni di intenso studio e di grande felicità e condivisione”.